Depressione

DA CORRIERE SALUTE

La depressione via in due ore. A spazzarla in così poco tempo ci penserebbe la ketamina, un farmaco noto come anestetico. A mettere in evidenza (ma non è la prima volta) le sue doti antiìdepressive arriva uno studio pubblicato sulla rivista scientifica Archives of General Psychiatry, da ricercatori del National Institute of Mental Health americano. L’esperimento è stato condotto su 17 persone sofferenti di una forma di depressione resistente a tutte le cure. Secondo quanto riportato dai medici statunitensi il 71% di questi pazienti, trattati con la ketamina, ha fatto registrare miglioramenti significativi dei sintomi depressivi entro due ore dall’assunzione del farmaco, e il 29 per cento una remissione completa dei disturbi entro 24 ore dall’iniezione. Per oltre il 30% dei pazienti i benefici effetti della ketamina sono durati almeno una settimana. Un risultato soprendente se si pensa che i comuni antidepressivi impiegano di solito almeno un mese per produrre i primi risultati. ALLUCINOGENO – Va però detto che i ricercatori americani hanno usato dosi di ketamina particolarmente basse, ed è ben noto che a dosi inferiori a quelle utilizzate per produrre effetti anestetici la ketamina è un vero e proprio allucinogeno, capace di indurre un senso di dissociazione tra mente e corpo e di produrre immediata euforia, rendendo insensibili al dolore, tanto che spesso chi ne abusa rischia di ferirsi senza rendersene conto. PROSPETTIVE – Lo studio americano è, in ogni caso, solo in fase preliminare ed è abbastanza improbabile che la ketamina così com’è possa diventare un antidepressivo, essendo classificata tra le sostanze stupefacenti, La molecola è infatti diretta contro un recettore cerebale diverso da quelli degli altri antidepressivi, chiamato NDMA, che gioca un ruolo chiave nei processi dia rendimento e di memoria Tuttavia,gli autori dello studio fanno notare che «Questi risultati incoraggiano nel cercare di sviluppare nuove classi di anti-depressivi, che non siano semplicemente variazioni dei farmaci già esistenti».


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