Il caso Farina

di Marco Taradash

Riceviamo e volentieri pubblichiamo il testo di una intercettazione telefonica che ci è appena pervenuta. Da chi e chi siano i protagonisti non ve lo diciamo per rispetto della piracy:
– Un vero patriota!
– Cannavaro o Gattuso?
– Ma no, Renato Farina. Ha difeso l’Italia dal terrorismo e la civiltà cattolica dall’Islam.
– Ah sì, e come?
– L’ha spiegato lui stesso. Si è messo al servizio dei servizi per combattere le procure che minano la stabilità dell’Occidente. L’ha detto anche Pera che c’è la guerra e molti fanno finta di niente.
– Si l’ho letto. Ma non sarebbe stato più patriottico raccontare i fatti senza diventare un fatto lui stesso? Così il servizio l’ha reso alla procura.
– Che c’entra. Lui ha fatto il suo dovere.
– Di giornalista?
– Di italiano.
– Bel risultato.
– Mica poteva immaginare che le procure intercettassero pure il Sismi e trovassero le ricevute dei suoi pagamenti!
– In effetti. Farina è un ingenuo. Ma forse gli agenti segreti dovrebbero frequentare un corso di aggiornamento professionale.
– Ma insomma, si tratta di cinquemila euro. Mica era al soldo del Sismi!
– Al saldo semmai. Quattro lire di rimborsi spese per non gravare sul bilancio del suo giornale: qui oltre che ingenuo è stato pure coglione. Puoi pure deviare dalle strade dell’etica coi pugni in tasca alla Rimbaud, ma se stringi qualche monetina diventi meno credibile. Ma non è questo il problema.
– Ah no? E qual è?
– Quando gli hanno chiesto l’aiutino doveva spiegare a quelli del Sismi che è puerile illudersi di farla franca ficcando il naso nelle stanze della procura.
– E cosa doveva fare allora?
– Il suo mestiere di giornalista e il suo dovere di intellettuale militante. Raccontare ai lettori che dietro lo scontro fra servizi e procure c’è la questione delle questioni: chi si assume la responsabilità politica della guerra al terrorismo internazionale e delle sue modalità. Il Governo o i magistrati?
– Non mi pare granché come ‘mission’.
– Può darsi. Ma il mestiere di giornalista non è fatto per cambiare il mondo, ma per prendergli le misure.
– Sarà, però a destra Farina lo difendono tutti.
– Omnia munda mundis.
– Su questo siamo d’accordo allora.
– Sì, purché non passi l’idea che per un giornalista di destra è normale – anzi, peggio – è giusto beccare informazioni o fornire notizie e note spese agli apparati dello Stato.
– Pensi a Ferrara e alla sua campagna contro il moralismo della sinistra?
– Il giornalismo di sinistra è impregnato di moralismo, certo. Ma io sono convinto che in genere si tratta di cinismo travestito da moralismo.
– Bravo!
– Grazie. Ma secondo te è bene che a destra prenda piede un moralismo travestito da cinismo?


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