Pacchetto Bersani, un buon inizio

L’analisi di Mario Seminerio ( Phastidio.net )

“Il Consiglio dei Ministri ha approvato la manovra correttiva ed il pacchetto di misure di liberalizzazione presentate dal ministro per lo Sviluppo economico, Bersani. Proviamo ad analizzare e commentare i principali punti del provvedimento.

Con una norma del decreto legge si abrogano le disposizioni normative e regolamentari che prevedono la fissazione di tariffe obbligatorie fisse o minime e il divieto di pattuire compensi parametrati al raggiungimento degli obiettivi perseguiti. L’effetto ipotizzato dovrebbe essere quello di ridurre le parcelle professionali ed eliminare l’ipocrisia di legali che oggi ad esempio non possono (formalmente) chiedere compensi legati all’entità dei risarcimenti ottenuti. Con un’altra norma si abroga il divieto, anche parziale, di pubblicizzare i titoli e le specializzazioni professionali, le caratteristiche del servizio offerto e il prezzo delle prestazioni. Misura che dovrebbe consentire ai consumatori di conoscere la tipologia di servizi offerti, e produrre effetti sinergici con l’eliminazione delle tariffe minime obbligatorie. Inoltre, viene abrogato il divieto di fornire all’utenza servizi professionali di tipo interdisciplinare da parte di società di persone o associazioni tra professionisti, intervento che dovrebbe contribuire ad irrobustire la posizione competitiva internazionale degli studi professionali italiani.
Nell’ambito della RC Auto, viene abrogata la figura dell’agente monomandatario, cioè vengono eliminate le clausole anticoncorrenziali per la vendita in esclusiva delle polizze Rc auto, e viene introdotta e regolamentata la disciplina dell’indennizzo diretto. Ciò dovrebbe introdurre pressioni ribassiste sui premi di polizza, riducendo i tempi di liquidazione dei sinistri e favorendo il consolidamento del rapporto fiduciario tra assicurato ed impresa di assicurazione, che dovrebbe contribuire a ridurre le frodi ed i costi di sistema.

Riguardo i farmaci, quelli da banco o di automedicazione non soggetti a prescrizione medica (che rappresentano il 10 per cento di tutti i medicinali venduti) potranno essere venduti al pubblico presso gli esercizi commerciali. La vendita è consentita durante l’orario di apertura dell’esercizio commerciale, in una parte della sua superficie ben definita e distinta dagli altri reparti, con l’assistenza di uno o più farmacisti laureati ed iscritti al relativo ordine. Sono, comunque, vietati i concorsi, le operazioni a premio e le vendite sotto costo aventi ad oggetto farmaci. Inoltre, lo sconto sul prezzo indicato dal produttore o dal distributore sulla confezione di ogni farmaco può essere liberamente determinato da ciascun distributore al dettaglio, purché sia esposto in modo leggibile e chiaro al consumatore e sia praticato a tutti gli acquirenti. Viene abolito così il tetto massimo di sconto del 20% introdotto dal precedente governo. Il farmacista può essere titolare di più farmacie, associarsi per gestire più esercizi e non è più tenuto a rispettare il confine territoriale provinciale per lo svolgimento della propria attività. Viene, infine, eliminata l’incompatibilità tra attività all’ingrosso e attività al dettaglio. Queste misure rispondono alle raccomandazioni avanzate dall’Antitrust mesi addietro, e che potete leggere qui;

Altro intervento interessante è quello con il quale viene abrogata la previsione legislativa che consente all’erede di un farmacista di continuare per molti anni ad essere titolari della farmacia di famiglia senza essere laureato ed iscritto all’albo, mirabile esempio di classismo italico.

Nei passaggi di proprietà si prevede che l’autenticazione degli atti e delle dichiarazioni aventi ad oggetto l’alienazione di beni mobili registrati e rimorchi o la costituzione di diritti di garanzia sui medesimi può essere richiesta anche ad un qualsiasi Comune ed ai titolari degli Sportelli telematici dell’automobilista che sono tenuti a rilasciarla, gratuitamente salvo i previsti diritti di segreteria, nella stessa data della richiesta, salvo motivato diniego. Ciò contribuirà ad abbattere tempi e costi dei passaggi di proprietà ed a rivitalizzare il mercato.

Riguardo i conti correnti bancari, si prevede che qualunque modifica unilaterale delle condizioni contrattuali deve essere comunicata espressamente al cliente per iscritto, secondo modalità immediatamente comprensibili, con preavviso minimo di trenta giorni. Viene così eliminata la normativa in base alla quale dovevano trascorrere 15 giorni dopo la pubblicazione in Gazzetta Ufficiale per produrre gli effetti degli aumenti delle spese di conto corrente. Entro sessanta giorni dal ricevimento dalla comunicazione scritta, il cliente ha diritto di recedere senza penalità e senza spese di chiusura e di ottenere, in sede di liquidazione del rapporto, l’applicazione delle condizioni precedentemente praticate.
Più criptica la disposizione in base alla quale le variazioni dipendenti da modifiche del tasso di riferimento devono operare sia sui tassi debitori sia su quelli creditori. A nostro giudizio, la norma dovrebbe interpretarsi nel senso che ogni tasso, attivo o passivo, che l’istituto di credito determini attraverso il riferimento ad un parametro, deve variare al variare del parametro stesso. Facciamo un esempio: se un cliente gode di un tasso sul conto corrente è pari al tasso di rfinanziamento della Banca Centrale Europea meno 1 punto percentuale, ed è anche affidato ad un tasso pari al tasso Bce più cinque punti percentuali, ogni volta che il tasso chiave della Banca Centrale Europea verrà variato, al nostro cliente dovrà essere applicata la variazione tanto sul rapporto a suo credito che su quello a suo debito. Se è così, possiamo obiettare che sono poche le banche che agganciano i tassi attivi per la clientela a parametri di riferimento “istituzionali


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