La Rosa nel Pugno ce la può fare

Di Tommaso Ciuffoletti

La Rosa nel pugno ce la può fare, può mantenere la promessa di realizzare un progetto politico moderno e portatore di istanze modernizzatrici, con attenzione ai temi dell’equità e della giustizia sociale. Certo le difficoltà non mancano, così come non mancano coloro che, per i più svariati motivi (a volte anche per ragioni squisitamente personali), le hanno sottolineate in maniera spesso strumentale; tuttavia più che i vizi d’origine del tentativo di costituire una forza liberalsocialista, sono gli ostacoli attuali e quelli che nel breve periodo potrebbero ancora prospettarsi lungo il cammino della Rosa nel pugno a rappresentare il pericolo più concreto per il suo futuro politico. Fra questi ve ne sono di strutturali, e credo che per certi versi anticipino quelli che potrebbero incontrarsi durante la fase costituente del Partito Democratico. La realizzazione di un soggetto che sia veramente nuovo impone il superamento di riluttanze interne alle formazioni politiche che ne sono state promotrici. Queste sono perfettamente comprensibili, a patto che non diventino patologiche, bloccando un lavoro di definizione e strutturazione che solo se sarà portato avanti in maniera aperta e convinta potrà dare i frutti sperati. Credo infatti che il reale valore di un progetto politico sia rappresentato dalla mole e dalla qualità del lavoro che viene investito nella sua realizzazione; un lavoro che non può essere rimandato, anche perché quelle tensioni interne potranno ricomporsi positivamente soltanto attraverso di esso. Eventuali opportunismi, di convenienza, ma senza prospettiva, devono cedere il passo all’opportunità offerta dalla costruzione della Rosa nel pugno. Io stesso non ho avuto difficoltà a riconoscere che la borsa degli attrezzi elettorali utilizzati alle politiche e alle ultime amministrative, era ancora priva di importanti strumenti che, per la contingenza delle scadenze, non erano stati debitamente preparati. Sono tuttavia convinto che non manchino abilità, competenze, e risorse umane da mettere all’opera per affinare, approfondire e rendere più solidi gli argomenti e i punti del programma della Rosa nel pugno. Allo stesso modo non è venuto meno l’entusiasmo di tanti elettori, spesso giovani e culturalmente preparati, che hanno votato per il nuovo soggetto politico con la convinzione che il lavoro svolto durante la campagna elettorale delle politiche fosse soltanto l’avvio di un cammino teso a rafforzarne ed ampliarne la capacità di attrazione e di coinvolgimento. Credo infine che da parte dei responsabili politici ci sia la volontà di non disattendere quelle promesse che hanno saputo suscitare interesse, attenzione e passione. Per questo è oggi decisivo per il progetto della Rosa nel pugno saper cogliere con la giusta tempestività un’opportunità tanto importante. Quanto è stato fatto finora rappresenta un patrimonio che non deve essere disperso, ma richiede ulteriore impegno, perché le prospettive che può aprire sono di grande valore. Oggi molti iniziano ad avvertire le prime sirene del Partito Democratico, che tuttavia deve ancora muovere i primi concreti passi per l’avvio della sua costituzione. Anche in quest’ottica una compiuta realizzazione politica della Rosa nel pugno risulterà fondamentale per fornire un contributo tangibile, e non meramente di testimonianza, per affrontare quei temi decisivi che riguardano il rapporto tra socialismo e liberalismo ed il nodo della laicità dello Stato, da svolgere senza imporre uno scontro tra ideologismi contrapposti, ma con la capacità di coglierne l’estrema attualità per una società che sta cambiando e all’interno di quadro globale in forte tumulto. Scriveva Giacomo Matteotti che una praticabile prospettiva riformista “richiede un lavoro enorme, molteplice, vario; propaganda e organizzazione, revisione teorica e azione pratica, studio ed esperimento, preparazione tecnica per le riforme legislative, preparazione per l’opera amministrativa nei Comuni; facoltà di comprendere l’ideale e il reale, l’immediato e il lontano: da discernere il lecito dall’illecito; di conoscere l’anima popolare, di non titillarla demagogicamente, ma di non prenderla di fronte ed allontanarla da sé con atteggiamenti ad essa inaccessibili…”. Credo che la Rosa nel pugno non possa esimersi dal proseguire, fin da subito, lo sforzo per affrontare il lavoro enorme, molteplice e vario che la attende.


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