La cultura è un bene fondamentale per tutti i cittadini

Di Edmondo e Daniele Arletti

Abbiamo visto i continui tentativi manifestati in modo sempre più evidenti negli ultimi periodi dell’ex Governo Berlusconi di puntare sulla trasformazione, a fini politici ed economici, di varie frequenze da analogiche al “Digitale Televisivo Terrestre” o DTT. Si parte da mezzi che dovevano essere strumenti per la cultura e l’informazione con canali “informativi” per proporre un fantomatico sistema digitale, mentre abbiamo assistito alla soppressione di varie frequenze radio di onde medie, in particolare relative al 2° e 3° canale radiofonico della RAI, senza verificare se esisteva il consenso dell’opinione pubblica per servirsi dei canali per cui pagavano il canone RAI (il quale include anche i servizi radiofonici, perfettamente funzionanti da tempo immemorabile). Se questo è il progetto, chiediamo come mai non hanno tolto a cominciare dal 1° canale radiofonico: qui si è creato uno squilibrio della democrazia, e parte degli utenti sono rimasti privati di servizi, per più di un anno e mezzo, e ridotto in modo sensibile l’utilizzo democratico del mezzo radiofonico, in un periodo di intense consultazioni nazionali, amministrative e Referendum dove i mezzi radio-televisivi determinano il risultato finale.

Non si capisce perché la stessa frequenza del 2° canale radiofonico si ritrova a ridosso di una radio vaticana e per il 3° canale si ritrova spesso sovrapposto o sostituito da un’emittente musicale, a seconda delle condizioni meteo e delle posizioni viste dall’utente guardando l’emittente pubblica e quella private, che si và indebitamente a sovrapporre, ma bisognerebbe garantire anche l’errore materiale che si determina per una posizione sbagliata dell’emittente privata qualora si controlli la sintonia: in queste condizioni SI RIDUCE IL RENDIMENTO DEL servizio PUBBLICO e si scambiano facilmente l’identificazione delle due emittenti, cosa molto “sospetta” visto che si ripete negli ultimi tempi.

Si vorrebbe far apparire il servizio Radio analogico come superato, mentre si vorrebbe imporre l’innovativo “Digitale Terrestre” basato su “trasmissione digitale” che ci è già costato 220 milioni di euro per finanziare (vedi Finanziaria del 2004 – Governo Berlusconi – Legge Gasparri) con la spesa pubblica i DECODERs poi raramente utilizzati (sia per i canali digitali di MEDIASET che per quelli di RAISET)!!!
Il digitale terrestre (DTT), secondo alcuni, è l’evoluzione tecnologica dello standard di trasmissione televisivo che per Legge è destinato a sostituire l’attuale sistema radio-televisivo nazionale. Entro il 31 dicembre 2006 dovrebbe spegnersi la tv analogica (switch-off) secondo quanto previsto dalla Legge n.66/2001. Ci risulta che questa “invenzione tecnologica” presupponga semplificazioni che si traducono in maggiori costi e minore qualità video e audio per certi aspetti (ci riserviamo a breve di pubblicare un articolo tecnico sul DTT)!

A differenza della televisione analogica, si paga un servizio per il decoder ed un certo numero di canali sono gratuiti, gli altri sono a pagamento: come qualcuno ha detto da una parte, “è un’offerta più ampia…”, d’altra è una CULTURA A PAGAMENTO E PER POCHI? Questo significa che i cittadini se vorranno continuare a guardare la televisione, dovranno adattare il loro impianto e acquistare l’apposito decoder finanziato con la spesa pubblica (distribuito allora dalla Solaris.com) – dove si può approfondire l’argomento con l’articolo: “Decoder, procedimento contro Berlusconi “ – “L’Antitrust ha aperto un indagine per conflitto d’interesse sull’ex premier per gli stanziamenti a favore del digitale terrestre” – del Corriere.it

Andrea Ambrogetti, il presidente di Dgtvi, l’associazione per lo sviluppo del Digitale Terrestre che riunisce i principali soggetti economici in campo (tra cui Rai, Mediaset e Telecom Italia, terza nel Multiplex) informa di un posticipo della data prevista per lo switch-off. Fortunatamente si parla di uno slittamento al 2008, ad annunciarlo il Ministro delle Comunicazioni Paolo Gentiloni in una conferenza stampa svoltasi lo scorso 22 giugno 2006. Il Ministro Gentiloni, recentemente si è anche incontrato con il magnate dell’etere Sky Rupert Murdoch, e per il quale “il futuro della tv è il digitale”. Ci si chiede, invece: “Perché in America il Digitale è stato un Flop?”. Quale riflesso, in futuro, può avere una liberalizzazione (che comporta quindi una privatizzazione) di questo “tipo” nel settore delle telecomunicazioni?

In attesa dell’applicazione di questo Decreto, Telecom Italia ha già siglato un accordo con la Microsoft per la trasmissione della televisione via Adsl. Da poco Telecom Italia ed altri pochi operatori offrono il servizio della trasmissione televisiva via video-cellulare che non è tecnologia DTT ma è evidentemente un segnale che gli investimenti fatti in passato nella tecnologia richiedano un ritorno subito. Microsoft, ha di recente (11 Gennaio 2006) siglato un accordo o meglio un patto di ferro con Sky di Rupert Murdoch. Un accordo a tutto campo con British Sky Broadcasting Group per il lancio di nuovi servizi di video-on-demand compatibili con Windows Media Center, che secondo Gates sarà l’anno di maggiore sviluppo di questa piattaforma (di Windows Media Center).
Premesso che i servizi Radio-Televisivi troppo spesso indicati come programmi di intrattenimento, in realtà sono spesso campionari di BANALITA’. Se è già discutibile per il servizio privato, non deve avvenire per una Radio Televisione pubblica. Riteniamo in merito che debba essere rivista la regolamentazione del livello qualitativo di tutte le radio e televisioni in quanto devono essere ispirate da una concezione di miglioramento del livello culturale delle masse. Se non si raggiungono certi livelli qualitativi garantiti, bisognerà rivedere le condizioni di concessione della Licenza a ciascuna emittente.

La nostra mente deve essere stimolata ad affrontare nuove tematiche e gli approfondimenti rivolti in tutte le direzioni, e non rivedere riproposti durante la giornata sempre la stessa minestra, magari anche per un certo numero di giorni. Le continue banalità portano ad un abbassamento del quoziente di intelligenza, ma anche ad un “condizionamento” collettivo (vedi articolo “E se volessimo Solo ciò che Dobbiamo Volere?”).

E’ noto che la funzione sviluppa l’organo, analogamente se la funzione non è adeguata allo scopo, ne comporta una progressiva regressione dell’organo.
Capita spesso che durante la settimana vengano riproposte metodicamente programmi religiosi, in particolare della religione Cattolica, ma recentemente viene dato spazio anche ad altre religioni. La domenica si ha il top della diffusione dell’informazione pubblica, a partire dalla messa, che inizia già di prima mattina con la Radio dalle 6.00 e poi ripetuta diverse volte, per poi proseguire con i programmi televisivi della Rai che ripropongono la messa anche su diversi canali (intervallando durante la giornata magari anche con qualche intervento o del Papa, o di cariche religiose). In merito ad un allargamento di spazi, che potrebbero essere utilizzati diversamente magari con programmi per divulgare la Filosofia della Scienza, si ha invece una tendenza ad allargare gli spazi previsti ed autorizzati per varie Religioni. Poi nel week-end si prosegue con i programmi sul “CALCIO AD OLTRANZA” che arriva fino al Lunedì, mentre l’informazione pubblica fondamentale spesso viene ridotta al minimo indispensabile.

Il controllo della diffusione dell’informazione di massa dovrebbe essere limitato a fatti quotidiani, di cronaca, di informazione, di programmi educativi, scientifici e formativi continui, sull’educazione civica, magari anche di sport, ma proporzionando secondo uno schema di priorità, evitando programmi sulla violenza e limitando dove serve la pubblicità. In modo analogo il servizio radio/televisivo privato (incluso canali religiosi) dovrebbe attenersi ad una regolamentazione in linea (ma comunque subordinata) con quanto previsto per il servizio pubblico nazionale. Il problema deve essere affrontato in tempi brevi e non deve essere circoscritto solo ai pareri della Rosa nel Pugno, ma il Parlamento dovrà affrontare il problema e non ignorare questi aspetti.

Noi chiediamo che queste normative di Legge relative ai problemi sopra esposti, vengano ridiscussi in Parlamento, in osservanza alla pretesa di definire Stato Laico, in linea con quanto avviene a livello Europeo. Il caso Buttiglione “bloccato” in sede Europea (oppure vedi anche il concetto di Laicità espresso ambiguamente da alcuni personaggi politici italiani) dovrebbe essere da INSEGNAMENTO sui continui tentativi di prevaricare ed egemonizzare ed ottenere, con il martellamento continuo, facendo leva sul “meccanismo del consenso“, imposto da una ripetizione che va avanti ad oltranza, ignorando spesso certi VALORI DI LIBERTA’ E DI DEMOCRAZIA che si esplicano a livello Europeo, ma è tempo che questi valori vengano riconosciuti anche in Italia.

NOI RITENIAMO CHE LA “DIFFUSIONE DELLA CULTURA” DEBBA ESSERE GARANTITA NON SOLO IN ITALIA, MA ANCHE NELLA COMUNITA’ EUROPEA (25 STATI) CHE DEVE DARE IL SOSTEGNO PER GARANTIRNE LA FUNZIONALITA’, OFFRENDOLA, SENZA COSTI PER I CITTADINI EUROPEI, DOVE OGNI STATO HA CONVENIENZA AD ENTRARE IN QUESTO PROGETTO E LA NON PARTECIPAZIONE DETERMINEREBBE UNA PERDITA ECONOMICA PER QUEL PAESE. BISOGNA INDIRE AL più PRESTO UNA CONFERENZA A CUI DEBBONO PARTECIPARE TUTTI GLI STATI DELLA COMUNITA’. QUELLI ADERENTI DEBBONO FARE UN DOCUMENTO DEGLI IMPEGNI CHE INTENDONO ASSUMERE SU QUESTE PROBLEMATICHE E DARE UNA FUNZIONALITA’ AL SISTEMA.

Abbiamo affrontato il problema delle TV EUROPEE MULTILINGUE secondo il principio: io do un programma a te, tu ne dai 25 a me con programmazione assistita, con brevi riassunti con la lingua di arrivo inviati sulla linea di servizio corrispondente con i servizi pagati dallo Stato della lingua entrante. aNALOGAMENTE IL SISTEMA DEVE può ESSERE ADEGUATO PER LE MOLTEPLICI FUNZIONI E PER OTTENERE UN RENDIMENTO SUPERIORE CON L’AUDIO, IN PARTICOLARE PER LA RADIOFONIA-EUROPEA.

I 25 PAESI cioè gli Stati ADERENTI (ma alcuni non aderiranno, altri non potranno sostenere il peso economico) e poniamo che un numero ragionevole sia 20 CANALI. Parallelamente dovremmo avere 20 canali complementari che si affiancheranno sul corrispondente canali base, a seconda delle esigenze e del grado di perfezionamento e dell’apprendimento richiesto. Poi ci saranno i canali di servizio che consentono delle trascrizioni scritte, o documenti riassuntivi di programmi che vengono mandati nella lingua principale, sempre funzionali per migliorare la comprensione del canale principale. deve essere fatto con il sistema più semplice possibile, Per avere solo il canale di base, in modo che sia disponibile immediatamente.

IL BILANCIO DI QUESTA OPERAZIONE, TRA DARE ED AVERE I 20 CANALI, E’ A COSTO ZERO!
A SECONDA DEL BENEFICIO PRATICO DI QUESTO INTERSCAMBIO DI CUI SI DEVE VALUTARE CON ATTENZIONE IL RISULTATO POLITICO AGLI EFFETTI DELL’INTEGRAZIONE TRA I POPOLI INTERESSATI.

I COSTI PER L’IMPIANTO TECNICO, ENERGIA E PERSONALE RIDOTTO ALL’ESSENZIALE (SUPPORTATI DA SISTEMI AUTOMATIZZATI) SARANNO INDUBBIAMENTE PIù VANTAGGIOSI RISPETTO ALLA VALUTAZIONE GLOBALE DEL PROGETTO, IN QUANTO NON SI DA SOLO LA POSSIBILITA’ DI MOLTIPLICARE I CANALI OFFERTI E UTILIZZATI NEL MODO TRADIZIONALE, MA CONSENTE UN ELEVAZIONE OLTRE CHE LINGUISTICA, ANCHE CULTURALE. QUINDI IL BILANCIO SARA’ PIU’ CHE POSITIVO.
A QUESTO PUNTO NOI RITENIAMO CHE BISOGNA PARLARE DEL CANALE EUROPA-RADIO-TELEVISIONE CHE FARA’ DA “CEMENTO VERAMENTE UNIFICANTE” PER LA COSTRUZIONE DELL’EUROPA.

SIA CHIARO CHE E’ GIUNTO IL MOMENTO DI DIRE CHE QUESTE STRUTTURE EUROPEE COME IL DECOLLO DI RADIO-TELEVISIONE-EUROPA DEBBONO ESSERE FATTI A MILANO, NON SOLO PER LA POSIZIONE GEOGRAFICA E DEL RAPPORTO DIRETTO CON TUTTI I PAESI DELLA COMUNITA’, MA ANCHE PER DARE UN SENSO ALLE PROMESSE MAI MANTENUTE (ES. DIREZIONE GENERALE DEL CANALE “RAI 2”) SUL PROBLEMA RADIO-TELEVISIVO CHE DEVE ESSERE SUBORDINATO AL GOVERNO EUROPEO.


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