La taxi-truffa

Di Marco Paolemili

Non ho mai nascosto il mio apprezzamento nei confronti del decreto Bersani sulle liberalizzazioni, nessuna rivoluzione liberale certamente, ma pur sempre un piccolo passo verso servizi meno cari per i cittadini. Mi sono anche goduto l’imbarazzo del centrodestra, che è stato anche il mio, che si è trovato davanti ad un decreto liberale pensato dai “comunisti” e ha cercato, arrampicandosi sugli specchi, di salvare capra e cavoli affermando da una parte che le liberalizzazioni erano poca cosa e dall’altra che si stavano colpendo solo le categorie non gradite alla sinistra. E pensare che a Roma, pochi giorni prima delle elezioni comunali, Forza Italia organizzava un convegno sulla liberalizzazione del sevizio taxi, cosa gli avrebbero raccontato a Gianni Alemanno se avessero vinto? Per fortuna per l’opposizione e per sfortuna di noi cittadini, a togliere le castagne dal fuoco ci ha pensato il Governo stesso, con la sua solita concertazione. I tassisti scioperano e Palazzo Chigi presenta un emendamento al decreto Bersani che mantiene il divieto di cumulo delle licenze e introduce o mantiene solo alcune norme che prevedono nuovi turni facoltativi, che consentiranno ai tassisti di farsi sostituire da dipendenti o familiari e nuovi bandi per le licenze, se i comuni lo riterranno necessario. Altro che Margharet Thatcher o Ronald Reagan! Romano Prodi cede e snatura il punto cruciale del decreto, che nulla ha più di liberale su questo punto (ora c’è da aspettarsi anche passi indietro sui farmacisti). Il divieto di cumulo delle licenze avrebbe finalmente aperto al mercato e alla concorrenza il servizio taxi delle nostre città e la possibilità di estendere l’orario di servizio non migliora di molto la situazione. A Roma i taxi non si trovano nelle ore di punta, dove già i taxi sono a pieno servizio, permettere agli autisti di lavorare in turni extra non cambia sostanzialmente la situazione. Il problema è un altro, è l’oligopolio in mano a poche cooperative con il controllo diretto delle amministrazioni locali che impediscono una libera concorrenza, un mercato libero che migliorerebbe l’offerta ai cittadini: più taxi e prezzi più bassi, quello che serve. Un negozio che possa rimanere aperto la domenica o la notte non migliora particolarmente il servizio offerto, i prezzi rimarranno sempre gli stessi perché il commerciante, come il tassista, non sarà in competizione con altri e potrà mantenere le sue richieste. Analizziamo ancora Roma. Il traffico, problema che il Sindaco Veltroni non ha intenzione di risolvere perché per vincere bastano concerti e finanziamenti a pioggia, costringe fortemente ogni taxi a limitare le proprie corse, tradotto in termini economici significa che più di tanti euro al giorno in città non si possono fare e quindi non vale la pena ammazzarsi più di tanto. I nuovi bandi per le licenze stabiliti dai comuni sono un’altra truffa. Sempre lo stellare Sindaco Veltroni, ha in passato concordato con i tassisti 450 nuove licenze. Nessuno ha potuto vedere miglioramenti perché, in primo luogo, molte di quelle licenze non sono mai diventate esecutive naturalmente e le rimanenti non sono state abbastanza. Il metodo della concordia, quello del cosiddetto sviluppo condiviso e la politica di grande inclusione che Veltroni profetizza nei suoi discorsi altro non è che concertazione, statalismo, socialismo, cioè proprio quello di cui non abbiamo bisogno. Concordare le licenze con le cooperative che detengono il mercato dei taxi significa inevitabilmente fare il loro interessi, che sono quelli di non aprire il mercato e quindi mantenere i prezzi artificiosamente elevati. Non c’è da meravigliarsi allora che il Sindaco di Roma dia lezioni di come si debba trattare con i tassisti. Il problema è che una politica liberale è volta a migliorare le condizioni di tutti i cittadini e non a essere conveniente per gli amministratori e i monopolisti.


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