Telecom: se la Morte è una equazione

Di Giuliana D’Olcese

Nella sinistra Spy Story di Telecom tutto è precipitato nel momento più "sbagliato", nel bel mezzo della grande offensiva mediatica mossa dai giornali Grandi Fratelli e Grandi Cugini del Patron di Telecom Italia, Marco Tronchetti Provera. Offensiva mediatica strategica con il compito, preciso e perentorio, di operare un poderoso lifting all’immagine e agli affari del sullodato in vista delle alleanze tra Telecom & News Corporation: l’ingresso del magnate delle telecomunicazioni, Rupert Murdoch, in Olimpia, la holding che, con il 18%, controlla Telecom Italia. Ma che va a succedere proprio nel bel mentre che chez Fratello Sole24Ore e chez Fratello San Solferino si celebrano la Grande Messa cantata e il Te Deum in ringraziamento per gli affari finanziari del vicepresidente di Confindustria e presidente di Telecom Italia? Viene rinvenuto, cadavere, Adamo Bove, colui che in Telecom ha sostituito Giuliano Tavaroli l’ex capo responsabile del Cnag la struttura interna a Telecom addetta alle intercettazioni ordinate dalla magistratura. Intercettazioni che, come l’Italia intera oramai sa, sono degenerate in ogni tipo di abuso, di illegalità e di turpi commerci tirandosi dietro una inverosimile scia di miliardi, di mefitici misteri, di foschissimi affari e di loschissimi personaggi. E ora di morte. Siamo al sangue. In una nota recente l’avevo scritto che ci scappava il morto. E, nel bel mezzo del Te Deum, il morto c’è stato. Certo, se si fossero regolate le cose prima della morte di Bove e alla maniera della Principessa di Guermantes che all’annuncio della improvvisa dipartita di un congiunto ordinò ai famigli: "Fatecelo sapere domani, stasera abbiamo un ballo, non possiamo mancare", meglio sarebbe stato per tutti gli attori della incredibile vicenda Telecom. Adamo Bove, napoletano di Acerra, in vita deve aver rotto qualche uovo nel paniere di troppo, ma in morte, si appresta a fare una Casamicciola di uova e di panieri "strategici". Da napoletana quale sono, e avendo frequentato per anni l’amico grande psicanalista Cesare Musatti traendone una serie di utili insegnamenti, vorrei fare qualche riflessione, popolare, sul "suicidio" di Adamo Bove. 1). Nelle statistiche dei suicidi, rispetto al Centro, al Nord e alle Isole, il Sud Italia è all’ultimo posto. E, statisticamente, i pochissimi suicidi che avvengono al Sud si contano più tra le donne che tra gli uomini. I meridionali, sopratutto i partenopei, e Adamo Bove era un partenopeo, più che ammazzarsi ammazzano perchè, più che portati alla depressine, sono filosoficamente, culturalmente e atavicamente vinciuti. Ergo a vincere le battaglie della vita e a farsene, giusto, vanto. 2). Le statistiche nazionali sulla diffusione della depressione psichica indicano il Sud all’ultimo posto. Noi partenopei non abbiamo ne’ tempo ne’ danaro sufficiente per soggiacere alla depressione, accettarla, curarla e coccolarla. 3). Adamo Bove, stando a Napoli, e da ex poliziotto con brillanti precedenti di lotta alla Camorra, se non aveva un appuntamento con qualcuno di cui si fidava, o invece, un appuntamento a cui "presentarsi disarmato", non avrebbe lasciato la pistola a casa. Uno nella posizione di Bove, capo dell’Ufficio legale di Telecom, ufficio che ultimamente ha assorbito e sostituito il Cnag, e quindi nella posizione di colui con cui Telecom ha sostituito Giuliano Tavaroli e con tutto il terremoto in atto nel mondo del Sismi e delle Forze dell’Ordine, non fa un passo se non è armato. 4). L’amica più fidata, intima e cara di un poliziotto è l’arma. Se decide di suicidarsi, cosa improbabilissima in uomini rotti a tutto, si ammazza con l’arma amica, la pistola con cui ha convissuto giorno e notte, la fedele compagna, sicura ed infallibile, con cui ha condiviso i momenti drammatici della sua vita di poliziotto. 5). Il suicidio, vedi Freud, porta con se’ tutta una sorta di rituali. Generalmente il suicidando, negli ultimi minuti che lo separano dall’azione che sa che compirà su se’ stesso, mette in moto (forse per allontanare quel terribile momento che lo separerà dalla vita) una serie di azioni ordinate, precise, meticolose e attorno a se’ non lascia mai uno scenario disordinato ed illegibile. E Adamo Bove, uomo d’ordine, e nel bel mezzo di un grande cavalcavia, lascia la sua auto, la lascia con il motore acceso, con ben quattro lampeggianti accesi, e lascia lo sportello spalancato? 6). E, infine, Bove, cuore napoletano, non lascia neanche un biglietto di addio alla amatissima moglie? No. Non ci siamo. Perchè ho voluto dedicare questa nota a Giulio Anselmi Direttore de La Stampa? Perchè è umanamente e professionalmente un uomo e un direttore vigile e, sopratutto, pur essendo il quotidiano che dirige in qualche modo imparentato anch’esso con la oramai macabra e fatale Telecom, La Stampa non ciurla nel manico dell’informazione. Giulio Anselmi, che ha diretto e vicediretto i più grandi quotidiani e settimanali nazionali, ed è stato il miglior Direttore dell’ANSA, costituendo al Politico il migliore staff di giornalisti che l’ANSA abbia avuto, non ha mai fatto scrivere un solo titolo, un solo sottotitolo, un solo occhiello, una sola riga tendente al solito indotto mediatico fetente: questa volta quello di "giustificare" il "suicidio" di Adamo Bove marchiandolo, senza por tempo in mezzo, con il marchio del grande depresso (nu’ poco pazzo…), con "la paura di essere pedinato" – un grande poliziotto si suicida perchè è pedinato?! – ma fatemi il piacere…, e "ossessionato dalle inchieste sulle intercettazioni". Ma come, se quelle legali le faceva pure lui e le Procure gliele ordinavano, proprio Bove, era "ossessionato dalle intercettazioni" e si sentiva colpevole lui di quelle illegali e abusive fatte a bizzeffe da altri della Telecom? Proprio Bove che stava ricostruendo per gli inquirenti le intercettazioni abusive e le violazioni denunciate al Garante per la Privacy e alla Procura di Roma da utenti di Telecom? E, per esempio, uno che si "suicida" per il fatto che ha dato una mano a scoprire gli altarini del "rapimento" di Abu Omar, e quindi si sente nel mirino del Sismi, è così impreparato al mondo dei Servizi segreti che, se decide di farne scoprire gli altarini, è talmente incosciente, e cagasotto, che subito dopo averlo deciso si mette in una tale agitazione motoria tanto da suicidarsi?! Sembra, a leggere alcune cronache e cronachieri, che prima ancora che siano state fatte le prime indagini, prima che, almeno, sia stata fatta l’autopsia di Bove, vi sia una maledetta fretta di veicolare la certezza assoluta che Bove "ha scavalcato il guardrail", "si è gettato nel vuoto", "ha lasciato il motore acceso e le luci accese", "ha lasciato lo sportello spalancato", "ha chiuso lo sportello" e che Bove "era ossessionato", "aveva paura di essere pedinato", "era in stato di forte depressione", "temeva di essere intercettato". Capirai! quelli non fanno altro che intercettarsi a vicenda e proprio Bove, ex funzionario Digos e Dia, e nuovo capo dell’ufficio intercettazioni di Telecom, era l’unico poliziotto al mondo a non sapere come fare per sapere se era o non era intercettato?! Ma perfavore siamo seri. Seri come il Direttore de La Stampa che, il suo giornale, non lo espone a certe grottesche belinate. Se la morte di Bove vuole apparire come una equazione psico-sanitaria i conti non tornano. Se, invece, è come appare, e cioè avvenuta nel momento più cruciale delle indagini sulle intercettazioni illegali fatte da Telecom, allora l’equazione, forse, torna.


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