Perché abbiamo bisogno di un provvedimento di amnistia

Di Enrico Gagliardi  Ho letto con molta attenzione le riflessioni di Gandolfo Carmeci riguardanti la sua forte opposizione ad un provvedimento di amnistia e devo dire che, pur comprendendo il punto di partenza dell’autore, non ne condivido né i successivi sviluppi né a maggior ragione le conclusioni. In altri termini si evince dall’articolo una concezione del diritto fortemente giustizialista o comunque non certamente proiettata verso quella che la nostra Costituzione chiama funzione rieducativa della pena. Inoltre sussiste un altro punto debole del pensiero di Carmeci: nel suo pezzo si fornisce (come capita ogni volta si voglia screditare una posizione) una versione caricaturale dell’amnistia e della sua funzione. Sia chiaro quindi una cosa molto importante: nessuno vuole far uscire dalle carceri gli stupratori o gli assassini né chi scrive ha l’intenzione di santificare chi, con comportamenti antigiuridici, ha rotto il patto che lo lega alla società. Non si può, però, ignorare la situazione penosa e gravissima che coinvolge tutte le carceri italiane. I detenuti sono costretti a vivere in celle sovraffollate in condizioni che violano apertamente ogni elementare diritto umano. La nostra Carta Fondamentale stabilisce solennemente all’articolo 27 che “le pene non possono consistere in trattamenti contrari al senso di umanità e devono tendere alla rieducazione del condannato”. Una dichiarazione programmatica insomma che dovrà pur avere un senso. Ora, quanto senso di umanità esiste nel vivere in istituti di pena che scoppiano nel reale significato del termine? L’amnistia è un provvedimento di clemenza a carattere generale che la nostra Costituzione prevede e che non viene applicato da moltissimi anni; certo, non è la panacea, la soluzione a tutti i mali che affliggono il nostro sistema giustizia ma rappresenta un provvedimento tampone dal quale partire per sbrogliare questa complicatissima matassa, questo incredibile nodo di Gordio che ormai sembra inestricabile. Non mi risulta poi che dopo le passate amnistie ci siano state rivolte di quartieri o picchi allucinanti di criminalità per il semplice motivo che un atto di clemenza di questo tipo ogni volta viene emanato con criterio, con razionalità, non certamente in maniera scellerata. A tutto queste argomentazioni se ne deve aggiungere anche un’altra se possibile ancora più decisiva delle precedenti: il rifiuto dell’amnistia spesso sottende un velo, neanche tanto sottile, di ipocrisia; nel nostro paese infatti una esiste già un tipo di amnistia, sostanziale e non formalizzata, strisciante, quella che si consuma nei tribunali ad opera di coloro che hanno le possibilità economiche di difendersi dai processi e nei processi. Un provvedimento di clemenza di classe insomma che opera solo per i più ricchi lasciando invece immutata la situazione delle “fasce deboli”. A tutto ciò si aggiunga anche l’avvento della ex Cirielli la quale rimodellando ulteriormente l’istituto della prescrizione e della recidiva ha ulteriormente aggravato la situazione. Una democrazia liberale basata sul concetto di Stato di diritto come può definirsi tale se tollera che al suo interno sussistano situazioni disperate come quella delle nostre carceri? Oggi chi si oppone ad un provvedimento di amnistia (che dubito possa venire adottato visto la grande maggioranza richiesta per questo atto dalla Costituzione)? Le forze politiche tradizionalmente giustizialiste: An e Lega da una parte ed Ds ed Italia dei valori dall’altra, partiti tradizionalmente non riconducibili a concezioni liberali e garantiste della giustizia e del diritto. Favorevoli invece i partiti genuinamente liberali (vedi Forza Italia e Radicali su tutti). “Non fatemi vedere i vostri palazzi ma le vostre carceri poiché è da essi che si misura il grado di civiltà di una nazione” scriveva Voltaire: oggi, più che mai questa frase si esplica in tutta la sua forza ed attualità e non è certamente con i forconi in mano, citando Di Pietro (noto forse più per le sue esperienze come PM alla procura di Milano che per la sua attività politica) e con la repressione a tutto campo che si potranno rimuovere le innumerevoli metastasi che colpiscono il pianeta diritto. Amnistia subito dunque e successivamente riforma seria ed organica della giustizia e della magistratura.


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