Archive | luglio, 2006

L’evoluzione di una società fondata sulla Ragione

Di Walter Mendizza e Christina Sponza, Fondatori della associazione Technosophia.org per la promozione della Scienza, della Tecnologia e dell’Ecologia Razionale

Dall’inizio della sua evoluzione, l’umanità si è quasi sempre dotata deglistrumenti più efficaci per il conseguimento dei suoi obbiettivi. In questiultimi secoli il progresso scientifico e tecnologico hanno raggiunto in manierapressoché esponenziale traguardi notevoli che ci hanno portati ed utilizzare lerisorse disponibili in modo sempre maggiore e con rendimenti migliori.

Ritenendo confermato dai fatti che la società mondiale non ha intenzione diindietreggiare sull’utilizzo di tecnologie sempre più nuove e che il numerodegli esseri umani, nonostante politiche di controllo demografico, è destinatoad aumentare.

Constatando che gli aspetti negativi del progresso tecnico e tecnologico (quali inquinamento ed errori pratici e teorici) si sono localmente e puntualmentesempre più ridotti, anche se ne è aumentata la scala (in ragione delle conquiste fatte dai paesi in via di sviluppo) e la portata (in conseguenzadella sommatoria di fenomeni che si sono stratificati, nel corso degli anni, nel medesimo territorio).

Avendo fiducia, perché finora così è stato, che soltanto il progressoscientifico ci può consentire di ovviare alle imperfezioni, alle mancanze eagli errori del passato (così come si può oggi desumere mettendo a confronto i paesi tecnologicamente più avanzati con quelli del terzo e quarto mondo).

Consapevoli che i millenari problemi fondamentali dell’essere umano non sarannorisolti nel prossimo futuro ma che se non altro si può andare nella direzionedi un più confortevole svolgimento della vita quotidiana.

Rifiutando le logiche immobilizzanti di tutte quelle organizzazioniambientaliste che propagandano il NO a priori in nome di un immaginariosviluppo sostenibile, spesso fondato su basi anti-scientifiche eanti-economiche e troppo spesso influenzato da impulsi emotivi.

Notando con amarezza che – a causa dell’indolenza e dell’ignoranza prima ancorache come scelta consapevole – la conoscenza, il metodo scientifico el’intuizione razionale si stanno troppo spesso mettendo sullo stesso piano delsentire religioso o delle allucinazioni New-age.

Siamo convinti che è necessario organizzare fin da subito un movimento che sipossa opporre all’irrazionalità dei vari “moralismi ecologici” e alle scelte oscurantiste in materia di ricerca scientifica e medica, promuovendo laconoscenza Scientifica e Tecnica a tutti i livelli e adottando strumenti dipressione pubblica e politica affinché sia riconosciuta appieno la facoltà delgenere umano, così come la natura stessa ha dato, di apportare in pienaconsapevolezza e senza pregiudizi quelle modificazioni, a noi stessi eall’ambiente che ci circonda, che sono funzionali all’evoluzione di una società fondata sulla Ragione.

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Decreto Bersani-Visco: Della Vedova, Banalizzato il concetto stesso di liberalizzazione, come testimonia la vicenda taxi

Siamo di fronte a due decreti in uno: un decreto Visco sul fisco e uno Bersani sulle liberalizzazioni. Meglio sarebbe stato se fossero stati due provvedimenti distinti e meglio se, quantomeno per la parte di competenza del Ministro Bersani, non si fosse fatto impropriamente ricorso alla decretazione di urgenza. Leggi tutto

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Capezzone: Cambiamento in sette giorni


Di Mauro Mellini

Daniele Capezzone si è cimentato in un confronto con la categoria degli avvocati (se tale può considerarsi l’intervista con una rivista del ramo, non delle maggiori). Non è nuovo a tali confronti. Leggi tutto

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Governo: Della Vedova, Allarme Montezemolo tardivo ma utile

Dichiarazione Di Benedetto Della Vedova, Presidente dei Riformatori Liberali e Deputato di Forza Italia:


“Il Presidente della Confindustria, Luca Montezemolo, interviene oggi per denunciare l’inadeguatezza della politica economica e fiscale del Governo. Leggi tutto

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Segreti e bugie

 Roma – Adamo Bove, ex funzionario della Digos e responsabile della sicurezza delle reti TIM e Telecom, si è suicidato nella gionata di sabato gettandosi da un cavalcavia a Napoli. Dei fratelli Bove, Guglielmo è resposabile dell’ufficio legale di Telecom, G.elle si era occupata nell’ultimo mese per ben due volte pubblicando le denuncie di Giuliana D’Olcese. Gli articoli di G.D’Olcese

Il silenzio dell’informazione sul caso intercettazioni che prosegue dal 2004 snodandosi tra Parmalat e Telecom Brasile sino ad arrivare ai nostri giorni con il Lazio Gate e l’intrigo Abu Omar.

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Tra Pristina e Mitrovica, la città col muro invisibile

Di Paolo Tatti

Il 5 giugno mi trovavo a Skopje, per osservare le elezioni parlamentari che dovrebbero legittimare la Macedonia come pienamente degna di entrare a far parte di Nato e Ue. Tra gli altri membri della missione c’è Emiel, ventunenne olandese, studente di giornalismo, che come me ha l’idea di esplorare il Kosovo di oggi, a sette anni dalla guerra. Gli amici macedoni ci consigliano di cambiare programma, il taxista che ci porta alla stazione fa una faccia indescrivibile quando sente che andiamo a Pristina e i controllori del treno sul quale saliamo ci avvisano, quasi stessimo sbagliando, che il treno e’ diretto in Kosovo. In realtà non è pericoloso ma non è un luogo in cui avventurarvisi senza accortezza: qualche settimana fa una coppia di turisti inglesi in visita a Belgrado decise di recarvisi e affittò una macchina nella capitale. Non appena entrarono nel nord del Kosovo si ritrovarono in un villaggio albanese nel bel mezzo di una festa di matrimonio e la gente iniziò a spararli sopra, avevano una targa serba. La Pristina che ho visitato è oggi diversa da quella che ho conosciuto attraverso le corrispondenze di Antonio Russo. Le strade ora non sono deserte ma pullulano di venditori di sigarette, di studenti, donne, bambini e soprattutto di fuoristrada targati UN. Ho trovato alloggio a Velanja, nella strada parallela alla casa bianca di Rugova. Sono emozionato a pensare che è a due passi da dove abitava Antonio durante quei terribili giorni di sette anni fa. Passeggio e penso a quante volte lui sarà passato di qua, voglio scovarne le sue tracce, vado nell’abitazione di Rugova e con la scusa di scattare due fotografie riesco ad entrare nel suo giardino. Dico alla guardia che sono italiano come quel giornalista che viveva qui durante l’assedio. Immediatamente lui capisce e mi chiede perché è stato ucciso in Iraq. Gli dico che l’hanno ucciso in Cecenia, stava raccontando un’altra guerra. Ho l’impressione che il ricordo di Antonio in città sia come quello di una leggenda: la sera bevendo la birra con un ragazzo kosovaro provo ad accennare la sua storia e subito mi dice che sa di quell’ultimo giornalista rimasto a vivere con gli assediati. Mi chiede i dettagli della sua fuga a Skopje e della sua morte in Georgia. A Pristina tante cose sono cambiate oggi: le case bruciate sono state risistemate, tanti nuovi negozi hanno aperto e la notte è piena di vita. I segni ancora visibili della guerra sono pochi: uno è la Chiesa ortodossa nel giardino dell’Università, devastata e riempita di scritte oscene. Ora nessun fedele ci entra più, è recintata col filo spinato e i rovi vi possono crescere in pace. Un altro ricordo di guerra si trova tra lo stadio e il quartier generale dell’Onu, è il palazzone della polizia serba distrutto dai bombardamenti della Nato, è stato lasciato così, quasi a monito. Ma Pristina è diversa dal resto del Kosovo, lasciando la città con vecchio minibus Volkswagen ce ne rendiamo subito conto: il paesaggio che ci scorre sulla strada si riempie di militari del Kfor (invisibili nella capitale), di case bruciate, di cimiteri abbandonati, di vecchi check point e di carcasse di auto abbandonate. Siamo diretti a Mitrovica, una città che fa piangere, l’unica in cui convivono, separati, due popoli che si odiano a morte, che non possono non odiarsi dopo quello che è successo. Qui sono iniziati scontri del Marzo 2004, quando, a seguito della presunta uccisione di due bambini albanesi vi furono manifestazioni violente, scontri e roghi di monasteri ai quali i peacekeeper stranieri assistettero impotenti. La città è tagliata dal fiume Ibar, una sorta di confine tra due Stati: dopo la guerra le due etnie si sono divise, a nord la piccola zona serba coi grigi blocchi comunisti rimasti dai tempi di Tito e a sud la vivace parte albanese ricca di bazar. Dopo il ’99 quasi nessuno osa attraversare il ponte e chi viveva nella parte nemica ha lasciato le case, subito bruciate. Pure la bellissima basilica ortodossa ha dovuto chiudere baracca, ora è lì, recintata, violentata, sventrata. L’UNMIK ne ha costruita un’altra sulla collina a nord, a malavoglia: fino al 2004 avrebbe voluto che i serbi andassero a sud. Irrealistico. Qui non è come a Mostar, città divisa da una guerra devastante, ma oggi riconciliata nell’apparenza. La sua popolazione ha ricominciato a lavorare (grazie anche a un buon indotto turistico), a ricostruirsi la vita, a fingere di non odiare, di non essere stata su due trincee. A Mitrovica la trincea vi è ancora, nessuna osa attraversarla e serve a regalare una calma apparente che nasconda l’orrore quotidiano. La trincea chiamata fiume Ibar è tagliata dal ponte principale che fino all’anno scorso era chiuso a seguito dei disordini del 2004. Ora è aperto 24 ore su 24 sotto l’occhio vigile dei peacekeepers francesi e dei servizi segreti di Belgrado che dal palazzo di fronte fotografano chiunque lo attraversi. Al nostro arrivo in città ci aspettano Alexander and Milos, saranno le nostre guide nella parte serba. All’arrivo capisco immediatamente da che parte sono: uno scolorito poster di Milosevic campeggia nel primo negozio di scarpe che incontriamo. In Yugoslavia ognuno ti racconta la propria versione della storia, sono sempre gli altri i cattivi, i terroristi. I nostri amici ci raccontano quanto sia preoccupante l’avanzata del fondamentalismo islamico tra gli albanesi, che Al Qaeda opera pure in Kosovo e che ora sono apparsi pure i “barbuti” a libro paga di Ryad. Un uomo croato a Mostar, la settimana successiva mi dirà lo stesso dei musulmani di Bosnia. In Kosovo, vi è pure un’altra minoranza, sono i Rom, stanziati qui da secoli e cacciati dalle proprie case dagli estremisti albanesi accusati di collaborazionismo col regime di Milosevic. Tanti sono fuggiti nei paesi limitrofi, alcuni vivono nelle baraccopoli messe a disposizione dall’Onu. A Mitrovice vivevano a sud, ora stanno in una ex-caserma francese nella parte settentrionale. Chiediamo di entrare ma dicono che gli unici stranieri graditi devono avere il tesserino della CNN. La via della riconciliazione in Kosovo è ancora lontana, qualsiasi sarà il futuro status del Kosovo, indipendente o provincia autonoma, esso non potrà darsi istituzioni unitarie fino a quando i popoli che la abitano non inizieranno a rivolgersi la parola. I serbi hanno boicottato le ultime elezioni e di fatto continuano a vivere sotto le istituzioni di Belgrado: hanno targa, passaporto, moneta, e cellulare serbo (dai quali è impossibile chiamare i numeri albanesi che usano una sim-cards di Monaco). E’ chiaro che con questa volontà di aparthaid la regione non potrà avere un futuro, soprattutto nelle zone miste. Questo è anche il risultato delle politiche delle istituzioni internazionali che hanno usato i fondi per ricostruire case e infrastrutture e non per creare lavoro, vero problema da quelle parti. Non solo perché il tasso di disoccupazione è altissimo ma perché fino a quando il mosaico di popoli che vi abitano (serbi, albanesi, rom, turchi e bosniaks) non lavoreranno fianco a fianco, non inizieranno conoscersi, a fare affari insieme o ad avere gli stessi problemi la pace sarà solo apparente.

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Libano/Israele: Taradash, Pietà pelosa contro Israele


Dichiarazione di Marco Taradash, portavoce dei Riformatori Liberali

“Ora che tonnellate di pietà pelosa e ipocrita si abbattono su Israele dalle cancellerie e dagli editoriali di mezzo mondo bisogna chiedere all’Onu Leggi tutto

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Indulto: Della Vedova, Sulla giustizia non esiste nè un ministro nè una politica del governo

Dichiarazione di Benedetto Della Vedova, Presidente dei Riformatori Liberali e deputato di Forza Italia:
“Sul piano del merito l’indulto rappresenta una prima (e solo iniziale) risposta concreta ai problemi del mondo penitenziario. Leggi tutto

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Nasce l’Associazione per la Rosa nel Pugno

Roma – Lunedì scorso 17 luglio, nel corso di una riunione promossa dai deputati della RnP, Lanfranco Turci e Salvatore Buglio a Roma, presso Palazzo Marini, è stata decisa la costituzione dell’Associazione per la Rosa nel Pugno. Leggi tutto

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Telecom: se la Morte è una equazione

Di Giuliana D’Olcese

Nella sinistra Spy Story di Telecom tutto è precipitato nel momento più "sbagliato", nel bel mezzo della grande offensiva mediatica mossa dai giornali Grandi Fratelli e Grandi Cugini del Patron di Telecom Italia, Marco Tronchetti Provera. Offensiva mediatica strategica con il compito, preciso e perentorio, di operare un poderoso lifting all’immagine e agli affari del sullodato in vista delle alleanze tra Telecom & News Corporation: l’ingresso del magnate delle telecomunicazioni, Rupert Murdoch, in Olimpia, la holding che, con il 18%, controlla Telecom Italia. Ma che va a succedere proprio nel bel mentre che chez Fratello Sole24Ore e chez Fratello San Solferino si celebrano la Grande Messa cantata e il Te Deum in ringraziamento per gli affari finanziari del vicepresidente di Confindustria e presidente di Telecom Italia? Viene rinvenuto, cadavere, Adamo Bove, colui che in Telecom ha sostituito Giuliano Tavaroli l’ex capo responsabile del Cnag la struttura interna a Telecom addetta alle intercettazioni ordinate dalla magistratura. Intercettazioni che, come l’Italia intera oramai sa, sono degenerate in ogni tipo di abuso, di illegalità e di turpi commerci tirandosi dietro una inverosimile scia di miliardi, di mefitici misteri, di foschissimi affari e di loschissimi personaggi. E ora di morte. Siamo al sangue. In una nota recente l’avevo scritto che ci scappava il morto. E, nel bel mezzo del Te Deum, il morto c’è stato. Certo, se si fossero regolate le cose prima della morte di Bove e alla maniera della Principessa di Guermantes che all’annuncio della improvvisa dipartita di un congiunto ordinò ai famigli: "Fatecelo sapere domani, stasera abbiamo un ballo, non possiamo mancare", meglio sarebbe stato per tutti gli attori della incredibile vicenda Telecom. Adamo Bove, napoletano di Acerra, in vita deve aver rotto qualche uovo nel paniere di troppo, ma in morte, si appresta a fare una Casamicciola di uova e di panieri "strategici". Da napoletana quale sono, e avendo frequentato per anni l’amico grande psicanalista Cesare Musatti traendone una serie di utili insegnamenti, vorrei fare qualche riflessione, popolare, sul "suicidio" di Adamo Bove. 1). Nelle statistiche dei suicidi, rispetto al Centro, al Nord e alle Isole, il Sud Italia è all’ultimo posto. E, statisticamente, i pochissimi suicidi che avvengono al Sud si contano più tra le donne che tra gli uomini. I meridionali, sopratutto i partenopei, e Adamo Bove era un partenopeo, più che ammazzarsi ammazzano perchè, più che portati alla depressine, sono filosoficamente, culturalmente e atavicamente vinciuti. Ergo a vincere le battaglie della vita e a farsene, giusto, vanto. 2). Le statistiche nazionali sulla diffusione della depressione psichica indicano il Sud all’ultimo posto. Noi partenopei non abbiamo ne’ tempo ne’ danaro sufficiente per soggiacere alla depressione, accettarla, curarla e coccolarla. 3). Adamo Bove, stando a Napoli, e da ex poliziotto con brillanti precedenti di lotta alla Camorra, se non aveva un appuntamento con qualcuno di cui si fidava, o invece, un appuntamento a cui "presentarsi disarmato", non avrebbe lasciato la pistola a casa. Uno nella posizione di Bove, capo dell’Ufficio legale di Telecom, ufficio che ultimamente ha assorbito e sostituito il Cnag, e quindi nella posizione di colui con cui Telecom ha sostituito Giuliano Tavaroli e con tutto il terremoto in atto nel mondo del Sismi e delle Forze dell’Ordine, non fa un passo se non è armato. 4). L’amica più fidata, intima e cara di un poliziotto è l’arma. Se decide di suicidarsi, cosa improbabilissima in uomini rotti a tutto, si ammazza con l’arma amica, la pistola con cui ha convissuto giorno e notte, la fedele compagna, sicura ed infallibile, con cui ha condiviso i momenti drammatici della sua vita di poliziotto. 5). Il suicidio, vedi Freud, porta con se’ tutta una sorta di rituali. Generalmente il suicidando, negli ultimi minuti che lo separano dall’azione che sa che compirà su se’ stesso, mette in moto (forse per allontanare quel terribile momento che lo separerà dalla vita) una serie di azioni ordinate, precise, meticolose e attorno a se’ non lascia mai uno scenario disordinato ed illegibile. E Adamo Bove, uomo d’ordine, e nel bel mezzo di un grande cavalcavia, lascia la sua auto, la lascia con il motore acceso, con ben quattro lampeggianti accesi, e lascia lo sportello spalancato? 6). E, infine, Bove, cuore napoletano, non lascia neanche un biglietto di addio alla amatissima moglie? No. Non ci siamo. Perchè ho voluto dedicare questa nota a Giulio Anselmi Direttore de La Stampa? Perchè è umanamente e professionalmente un uomo e un direttore vigile e, sopratutto, pur essendo il quotidiano che dirige in qualche modo imparentato anch’esso con la oramai macabra e fatale Telecom, La Stampa non ciurla nel manico dell’informazione. Giulio Anselmi, che ha diretto e vicediretto i più grandi quotidiani e settimanali nazionali, ed è stato il miglior Direttore dell’ANSA, costituendo al Politico il migliore staff di giornalisti che l’ANSA abbia avuto, non ha mai fatto scrivere un solo titolo, un solo sottotitolo, un solo occhiello, una sola riga tendente al solito indotto mediatico fetente: questa volta quello di "giustificare" il "suicidio" di Adamo Bove marchiandolo, senza por tempo in mezzo, con il marchio del grande depresso (nu’ poco pazzo…), con "la paura di essere pedinato" – un grande poliziotto si suicida perchè è pedinato?! – ma fatemi il piacere…, e "ossessionato dalle inchieste sulle intercettazioni". Ma come, se quelle legali le faceva pure lui e le Procure gliele ordinavano, proprio Bove, era "ossessionato dalle intercettazioni" e si sentiva colpevole lui di quelle illegali e abusive fatte a bizzeffe da altri della Telecom? Proprio Bove che stava ricostruendo per gli inquirenti le intercettazioni abusive e le violazioni denunciate al Garante per la Privacy e alla Procura di Roma da utenti di Telecom? E, per esempio, uno che si "suicida" per il fatto che ha dato una mano a scoprire gli altarini del "rapimento" di Abu Omar, e quindi si sente nel mirino del Sismi, è così impreparato al mondo dei Servizi segreti che, se decide di farne scoprire gli altarini, è talmente incosciente, e cagasotto, che subito dopo averlo deciso si mette in una tale agitazione motoria tanto da suicidarsi?! Sembra, a leggere alcune cronache e cronachieri, che prima ancora che siano state fatte le prime indagini, prima che, almeno, sia stata fatta l’autopsia di Bove, vi sia una maledetta fretta di veicolare la certezza assoluta che Bove "ha scavalcato il guardrail", "si è gettato nel vuoto", "ha lasciato il motore acceso e le luci accese", "ha lasciato lo sportello spalancato", "ha chiuso lo sportello" e che Bove "era ossessionato", "aveva paura di essere pedinato", "era in stato di forte depressione", "temeva di essere intercettato". Capirai! quelli non fanno altro che intercettarsi a vicenda e proprio Bove, ex funzionario Digos e Dia, e nuovo capo dell’ufficio intercettazioni di Telecom, era l’unico poliziotto al mondo a non sapere come fare per sapere se era o non era intercettato?! Ma perfavore siamo seri. Seri come il Direttore de La Stampa che, il suo giornale, non lo espone a certe grottesche belinate. Se la morte di Bove vuole apparire come una equazione psico-sanitaria i conti non tornano. Se, invece, è come appare, e cioè avvenuta nel momento più cruciale delle indagini sulle intercettazioni illegali fatte da Telecom, allora l’equazione, forse, torna.

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Dpef: Della Vedova, misure del Governo possibili solo con inasprimento del carico fiscale

A seguire il testo dell’intervento pronunciato quest’oggi alla Camera da Benedetto Della Vedova, presidente dei Riformatori Liberali e deputato di Forza Italia:
Questo DPEF d’inizio legislatura non segnerà certo la storia dei documenti di programmazione economica e finanziaria, sul cui valore e utilità, in generale, andrebbe aperta la discussione. Leggi tutto

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Napoletano: Della Vedova, Protagonismo politico improprio

“Lascia davvero senza parole la “naturalezza” con cui il Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano abbandona così sovente i panni del Presidente della Repubblica arbitro e garante di tutti, come lo vuole la Costituzione del ‘48 considerata sacra da questo centrosinistra, per indossare quelli del giocatore, cercando di puntellare in qualche modo i traballanti equilibri del Governo Prodi. Leggi tutto

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