Il Polo unito? Per ora è virtuale

A Sestri Levante il primo raduno dei blogger conservatori. Tema: l’informazione.

Da Libero di domenica 18 giugno 2006 pag. 11
di Francesco Specchia

Ndr: Questo articolo, del bravo Francesco Specchia, non è stato molto apprezzato dai presenti all’incontro di Sestri. Si è contestata la definizione di blog “conservatori”, accettata invece quella di liberali & conservatori (Marco Taradash ha parlato di un’ipotesi fusionista-confusionista di tipo lib-con (lib-erali, lib-eristi, lib-ertari, lib-ertarians, con una spruzzata lib-ertina uniti nel confronto coi con-servatori e i con-fessionali). E d’altra parte non tutti i bloggers presenti si riconoscevano nell’adesione al centrodestra. L’incontro di Sestri è stato comunque eccezionalmente interessante e ringraziamo Libero che gli ha dedicato un’intera pagina.
SESTRI LEVANTE (GE) «Un comunista che apre un blog è meno comunista di prima. Perché si espone alla sfilza di commenti negativi e diventa. automaticamente liberale…». Clap clap clap.
Con smagliante analisi di Bruno Pellegrini (Nessuno tv), esplode l’applauso;
un tuono che, dal palco del settecentesco Audifiorium Madonnina del Grappa – un po’ ritiro spirituale democristiano anni 60 – carezza l’orizzonte della riviera di Ponente. Orizzonte politico,s’intende.
Perché, qui a Sestri, al primo raduno nazionale dei Bloggers di centro destra
duri e puri assemblati dalla Sicilia alla Lombardia, dalla Spagna alla Germania, pure in camper – si discute dell’irresistibile ascesa degli sfogatoi politici via Internet, pronti a diventare un manifesto.Politico. I Bloggers liberal- conservatori sono degli strani animali. Sono, in genere, studenti o giovani insegnanti a contratto, o impiegati d’azienda, che si mettono in ferie per inseguire un’ideale. Parti osservandoli come nerds dalle polo lise, volti occhialuti da neocon alla Alain Finkielkraut, il sociologo che guardava il passato con nostalgia proustiana; poi ne diffidi quando, da matti, si chiamano tra loro solo coi nickname, gli pseudonimi usati in Rete («Ciao sono RightNaTion», «Piacere mio io sono “Guerrecivili”, ti presento “Starsailor” … »); al massimo li rivaluti come tarli famelici delle e-mail, le meningi spremute, il lavorio sulla tastiera, da 1000 -1500 contatti al giorno.
Ma., in fondo, a sfruculiarli bene, li riscopri anime belle, futuristi dei postcad. Livelli coi sorriso di chi conta su un bacino di 500mi1a affiliati in crescita esponenziale (3 milioni in Francia, 10 negli Usa., dove fecero dimettere il giornalista Dan Rather), coi fumetti di Dylan Dog e i libri di Fukuyama sottobraccia, e con la fissa d’esportare la democrazia,. Gente imprevedibile, i Bloggers Liberal-conservatori. Che si chiamino Christian Rocca, Marcello Pera, Salvatore Lauro, Antonio Palmieri, l’unico deputato di Forza Italia che abbia capito le potenzialità del mezzo e i rischi di autoreferenzialità -; costoro coltivano uno schema politico unitario, e non solo per il referendum. Poche idee, ma secche come un sms.
C’è Arturo Diaconale, che auspica il trionfo della «democrazia che parte dal basso»; c’è Marco Taradash, blogger incallito che intuisce che «Internet può creare una lobby parallela al potere dell’informazione ufficiale: lo spazio virtuale sostituisce i nostri vecchi movimenti giovanili. .. »: ci sono quelli di Ideazione: «…dobbiamo fare massa critica e combattere sul suo stesso terreno la sinistra: siamo laici, cattolici, liberali, radicali, finiani di An, perfino leghisti e liberai di sinistra: uniti per fare le prove del partito unico, che la politica non riesce a fare», chiosa proprio Andrea Mancia, caporedattore del Micromega della. destra.. Insomma.. La rivoluzione non sarà. un pranzo di gala, ma questo è un picnic mediatico dove ognuno porta il suo piatto. Ci sono 100 milioni di bloggers al mondo. L’idea, è che in Italia. si possano usare le piatta forme Tocqueville (centrodestra) e parte di Blogosfere (bipartisan) nella stessa, funzione aggregatrice che fu del Polo nel ’94. «i Blog hanno il vantaggio di essere editore di se stessi, di costare zero e di essere notati solo se hanno bei contenuti», dice Paolo Della Sala, 50 anni, semiologo con Eco, ex disoccupato e comunista oggi ravvedutosi.
Non ha tutti i torti. Se i politici di Cdl e Unione avessero misurato l’umore del popolo via blog non si sarebbero stupiti delle enormi topiche dei sondaggi elettorali. Se avessero dato un’occhiata all’analisi perfetta, dei bloggers sui conflitti internazionali avrebbero capito che ci sono più giornalisti veri, a casa, dietro uno schermo che in parecchi alberghi dell’Iraq. Ci sarà. un motivo se, a New York, i guru politici del National Review sussurrarono ai cuginetti di Ideazione: «Non mollate Internet, è il ricambio delle classi dirigenti e il futuro della democrazia…»

* Audio Sestri Levante

* Audio Taradash, Sechi, Diaconale

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