La Radio come questione culturale…

di Daniele Palombo

Ospite di alcuni parenti qualche giorno fa mi sono trovato di fronte ad una strana situazione, ve la racconto: seduti attorno al tavolo parlavamo della Radio, io come sempre esaltavo questo splendido strumento di comunicazione declamandone le qualità, soprattutto il fatto che si può ascoltare senza bisogno di fermarsi di fronte all’apparecchio, svolgendo qualsivoglia attività. Sapevo benissimo di avere davanti persone che non la amano ma quando mi sono sentito dire che ormai si tratta di un mezzo obsoleto che nella società odierna il suo posto è occupato dai CD e dai lettori mp3 un brivido mi ha percorso la schiena e mi è venuto spontaneo chiedere loro se sapevano cosa fosse una talk radio, la risposta come era facile prevedere è stata negativa, allora ho cercato di aggrapparmi a esempi pratici come radio radicale o tante trasmissioni di radio Rai come ad esempio “fahrenheit” o la mitica “viva radio2” per far capire di quale genere di emissioni parlavo; mi è stato detto che ciò che si ascolta deve portare spensieratezza e che delle questioni politiche e sociali “serie” deve occuparsi la televisione perché la presenza delle immagini porta una maggiore concentrazione, allora mi è tornata in mente una frase di un giornalista e scrittore francese che recita pressappoco così: “La televisione non è altro che una Radio con l’aggiunta delle immagini, utili a spiegare l’evento di cui si parla ma che a volte sono usate solo per produrre curiosità e fare ingiustificato sensazionalismo.” questa “massima mi ha portato a riflettere sul fatto che l’ascolto radiofonico è indice di un buon livello culturale, so che può sembrare un affermazione azzardata ma mi pare possa essere suffragata da diverse ragioni, quali: la vista del mezzo radiofonico come una parte importante della storia d’Italia, basti pensare a radio Londra o a radio Caterina, apparecchio costruito con materiali racimolati dai prigionieri italiani del campo di concentramento di Auschwitz che veniva ascoltato di notte ed era facilissimo da smontare e mimetizzare evitando che venisse confiscato dalle sentinelle durante le ispezioni, o la possibilità di condividere la propria opinione su qualsiasi argomento con gli altri ascoltatori che senza confessarlo sono curiosi di conoscerla attraverso una semplice telefonata. Esprimendo questi concetti però mi rendo conto che tale concezione della Radio è stata un po’ svilita dalla storia recente che che con la nascita delle emittenti private in alcuni casi a ridotto la nostra “amica che ci racconta il mondo” ad un semplice diffusore di motivi musicali che a volte, a dire la verità, assomigliano ai rumori provenienti dalla bottega di un fabro e, pur essendo concepiti come strumento di distrazione, contribuiscono alla deformazione dei gusti musicali che come conseguenza ha la nascita di un pensiero comune che de responsabilizza rispetto alla voglia di conoscere la società e di interagire con essa in modo costruttivo perché soprattutto per quel che riguarda i generi tecno e house si tratta di “accozzaglie di suoni con un testo futilissimo e di nessuna utilità.” Per fortuna resta qualche oasi, rappresentata, dalle reti Rai, radio Radicale, radio ti ricordi (ascoltabile nel Lazio) e lo spettacolare NOTTURNO ITALIANO di Rai International dove si possono ascoltare parole e musica di qualità, particolarmente interessante lo spazio che va dalle 2:12 alle 3:00 della notte durante il quale vengono riproposti motivi che erano trasmessi quando la Radio era le protagonista del salotto, dagli anni 20 agli anni 50 del secolo che con un po’ di nostalgia ci siamo lasciati alle spalle, un vero e proprio tuffo nella storia. Spero di sostenere anche in futuro conversazioni del genere, riuscendo a sostenere le ragioni della Radio, l’unico mezzo capace di portarci in casa il teatro senza chiederci il biglietto e dandocene uno d’ingresso alla nostra fantasia, di leggere per noi un libro, di declamarci una poesia e di far suonare un orchestra che non c’è più, diretta dal grande Pippo Barzizza o dal maestro Kramer. Per comprendere tali suggestioni emotive e tuffarcisi dentro è necessaria, però, una buona dose di cultura e di conoscenza della storia di questo sincero e duttile mezzo di comunicazione.


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