Telefonino contro famiglia

Di Marco Paolemili

Il meeting di Comunione e Liberazione è ormai archiviato, insieme alle altre feste di fine estate di movimenti e partiti, eppure sulle colonne di alcuni giornali e riviste l’eco delle giornate riminesi si percepisce ancora. Accanto all’idea dei Circoli delle Libertà (a proposito, come non prevedere i problemi di copyright con i Circoli di Marcello Dell’Utri?) che dovrebbero essere il nuovo motore di Forza Italia per il diabolico Silvio Berlusconi, la polemica con Vodafone innescata da Luca Volontè non si placa. Neanche dopo aver ottenuto la messa al bando dalla tv dello spot incriminato, che secondo Vodafone Italia era arrivato al termine già prestabilito per il suo pensionamento. Lo spot lo ricordate tutti, con la giovane sposa Laura Chiatti che fugge dal suo matrimonio in sella alla moto del nuovo uomo, Silvio Muccino con la sua “zeppola” che fa tendenza. Ero in macchina mentre il capogruppo dell’Udc parlava al Meeting di Cl, non sapevo che fosse lui a parlare, ascoltavo questo nostalgico perbenista che se la prendeva con la pubblicità dell’azienda di telefonini (che era anche lo sponsor del meeting) perché minava la stabilità della famiglia. Ascoltavo e sorridevo, il mito della cattiva maestra televisione esiste ancora e non solo in salsa antiberlusconiana! La filippica del conservatore cattolico era forte, come un no global annunciava il boicottaggio di questa azienda immorale che minava le basi stesse della società. Alla fine dell’intervento capii chi era la mente che comandava quella voce e mi feci un’ultima grassa risata. Per la cronaca subito dopo si parlava male di Zapatero, l’altro grande attentatore dei valori subito dopo la Vodafone. C’è chi sostiene l’etica delle imprese, che però solitamente concerne lo sfruttamento dei lavoratori, il lavoro minorile, la connivenza con i regimi dittatoriali, il non rispetto dell’ambiente. L’invettiva di Volontè si pone invece nel solco dei veterocomunisti che considerano Mc Donald’s e Coca Cola simboli dell’imperialismo americano, del capitalismo e altro. Come membro di una coalizione, nella quale almeno sulla carta il suo partito fa ancora parte, che si definisce liberale la critica sacrosanta che ci si doveva aspettare sarebbe dovuta essere nei confronti dell’oligopolio della telefonia mobile di cui Vodafone, assieme a Tim, Wind e Tre è parte. Su come queste compagnie facciano cartello, violando le norme sulla concorrenza e di come la loro pubblicità sia veramente immorale a volte, ma non perché sponsorizzino una società contro il matrimonio e omosessuale (questo poi Volontè lo deve proprio spiegare, la ragazza fugge dal matrimonio per andare con un altro uomo, mica con l’amante lesbica), ma perché facciano pubblicità ingannevole! Vodafone vende un servizio di comunicazione, non fa etica, e non sarà questo spot a far diminuire il numero dei matrimoni o aumentare i divorzi. Il motivo dello spot è la libertà di comunicazione e il matrimonio può essere a volte causa di perdita di libertà, esso può essere combinato, fatto per soldi o non ben ponderato. Casomai il centrista si sarebbe dovuto rallegrare che la ragazza abbia deciso di non sposarsi, tradire il marito e poi magari divorziare, il telefonino forse ha evitato veramente la distruzione di una famiglia. La pubblicità è una tecnica di vendita, è l’anima del commercio, più che proporre un modello suscita nel consumatore dei meccanismi inconsci, delle associazioni mentali che lo spingono a fare e pensare determinate cose. Ecco perché si trovano tanti riferimenti sessuali, gli stessi che si ritrovano di continuo nei discorsi di molti difensori dei valori (fecondazione assistita, omosessualità, coppie, preservativi, il filo conduttore è anche qui il sesso). In conclusione come non ricordate a Luca Volontè di andarci piano con i boicottaggi? Una delle prime cose che fa un’azienda in crisi è licenziare i propri dipendenti, magari quelli giovani, quelli che, magari, stavano risparmiando per mettere su casa e sposarsi con la propria fidanzata.


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