Meno costi con il Parlamento riformato

Intervista di Laura Della Pasqua a Benedetto Della Vedova
su Il Tempo di mercoledì 21 giugno 2006 pag. 9

«Con il Senato federale si mette fine al bicameralismo perfetto e si riducono notevolmente i costi della politica. La riforma è nel segno della modernizzazione del Paese. Sarà forse per questo motivo che la sinistra, conservativa nel suo Dna, si oppone così duramente». Benedetto Della Vedova, presidente dei Riformatori Liberali di Forza Italia, sottolinea che la trasformazione dei due rami del Parlamento è l’architrave della riforma costituzionale.

Come cambia il rapporto tra Camera e Senato con la riforma?
«La Costituzione ora prevede che Camera e Senato facciano le stesse cose e questo determina una duplicazione di tempi e di costi. Con la riforma viene meno il bicameralismo perfetto e si fa una netta distinzione di funzioni e di ruoli tra i due rami del Parlamento. La Camera legifera sui temi nazionali e ha un rapporto fiduciario con il governo mentre il Senato federale legifera sulle materie devolute alle regioni».

Che vantaggio ne avranno i cittadini da questa riforma?

«La riforma porterà un Parlamento più efficiente e in grado di decidere con maggiore velocità. I tempi di approvazione delle leggi saranno ridotti. Soprattutto con il Senato federale, ci sarà una risposta più attenta alle istanze delle regioni. Il numero dei parlamentari verrà ridotto con una notevole diminuzione dei costi. È del tutto priva di fondamento l’accusa del centrosinistra che la riforma costituzionale moltiplicherà i costi».

La differenziazione dei ruoli dei due rami del Parlamento non crea incomunicabilità tra Camera e Senato?
«Montecitorio e Palazzo Madama avranno competenze diverse ma affronteranno insieme materie nazionali e regionali».

Può fare qualche esempio?

«Ci sono alcuni temi sui quali Camera e Senato legiferano insieme. Sulla determinazione dei livelli essenziali delle prestazioni sociali, sulla legislazione elettorale, sull’autonomia della funzione amministrativa di comuni e province».

Quali sono invece le competenze dei Senato? Di cosa si occupa il Senato?
«Delle materie su cui c’è competenza sia dello Stato centrale che delle regioni: commercio con l’estero, protezione civile, valorizzazione dei beni culturali, istituti di credito di carattere regionale».

La riforma riduce il numero del senatori. Non è un rischio per la rappresentatività?

«Il numero attuale è eccessivo. La riduzione sarà di circa il 20%. È un taglio equilibrato in linea con la situazione degli altri Paesi europei e che non mette a rischio la rappresentatività».

Diventare senatore a 25 anni. Non si è troppo giovani? Il Senato non sarà più la camera dei saggi?
«Nel momento in cui c’è una differenziazione delle funzioni non c’è più una camera alta. Pertanto non ha senso mantenere i 40 anni come età minima per essere eletti. E’ necessario un turn over nella politica, un cambio generazionale. In altri contesti come quello tedesco i senatori sono eletti contestualmente ai consigli regionali. Se cadono i consigli regionali cadono anche i senatori eletti in quella regione.
Nel Senato la rappresentanza è territoriale e il numero di rappresentati non è legato alla popolazione ma alla dimensione territoriale. C’è un bilanciamento tra rappresentanza territoriale e quella relativa alla popolazione».

Se vincerà Il No sarà possibile aprire un dialogo tra le due coalizioni?
«Il confronto con il centrosinistra sarà impossibile per il semplice fatto che non riusciranno mai a elaborare una proposta organica. Ci sono troppe anime nella sinistra. Il dialogo è difficile dentro di loro, figurarsi come possono dialogare con noi».


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