Legalizzare per liberare

Di Marco Paolemili

Purtroppo la posizione del Ministro Ferrero è solo, come conferma lui stesso, una posizione personale e a confermarlo è anche quel vetusto di Prodi e il resto del suo esecutivo. Non avremo una liberalizzazione delle sostanze stupefacenti e il Ministro della Solidarietà sociale, rischia di diventare la Stefania Prestigiacomo della sinistra: un fenomeno isolato. Liberalizzare le droghe fa diminuire il numero dei tossicodipendenti, stavolta a dirlo non è il Radicale anitproibizionista di turno ma il Lancet, una delle più importanti riviste mediche mondiali. Cifre alla mano, basate su questo studio, anche Umberto Veronesi si è dichiarato favorevole alla legalizzazione. Sono in molti ad essere contrari alle politiche di riduzione del danno a quella che chiamano eroina di stato (le stanze del buco, adottate anche a Zurigo, da dove provengono i dati dello studio sopracitato), c’è chi dice che non sia giusto pagare tutti noi gli sfizi di un drogato. Altri sono contrari perchè questo atteggiamento, lasciare libere le persone di drogarsi, non è un modo di combattere il problema droga. Queste persone sono in maggioranza, o almeno la loro idea è quella che ha ispirato tutte le leggi antidroga, non solo l’ultima legge Fini. Credono di essere nel giusto, che la droga si possa combattere in questo modo: il consumo di droga non cala e la criminalità correlata allo spaccio continua ad accrescersi. Stringere le maglie, essere più rigorosi nei controlli non porterà mai ad un decremento dei due fenomeni, perchè essi non dipendono da queste due variabili. Se è vero che il consumo di droga comincia per conformismo o noia (la canna perchè se la fumano tutti, la tirata di coca alla feste, la pasticca in discoteca, il buco per rilassarsi), non è invece vero che se ne possa uscire in qualsiasi momento. L’assunzione di sostanze d’abuso, questo è il nome medico delle “droghe”, è caratterizzata da due fenomeni correlati: la dipendenza e la tolleranza. La dipendenza può essere fisica, cioè caratterizzata da presenza di sintomi da sospensione (come il famoso delirium tremens da astinenza alcolica, ma anche sintomi più lievi come nausea, sudorazione, tremori) o psicologica, con alterazioni comportamentali che vanno dall’irrequietezza di chi deve per forza uscire fuori a fumare una sigaretta, a veri e propri stati di agitazione. Poi c’è la tolleranza, quel fenomeno che si verifica a livello recettoriale del sistema nervoso per il quale è necessario aumentare i dosaggi della sostanza per ottenere lo stesso effetto. Alla base di questo fenomeno c’è l’adattamento recettoriale (tutte le sostanze d’abuso agiscono a questo livello, modificando la conduzione nervosa, mimando gli effetti di un neurotrasmettitore o modulando l’attività di altri sistemi correlati): il recettore si desensibilizza, non risponde cioè più a quello stimolo e ne necessita uno più forte. Mi si perdoni questa banale ed elementare lezione di tossicologia ma era fondamentale per far capire come funzioni la droga e come non sia possibile combatterla in termini di legge, ma sia necessario trattare i tossicodipendenti come malati. Questa dipendenza medica fa poi la fortuna della piaga sociale della droga: la criminalità organizzata che detiene il commercio degli stupefacenti. Sfruttando quei fenomeni biologici appena descritti, cioè sfruttando la necessità di chi assume droghe di assumerne sempre di più, fa aumentare, come nel mercato regolare governato dalla domanda e dall’offerta, il prezzo della dose. I ricconi alla Lapo Elkan, alla Kate Moss, alla Donatella Versace e via dicendo, non hanno problemi a pagare sempre più il proprio pusher, ma questi splendidi individui che popolano le nostre riviste con le loro fantastiche storie di come siano usciti dal tunnel della droga (bugie) non sono il mondo reale. Il consumatore medio è una persona come noi, che non può permettersi di pagare in continuazione sempre più denaro. Ma deve trovarlo o starà male, come abbiamo visto, molto male, fino a poter morire. Come troverà i soldi lo sappiamo tutti, soprattutto lo sanno i nostri motorini rubati (anche il mio vecchio Metropolis), le nostre autoradio sparite dalle macchine, le borse scippate dai motorini (quelli rubati sempre), le casse dei supermercati o delle banche svuotate, la case svaligiate, le mamme e i papà derubati, a volte uccisi dai propri figli. E così il sistema si autoalimenta, alla faccia del buonismo delle pubblicità progresso, delle leggi che si promettono di combattere la droga, che sono manna dal cielo per la criminalità perchè più la sostanza diventa relativamente difficile da trovare più questa diventa pregiata (sono sempre le regole del mercato). Molti sfortunati finiscono in carcere, tutti pesci piccoli, quello beccato a rubare per comprarsi la dose, il piccolo spacciatore che vende qualche dose per tirare su i soldi per permettersi la sua, quando le forze dell’ordine sono fortunate qualche corriere o qualche rivenditore un po’ più grande. I big, i boss della malavita italiana e internazionale, non li prendono mai, con buona pace di Fini, Giovanardi e compagni destri e sinistri. La sto facendo lunga, tornerò ancora su questo argomento che mi sta a cuore. Non perchè io tenga a drogarmi in santa pace e nemmeno, questa volta, perchè sia tanto spinto dal sentimento liberale di decidere in totale libertà della mia vita. Questa volta il mio liberalismo non è ideologico ma strumentale. Dobbiamo togliere dalle mani della criminalità il mercato delle droghe, prendere atto che le sostanze stupefacenti rappresentano un problema che deve essere curato dai medici e non dai giudici e dalla polizia. Lo Stato pensasse a fare campagne informative serie, non quelle buoniste guidate dall’idea che dalla droga si può uscire, che basta volerlo o magari che basta pregare. No, dalla droga non si esce così, per la maggior parte delle persone che vi entra seriamente non c’è alcuna speranza, nemmeno e soprattutto dall’alcol e nemmeno spesso dalle sigarette, che ti porteranno qualche tumore o un infarto e nemmeno dalle canne, che non poche volte slatentizzano disturbi mentali gravi. Ma temo che continueremo col rigore fasullo che ci contraddistingue, scandalizzandoci perchè paghiamo l’eroina o il metadone, perchè non vogliamo considerarle farmaci dispensati dal sistema sanitario, considerando la droga il rifugio dei vili, facendo gli struzzi insomma e pagando a caro prezzo questa nostra rettitudine morale. Il mio ultimo pensiero va ad una donna, ad una madre che conobbi due anni fa a Ladispoli, il cui figlio entra ed esce dai carceri d’Italia, da poco malato anche di AIDS, madre che chiedeva un aiuto, una soluzione al problema del figlio. Questa politica non la troverà, l’unica cosa che farà sarà rendere la vita più difficile a noi e preparare la tomba di quel ragazzo e quella di sua madre, nemmeno esentasse.


Comments are closed.