Taradash:”Il pacchetto Bersani è un’ottima cosa. Però”.

Il pacchetto Bersani è un’ottima cosa. Ne hanno scritto benissimo, anche distinguendo fra luci e ombre, Nicola Porro sul Giornale, l’editoriale del Foglio, Alberto Mingardi su Libero, Mario Seminerio sul suo blog. Sono le cose che avrebbe dovuto fare il centrodestra, che stanno nei principi e nelle attese suscitate dalla Cdl.

Non sono state fatte perché le pressioni conservatrici sono state fortissime, perché la destra sociale di An è socialista preistorica, perché An nella sua parte postmissina è un aggregato di categorie protette, perché l’Udc ha ramificazioni clientelari, perché Forza Italia non ha mai espresso una sua politica, perché Berlusconi ha dovuto mediare i contrasti piuttosto che governarli. E così provvedimenti liberali, necessari al rilancio della competitività interna e della competizione nel mercato globale sono rimasti nel cassetto, se mai vi sono arrivati, per 5 anni. Il Governo Prodi è dunque riuscito dove la Cdl aveva fallito, nel liberalizzare settori importanti della vita economica. E noi siamo lietissimi che queste misure sulle farmacie, le banche, i notai, i tassì, siano state finalmente prese. Però.
Però non vorremmo che il merito, e i meriti, del provvedimento oscurassero i rischi del gioco politico messo in moto dal Governo.
Primo: si è scelto lo strumento del decreto legge, per evitare il confronto parlamentare. In pratica il CS dopo aver promosso il referendum contro la riforma costituzionale del CD si comporta come se in quel referendum avesse trionfato il SI’ e l’esecutivo avesse nuovi e effettivi poteri di decisione; ma così non è, e difficilmente tra le materie contenute nel decreto legge si potrebbero riscontrare quei criteri di straordinarietà, necessità e urgenza che sono costituzionalmente imposti per la decretazione d’urgenza. Napolitano lo controfirmerebbe? Se recasse la firma, che so, di Martino, ne dubito molto.
Secondo: il Governo sceglie questa via perché in parlamento una maggioranza trasversale avrebbe inevitabilmente massacrato le misure adottate (non con l’aiuto dei comunisti magari, che sono liberali contro i gruppi sociali avversari, ma di Mastella che mi dite, e di tanti parlamentari che sono i terminali di questa o quella asssociazione?).
Terzo: il decreto è una specie di richiamo per le allodole per tutti i parlamentari del centrodestra che la pensano come noi; difficile sottrarsi alla tentazione di votarlo comunque, in nome degli interessi generali del paese, e di supplire così alle palline nere che saranno depositate da parlamentari della maggioranza.
Quarto: si ricreerà una situazione simile a quella che si va verificando sul rifinanziamento delle missioni miliatari italiane; da un lato un sincero richiamo all’interesse nazionale, dall’altra la speculazione di chi, nell’opposizione, vuole spaccare gli equilibri attuali del CD senza mettere in discussione direttamente Berlusconi e, soprattutto, senza mettersi in discussione.
Quinto: il Governo Prodi, che non ha la maggioranza su nessun provvedimento concreto, ha trovato la formuletta magica per farsi forte della sua debolezza; “agitare prima dell’uso


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