Afghanistan: Della Vedova, Italia sciolga equivoci sulla natura della missione militare

Gli attentati compiuti a Kabul e Farah( che ha colpito anche i militari italiani a cui va tutta la nostra solidarietà) ripropongono con grave drammaticità la questione dell’impegno che i paesi partecipanti alla missione afgana devono riuscire ad assicurare in una situazione tutt’altro che normalizzata.

Sarebbe grave che il nostro paese continuasse di fatto a sottrarsi alle stesse richieste della NATO e limitasse la propria presenza militare ad una funzione puramente ” civile e umanitaria” (comunque e sempre “non combattente” ).
Le ragioni ed i modi per cui si sta o eventualmente si sceglie di tornare dall’Afghanistan non possono dipendere dai voleri di quei partiti e esponenti della maggioranza che marciano senza imbarazzi a fianco delle effigi dello sceicco Nasrallah ma trovano troppo poco “pacifico” il modo in cui ai nostri soldati è richiesto di garantire all’Afghanistan dilaniato dal terrorismo le residue speranze di ricostruzione democratica, umana e civile.


Autore: Benedetto Della Vedova

Nato a Sondrio nel 1962, laureato alla Bocconi, economista, è stato ricercatore presso l’Istituto per l’Economia delle fonti di energia e presso l’Istituto di ricerca della Regione Lombardia. Ha scritto per il Sole24Ore, Corriere Economia, Giornale e Foglio. Dirigente e deputato europeo radicale, è stato Presidente dei Riformatori Liberali. Presidente di Libertiamo, è stato capogruppo di Futuro e Libertà per l'Italia alla Camera dei Deputati. Attualmente, è senatore di Scelta Civica per l'Italia.

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