Il manifesto di una nuova, antica sinistra

Di Filippo Modica

Poco più di un anno fa, all’indomani delle elezioni politiche, un gruppo di intellettuali inglesi si riunirono al pub di Euston per stilare un manifesto di rinnovamento della politica progressista che costituisse una risposta al terrorismo e alla politica democratizzatrice di Bush e Blair. Il manifesto è rivolto a socialisti, a liberali egalitari e a quanti sono impegnati senza alcuna ambiguità per la democrazia. L’iniziativa partì essenzialmente dal basso ed ebbe la sua base di sostenitori iniziali su Internet, specialmente nella blogosfera. Il punto di partenza era stabilire una linea di demarcazione fra le forze di sinistra che rimanevano fedeli ai propri valori autentici e quelle che invece avevano mostrato un’eccessiva flessibilità riguardo a questi valori.Nei suoi principi generali troviamo: la lotta per la democrazia liberale, lo Stato laico e di diritto, il rifiuto di ogni regime tirannico e dei movimenti reazionari, la difesa dei diritti umani ad ogni latitudine, la lotta per l’uguaglianza (fra i sessi, fra i popoli, fra le più differenti confessioni religiose, fra persone di ogni orientamento sessuale, nell’economia e nel mondo del lavoro) e per lo sviluppo economico globale come garanzia di libertà, l’opposizione all’antiamericanismo, il riconoscimento del diritto all’autodeterminazione dei popoli (due popoli, due Stati in Israele-Palestina), la lotta contro ogni forma di razzismo e di terrorismo, la promozione di un nuovo internazionalismo democratico (interventismo contro ogni violazione dei diritti umani), apertura verso quelle forze sinceramente democratiche e liberali, l’importanza della verità storica, la lotta per la libertà delle idee, il sostegno all’open source, l’enfasi sulla preziosa eredità delle rivoluzioni democratiche, del femminismo, dell’anticolonialismo, della socialdemocrazia. Quale forza politica in Italia potrebbe sottoscrivere al 100% questo manifesto? Non è certo il manifesto di una "sinistra radicale", ma nemmeno quello di un riformismo incolore come troppe volte, ahimé, rischia di essere quello italiano. Forse solo la Rosa nel Pugno e i migliori esponenti liberal di DS e Margherita lo sottoscriverebbero. Troppo poco… Quanti parlamentari del centro-sinistra italiano, per esempio, sottoscriverebbero tali affermazioni: "Gli estensori di questo documento hanno preso posizioni diverse sull’intervento in Iraq, alcuni a favore, alcuni contro. Riconosciamo che era possibile dissentire sulle giustificazioni per l’intervento, sulla maniera in cui è stato eseguito, sulla pianificazione (o l’assenza di pianificazione) della fase di ricostruzione, e sulle prospettive per la creazione di un sistema democratico. Siamo tutti, comunque, concordi nell’identificare le caratteristiche reazionarie, protofasciste e criminali del regime baathista iracheno, e affermiamo che il suo rovesciamento è stato una liberazione per il popolo iracheno. Siamo anche uniti nell’opinione che dal giorno della caduta di Saddam, la priorità per ogni liberale e appartenente alla sinistra avrebbe dovuto essere la battaglia per porre in essere in Iraq un sistema politico democratico e per favorire la ricostruzione delle infrastrutture, per creare, dopo decenni di oppressione brutale, una situazione quotidiana che chi vive nei Paesi occidentali dà per scontata, piuttosto che insistere all’infinito sull’opportunità o meno di intervenire"? E chi se la sentirebbe di inveire contro l’antisionismo di parte della sinistra come fanno gli estensori del Manifesto che, oltretutto, prendono chiaramente le distanze da quanti si sono espressi con favore nei confronti delle bande che costituiscono la cosiddetta "Resistenza irachena"? Pochi avrebbero il coraggio di farlo oggi, ma la speranza è che domani molti capiscano che anche i riformisti hanno il dovere di prendere posizioni nette e coraggiose perché quando si parla di democrazia e libertà non c’è moderatismo che tenga. Su questi temi bisogna essere radicali. E allora, chiunque voglia aderire al Manifesto può mandare un’e-mail. La traduzione italiana del manifesto si trova, invece, qui.


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