Calderisi: «La nostra riforma renderà lo Stato efficiente»

«Votare sì per sconfiggere i conservatori dell’Unione che non vogliono il cambiamento»da Il Mattino di domenica 25 giugno 2006 pag.3

di PIETRO PERONE – Un sì al referendum costituzionale «per non perdere un’occasione storica affinché le nostre istituzioni siano moderne ed efficienti». Parola di Peppino Calderisi dei Riformatori liberali e fra coloro che fanno parte del comitato a favore della devolution. Cinquanta articoli modificati: nulla di cui pentirsi? «Gli obiettivi di fondo sono ottimi, condivisi anche da alcuni dell’Unione come Augusto Barbera: il premier scelto dai cittadini senza più ribaltoni, rafforzamento dei suoi poteri, superamento del bicameralismo e sottrazione al Senato della fiducia. Inoltre la riduzione del numero dei parlamentari e la correzione dello sgangherato federalismo varato dal centrosinistra».

A eccezione di Bossi, un po’ tutti riconoscono che dopo il referendum bisognerà dialogare: potevate pensarci prima?

«Il confronto dovrà esserci sugli aspetti tecnico-attuativi, ma sugli obiettivi di fondo non c’è accordo in Parlamento. Nel centrosinistra pochi vogliono un premier scelto dai cittadini come nel resto d’Europa, anzi sostengono che si tratta di una dittatura».

Se confermata, la riforma sarà in vigore entro il 2016: quindi non è così urgente?

«Un momento… La correzione del titolo V è immediata, visto che la modifica del centrosinistra ha prodotto dei guasti enormi al nostro ordinamento e ridà la certezza delle leggi che oggi non c’è. Ci sono poi alcune parti della riforma che entreranno in vigore nella prossima legislatura e altre dopo perché si è tenuto conto della necessità di un passaggio graduale da un sistema all’altro a differenza di quanto fece l’Ulivo nel 2001».

Non teme il pericolo che ogni maggioranza tenti di cambiare la Costituzione a proprio piacimento?

«In linea di principio sono d’accordo che si dovrebbe procedere con larghe convergenze, ma le riforme che servono al Paese gran parte del centrosinistra non le vuole. Basti pensare che nell’Unione ci sono ancora due partiti che si richiamano al comunismo e non mancano coloro che vorrebbero cancellare il bipolarismo. Prima ancora che si riunissero i cosiddetti saggi della Cdl, con il senatore Malan presentammo un disegno di legge che ricalcava la proposta dell’Ulivo cancellando il presidenzialismo e introducendo il premierato, ma arrivarono i conservatori del centrosinistra, Bassanini e altri, che fecero fallire il tentativo bipartisan. È dunque una bugia sostenere che la Cdl non ha tentato la strada del dialogo».


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