P.A.: attenzione ai nuovi vecchi

Da W2W (

27-08-2006) Dopo l’acceso scambio di opinioni sulla finanziaria tra il Ministro dell’Economia Tommaso Padoa Schioppa e l’economista Francesco Giavazzi, è bene brevemente analizzare quali saranno le cifre e le manovre previste. Vi sarà riduzione di spesa e gli interventi saranno finanziati con 35 miliardi di euro, 20 stanziati per i tagli (riportare il deficit del 2007 al di sotto del 3 per cento del PIL) e 15 per lo sviluppo (tra cui, udite udite, anche l’annosa questione che a noi non convince troppo della riduzione del cuneo fiscale e contributivo ). A parte cifre e interventi non ancora esplicati, vi sono alcune linee guida da non sottovalutare. La prima ed importante, presenta la volontà di accelerare i fondi per gli statali, nonché lo sblocco delle assunzioni nel pubblico impiego. Beneficiari di ciò sarebbero i lavoratori precari, con un piano di riassorbimento di questa categoria. Discussa e rilevante anche la parte dedicata alla previdenza integrativa dei dipendenti pubblici. Luigi Nicolais, Ministro per le Riforme e l’innovazione nella Pubblica Amministrazione, non ha ancora tuttavia indicato modalità e tempi per tali manovre, specialmente per il capitolo riguardante l’assorbimento di 120 mila precari nella pubblica amministrazione (sui 260 mila presenti in totale in Italia). Tra interinali, co.co.co. e a dipendenti a tempo determinato, solo questi ultimi avranno per primi onore e onere di far parte della P.A. Resta tuttavia misterioso quale sarà il personale da coinvolgere, dacché ciò che si sa per certo attualmente è solo che la categoria insegnanti (già peraltro rifocillata con assunzioni di molti precari con il precedente governo ) è esclusa dai piani di assorbimento del Governo. Dovremmo però passare dai pensionamenti ai vecchi dipendenti pubblici,dai tagli alle spese e dall’assorbimento e impinguamento nella P.A. di nuovi lavoratori, all’ effettivo miglioramento dei servizi erogati e quindi della professionalità dei dipendenti statali. Se spesso la non brillante pubblica amministrazione è costretta ad avvalersi di servizi e consulenti esterni ( a parte taluni sperperi di denaro pubblico, percentualmente non ignorabili, di chi assume consulenti senza alcun criterio di professionalità e magari in esubero e considerando sempre che la categoria dei consulenti, ad esempio, non ha superato alcun concorso statale e spesso viene assunta sulla fiducia o per conoscenza), allora è legittimo pensare che i dipendenti pubblici con contratti a tempo indeterminato siano scarsamente efficienti e preparati, nonché poco solleciti o capaci a risolvere le questioni d’ufficio che si presentano loro ( e ciò non sarebbe sorprendente visto che non hanno mai la preoccupazione di essere giudicati secondo la loro produttività e il loro livello di aggiornamento). Ergo i lavoratori esterni alla pubblica amministrazione, che siano co.co.co, consulenti o altre forme contrattuali risultano, secondo questo assioma, essenziali e di fatto meritevoli di essere assunti come lavoratori a tempo indeterminato. Oppure quest’ultima categoria, oggi precaria, rimane da una parte sfortunata e per un’altra buona fetta privilegiata da “pappatoie organizzate da alcuni a scapito dello stato”, proprio perché non selezionabile mediante concorsi pubblici? Poiché antidogmatica e convinta che la verità non stia mai da una parte sola, l’unica modalità per scoprire chi sia realmente meritevole tra “vecchi” e “nuovi” , è quello di stabilire subito un ciclico e attento sistema di monitoraggio della preparazione, della produttività e dell’efficienza dei lavoratori,sia a tempo indeterminato che a tempo determinato. Tutto ciò deve essere fatto per evitare che le prossime generazioni di lavoratori del settore pubblico non siano impreparate e poco professionali e affinché i "nuovi" dipendenti statali non diventino i “nuovi vecchi”. Valeria Manieri


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