Gli attentati compiuti a Kabul e Farah( che ha colpito anche i militari italiani a cui va tutta la nostra solidarietà) ripropongono con grave drammaticità la questione dell’impegno che i paesi partecipanti alla missione afgana devono riuscire ad assicurare in una situazione tutt’altro che normalizzata.

Sarebbe grave che il nostro paese continuasse di fatto a sottrarsi alle stesse richieste della NATO e limitasse la propria presenza militare ad una funzione puramente ” civile e umanitaria” (comunque e sempre “non combattente” ).
Le ragioni ed i modi per cui si sta o eventualmente si sceglie di tornare dall’Afghanistan non possono dipendere dai voleri di quei partiti e esponenti della maggioranza che marciano senza imbarazzi a fianco delle effigi dello sceicco Nasrallah ma trovano troppo poco “pacifico” il modo in cui ai nostri soldati è richiesto di garantire all’Afghanistan dilaniato dal terrorismo le residue speranze di ricostruzione democratica, umana e civile.