Forza Italia e l’anima libertaria

da L’Opinione dell’8 settembre 2006 pag. 1
La discussione che si è aperta in questi giorni sul futuro di Forza Italia, e quindi del centrodestra italiano, va affrontata senza remore o tabù. Questo anche per valorizzare l’invito del Coordinatore di FI Sandro Bondi, cui va riconosciuto, tra gli altri, l’indubbio merito di avere in questi anni ideato e fatto crescere l’appuntamento di Gubbio.
I Riformatori Liberali sono nati con l’obiettivo di “affiancare” Forza Italia e sostenere la leadership di Silvio Berlusconi.
Senza alcun rischio di fare le “mosche cocchiere”, intendiamo – come e se ci sarà possibile – contribuire a rafforzare e integrare, nella pluralità di posizioni ed esperienze che costituiscono il maggior partito italiano, le posizioni e le iniziative liberiste, garantiste e, per quanto riguarda la politica internazionale, quelle filoatlantiche senza “equivicinanze” di sorta.

Su questi terreni, che sono il “core business” dell’attività di un Governo, non possiamo che trovarci a nostro agio cercando, casomai, di spingere Forza Italia un “po’ più in là e più in fretta”; e, magari, di convincerla ad essere, anche dall’opposizione (rigorosamente alternativa e anticonsociativa), una forza più interessata ad avanzare proposte di governo che ad incassare il malcontento che i provvedimenti più impopolari dell’attuale maggioranza suscitano nell’opinione pubblica. Su ciò che conta per il Governo, la direzione di marcia, e quindi la marcia, è comune.
Vi è però dell’altro che caratterizza una forza politica, in Italia come nel resto del mondo occidentale. Questo “altro” sono i “valori” (come si dice) e le scelte sui temi eticamente sensibili. Su questo all’interno di Forza Italia la discussione è come anestetizzata e l’immagine che all’esterno sempre più si proietta è quella del “partito cattolico”, nel senso di un partito che si fa garante ed interprete politico delle posizioni della Chiesa Cattolica.
Io non vorrei che si pensasse che il discrimine destra-sinistra in Italia lo si debba giocare su questo terreno. In primo luogo perché una parte consistente dei cattolici italiani (e la maggior parte di quelli organizzati e mobilitati sul piano del consenso) sono stabilmente “insediati”, culturalmente ed elettoralmente, nel centrosinistra. In secondo luogo perché una parte (i più? I meno? Comunque milioni) dell’elettorato del centrodestra non si riconoscerebbe più in uno schieramento che assumesse definitivamente connotati confessionali e tardivamente “neoguelfi”.
Se il nostro tempo è quello del superamento delle ideologie ottocentesche, ciò che distingue sul piano delle scelte politiche resta in larga misura l’alternativa tra l’affidamento che si fa sugli individui (esaltandone al contempo libertà e responsabilità di scelta) e quello che si fa sullo stato (che dovrebbe tutelare e guidare – ed educare – gli individui sostituendosi sistematicamente ad essi, definire in termini omnicomprensivi e normativi ciò che è “socialmente giusto”, etc.). Per questo, non ci si può contrapporre allo statalismo economico e civile con un fronte da “statalismo etico”.
Una forza liberale, seppur ispirata ad un liberalismo popolare, è su questo che si connota, innanzitutto. Sul riconoscimento del valore del rischio, dell’iniziativa e del merito, ad esempio, e su forme di assistenza e di sostegno sociale che non indulgano al pietismo e non soffochino lo spirito di intraprendenza personale. Sulla necessità di ampliare per tutti le opportunità, ma senza sanzionare la riuscita, il successo e la ricchezza.
Su questa ispirazione molti cattolici sono schierati con Forza Italia e non sceglierebbero mai questo centrosinistra. Ma su questa impostazione scelgono Forza Italia milioni di “laici”, che sulle questioni “etiche” (brutta espressione, ma ci capiamo) hanno posizioni le più varie e per le più varie ragioni. Ad esempio: possono sostenere la necessità di un riconoscimento giuridico delle convivenze omosessuali (il matrimonio è altra cosa) proprio in nome della libertà delle scelte individuali e della necessità che lo Stato non le discrimini in modo ideologico e punitivo. Oppure sostenere una qualche forma di autodeterminazione “preventiva” del proprio destino in condizioni limite e nell’imminenza della morte. O magari, al di là dell’eterno e drammatico dilemma sull’inizio della vita che è improprio assegnare alla sovranità dello “stato legislatore”, ritenere che l’interesse generale e la libertà di ricerca e di cura debbano portare a rimuovere il divieto tetragono di ricerca sulla cellule staminali provenienti da embrioni sovrannumerari, cioè destinati inevitabilmente alla spazzatura. O perfino, da destra e magari detestando il consumo di sostanze stupefacenti, ritenere che le politiche sulla droga debbano considerare l’opzione antiproibizionista e di legalizzazione, per meglio arginare il potere economico e politico di chi campa sulle droghe proibite, ridurre la criminalità comune e accrescere la tutela e la possibilità di cura dei tossicodipendenti.
Su questo, ma è bene non farla lunga, l’esperienza dei tanti “centrodestra” degli altri paesi è assai istruttiva. A partire dagli Stati Uniti, passando per la Spagna, la Gran Bretagna, la Francia e la Germania non esiste in occidente una destra moderata, liberale o conservatrice che si fondi su una “unità etica” tetragona ed univoca come molti nella Cdl e anche in Forza Italia sembrano invocare.
Il confronto tra “laici” e “cattolici” non può essere e non sarà tra i poli, ma all’interno degli stessi: è bene esserne consapevoli. Sarebbe un errore da molti punti di vista, non ultimo quello elettorale, non dare piena cittadinanza politica ai milioni di elettori di Forza Italia che sono consapevolmente libertari e non rinunceranno ad esserlo. Ecco: Forza Italia e Silvio Berlusconi hanno, tra i tanti altri impegni di modernizzazione, il dovere politico di garantire al centrodestra l’anima libertaria. Noi Riformatori Liberali lavoreremo – anche – per questo, perché un centrodestra senza un’anima libertaria è un centrodestra monco, politicamente ed elettoralmente.


Autore: Benedetto Della Vedova

Nato a Sondrio nel 1962, laureato alla Bocconi, economista, è stato ricercatore presso l’Istituto per l’Economia delle fonti di energia e presso l’Istituto di ricerca della Regione Lombardia. Ha scritto per il Sole24Ore, Corriere Economia, Giornale e Foglio. Dirigente e deputato europeo radicale, è stato Presidente dei Riformatori Liberali. Presidente di Libertiamo, è stato capogruppo di Futuro e Libertà per l'Italia alla Camera dei Deputati. Attualmente, è senatore di Scelta Civica per l'Italia.

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