“Il caso Atesia è frutto di una interpretazione restrittiva e burocratica della legge Biagi, che risente di una ideologia di fondo ostile – sempre e comunque – al datore di lavoro. Nel caso specifico dei call center, la “parola d’ordine”, d’altronde, l’aveva data Fausto Bertinotti a Marcinelle quando, commemorando le vittime della tragedia, senza alcun senso della misura o del ridicolo, aveva commentato: “Ieri le miniere, oggi i call center”.

La vicenda call center dimostra comunque che la legge Biagi – ben lungi dall’introdurre una flessibilità selvaggia e una precarizzazione dei rapporti di lavoro – rappresenta già un punto di equilibrio e di compromesso. Anzi, è una legge che – non abrogando l’articolo 18 – lascia inalterate tante rigidità del nostro mercato del lavoro.

Pensare di cancellarla o di modificarla in senso punitivo finirebbe per danneggiare soprattutto i lavoratori più deboli, portandoli alla disoccupazione o al lavoro nero.