La truffa delle aspirine

Di Marco Paolemili

Dopo la taxi-truffa ecco la truffa delle aspirine. Il decreto Bersani non fa che perdere pezzi, non fa che rispecchiare l’immagine del Presidente del Consiglio e del suo esecutivo: ambiguo e mai chiaro, da starne lontano perché non si sa mai quale fregatura sta per rifilarti. Torniamo però alle aspirine e ai farmacisti. Se è vero che il decreto prevede che i farmaci di automedicazione, i cosiddetti farmaci da banco, che non hanno bisogno della ricetta medica possono essere venduti in altri esercizi commerciali, è anche vero che è necessario, per chi volesse vendere questi prodotti, dotarsi di un farmacista addetto alla vendita. Chi per primo si è reso disponibile a vendere farmaci nei propri supermercati? La Coop. Sicuramente perché gli amici di famiglia di D’Alema e compagni avranno saputo in anticipo il testo del decreto e poi perché dispongono di una grandissima rete di distribuzione e d’ingenti capitali. E’ chiaro che non tutti i supermercati potranno dotarsi di una farmacia in miniatura nei propri negozi, anche perché il nuovo dipendente dovrà essere pagato e non certo come il ragazzo che sistema gli scaffali. Dal decreto si evince che chiunque, dal tabaccaio al piccolo negozietto di alimentari a conduzione familiare, potrà vendere questi prodotti, ma sembra evidente che non sarà così. Siamo di fronte ad una falsa liberalizzazione. Rimane necessario, come abbiamo detto, essere un farmacista (una grossa corporazione) per poter vendere farmaci e la competizione tra venditori rimane alterata a causa delle spese alte da sostenere per introdurre aspirine e altro nella propria distribuzione. In altre parole per molti far fronte a questo commercio significherebbe aumentare i costi al dettaglio e non essere più concorrenziali. Chi è già grande rimarrà grande, chi è piccolo rimarrà piccolo. La vendita di farmaci da banco nei supermercati si tradurrà probabilmente in una diminuzione dei prezzi per gli acquirenti soprattutto perché verranno anche introdotti farmaci di marche alternative, prodotti in grandi quantità e a costi minori. Le Coop, infatti, hanno dichiarato che venderanno l’equivalente dell’aspirina (cioè acido acetilsalicilico con un altro nome commerciale) scontata, col proprio marchio, facendola realizzare da industrie minori. Rimane però il corporativismo come base e cioè una liberalizzazione fasulla, che non porterà quei benefici richiesti e sperati. E’ giusto, è normale, che per vendere un farmaco o anche solo delle pastiglie per la gola o della valeriana si debba essere farmacista? E’ un esperto il farmacista? Perché sa dirvi cosa prendere se avete il malditesta o il raffreddore? Vi chiede forse quali farmaci già assumete, per valutare le eventuali interazioni farmacologiche? Lo interpellate davvero quando state male, o andate piuttosto dal medico? Suvvia, come non è necessario essere laureato in lettere per vendere libri (vendono anche quelli al supermercato negli scaffali), come non bisogna essere giornalista per gestire un’edicola, non dovrebbe essere necessario essere farmacista per vendere medicine.


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