La Cina e i Radicali

Cina, Prodi, Bonino

La missione Prodi, Bonino + mille è dunque approdata in Cina. Noi ci auguriamo che vengano fatti buoni affari, che l’Italia divenga un partner primario del colosso asiatico, che gli imprenditori italiani nel loro complesso cerchino finalmente (e siamo sicuri che allora li troveranno) sbocchi importanti sul mercato cinese. Ma, al tempo stesso, ci auguriamo che l’Italia sappia muoversi in modo da non diventare, in prospettiva, prigioniera dei suoi affari in Cina, diversamente da quel che capita oggi per i rapporti con l’Iran. Perché quando si ha a che fare non con una società di mercato, ma con uno Stato di mercato, il rischio di essere truffati economicamente e di venire schiacciati politicamente è sempre altissimo. Questo vale in specie per un paese che è riuscito a unire comunismo politico e capitalismo economico, creando una innovativa forma di dirigismo fasciocomunista (che a noi sembra l’unica proiezione oggi possibile del comunismo internnazionale, con buona pace dei nostalgici e dei rifondatori).
Per questo abbiamo sollevato il caso di Gao Zhisheng, il Gandhi o il Mandela cinese, colui che ha avuto il coraggio di rivolgersi alle autorità del suo paese scrivendo che è incomprensibile che “quando il Nazismo uccise 6 milioni di ebrei fu condannato dal mondo intero, mentre durante il regno del Partito Comunista Cinese 80 milioni di persone sono state uccise senza che il mondo dicesse niente


Comments are closed.