Taradash a Il Tempo: “Il centrodestra ha fatto poco. Colpa degli alleati conservatori”

Intervista a Marco Taradash di Laura Della Pasqua

da Il Tempo di mercoledì 5 luglio 2006 pag. 11

«IL CENTRODESTRA avrebbe dovuto intervenire in modo radicale sulla concorrenza favorendo tutti coloro che oggi sono esclusi da determinate professioni perchè all’interno di esse prevalgono logiche di corporazioni. Il decreto al di là di alcune misure che dovrebbero essere corrette va nella giusta direzione». Marco Taradash, portavoce dei Riformatori liberali, invita la Cdl a fare autocritica sulla delicata questione delle liberalizzazioni e dice di apprezzare la filosofia del decreto Bersani.

La Cdl battuta dalla sinistra proprio sul terreno liberista?
«È innegabile. Questo delle liberalizzazioni è stato un fallimento del Governo Berlusconi che ha dovuto cedere alle pressioni conservatrici di alcune forze come la destra sociale di An oppure alle aree più legate alle clientele dell’Udc. Purtroppo Forza Italia che ha al suo interno dei veri liberali non ha mai giocato un ruolo attivo nel centrodestra. Berlusconi è stato costretto a fare da mediatore tra se stesso e i settori conservatori».

Il che significa che lei promuove il decreto Bersani?
«Il decreto Bersani è solo un primo passo e spacciarlo per una rivoluzione liberale è troppo. Diciamo a Prodi come la pubblicità: cala Trinchetto! I gruppi di potere più forti infatti non sono stati toccati».

Visto che lei apprezza il provvedimento sulle liberalizzazioni, voterà a favore?
«No, assolutamente no e mi auguro che la Cdl non voti nè per Bersani nè per il rifinanziamento delle missioni perchè significherebbe rafforzare l’intera politica del governo. Quindi se la sinistra lo vuole se lo votasse. Noi tifiamo, ma un conto è scendere in campo un conto è tifare. Come votare il rifinanziamento vuol dire votare contro Israele e gli Usa, così votare Bersani significa votare per Prodi alleato delle grandi banche e dei sindacati e della grande industria che succhia risorse allo Stato. Noi tifiamo Bersani ma combattiamo contro governo Prodi».

Vi asterrete o voterete contro?
«Lo stiamo valutando. Il decreto Bersani è il classico piatto di lenticchie. Votare a favore di Bersani vuol dire spianare la strada a Visco. Fare vera opposizione vuol dire mettere il governo nella condizione di effettuare le liberalizzazioni per davvero».

Eppure nonostante le imperfezioni, la sinistra ha affrontato un tema che avrebbe dovuto essere il cavallo di battaglia del centrodestra, o no?
«È vero, la Cdl su questo punto è stata carente. Non ha intaccato il potere delle banche, non ha liberalizzato le professioni, non ha messo al centro della politica economica il consumatore o lo ha fatto parzialmente come con la legge Biagi e riducendo le tasse. Ma è stato un intervento inferiore a quanto sarebbe stato legittimo aspettarsi».

Non è il momento di aprire nella Cdl una riflessione anche sulla politica economica?
«Sì, senza dubbio. Noi come riformatori siamo nati per offrire una sponda liberista a un partito come Forza Italia che non è stato capace di contrapporsi a settori conservatori di An e Udc».

È giustificata la protesta dei tassisti che stanno mettendo nel caos le città?
«La protesta è da condannare. Bisogna dire però che ci sono delle ragioni nella protesta. Non si può passare immediatamente, senza una ricompensa, da una fase in cui la licenza costa 300.000 euro a una fase in cui vale zero. È un esproprio di ricchezza e non liberalizzazione. La formula proposta da noi è migliore. Si trattava di regalare la licenza ai tassisti in modo da raddoppiare il numero dei taxi senza punire coloro che ora operano. I tassisti vanno a perderci ma non vengono depredati come fa il decreto Bersani. Detto questo, il blocco dei taxi è inaccettabile».

Ma allora visto che avevate la soluzione in tasca perchè non avete fatto niente quando eravate al governo?
«Berlusconi più che decidere è stato costretto a fare il mediatore e siccome tutte le voci organizzate erano conservatrici, la mediazione è stata la ribasso. È quello che è successo quando Berlsuconi ha detto che avrebbe voluto diminuire le tasse: ha subito dovuto affrontare l’opposizione interna di An e Udc».

L’aspirina al supermarket; è d’accordo?
«I farmacisti non dovrebbero avere nulla da recriminare. Vivono in condizione di privilegio possono vendere merci che non hanno nulla a che fare con le farmacie eppure vogliono impedire che altrove si vendano medicine che non hanno ricette. Ciò che rimprovero a Bersani è di non aver previsto la possibilità di aprire nuove farmacie. Questa sì che sarebbe stata una soluzione liberale».

E l’intervento sulle banche? Va davvero a vantaggio degli utenti?
«È un intervento davvero minimo ma che comunque è a vantaggio dei consumatori. Le banche hanno una condizione di privilegio e ora verso i clienti possono fare il bello e cattivo tempo, cambiando a loro piacimento le condizioni. Con il decreto si torna a una situazione contrattuale che è l’abc del sistema liberale. Ciò non toglie che i problemi di concorrenza siano superiori a quelli che il decreto affronta».

Il governo ha detto che intende affrontare anche le liberalizzazioni nel settore energetico. Che ne pensa?
«Bene, lo facciano, siamo d’accordo e facciamo gli auguri ma i voti il governo se li deve trovare dentro la maggioranza, Facciamo il tifo ma non scendiamo in campo».

Ma questo dire No a oltranza anche se il provvedimento è condivisibile, non è contro l’interesse del Paese?
«Non è contro interesse dal Paese. L’attività del governo si misura nel suo complesso. Se il governo prevede le liberalizzazioni ma poi minaccia l’aumento delle tasse, le patrimoniali e lascia intatti i corporativismi più forti, quali banche, sindacati e grande industria, allora fa una politica che va contro gli interessi del Paese».


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