Antiproibizionismo non significa mancanza di regole

Di Filippo Modica Audio Antipro

Lo scorso 15 maggio, sono stati arrestati a Catanzaro due giovani, uno di 19 anni, l’altro di 21, per detenzione ai fini di spaccio di sostanze stupefacenti. I due erano stati trovati in possesso di uno spinello di circa un grammo di hashish. Questo è uno dei primi casi di applicazione della nuova legge Fini in materia di droghe. Tale legge, equiparando di fatto le droghe pesanti a quelle leggere, rischia di far riempire le carceri (che già straripano in condizioni di illegalità) di giovani consumatori di hashish e di altre droghe leggere. Non ci sembra certo questa la strada giusta per contrastare il fenomeno droga, anzi, di sicuro l’attuale legge ci fa tornare indietro di trent’anni, quando Marco Pannella, in una delle sue azioni di disobbedienza civile, fumò in pubblico uno spinello allo scopo di far depenalizzare il consumo di sostanze stupefacenti. Allora, la legislazione fu modificata al fine di punire solo lo spaccio e la cessione gratuita, non la mera detenzione o il consumo. Ogni tipo di legislazione proibizionista, di fatto, ha lo scopo di combattere il fenomeno della diffusione delle droghe come se si trattasse di prosciugare il mare utilizzando un cucchiaino. Invece di affidarsi alle libere coscienze, ci si affida alla forza dello Stato che non potrà mai avere i mezzi per controllare fino a tal punto la vita dei propri cittadini (e qualora li avesse davvero, vivremmo nel peggiore totalitarismo che la storia abbia mai visto, quello del Grande Fratello). Non c’è dubbio, poi, che, in base alle attuali conoscenze scientifiche, solo uno stolto potrebbe equiparare gli effetti derivanti dal consumo di hashish a quelli derivanti dall’uso di cocaina. E allora perché lasciarsi condizionare fino a tal punto dall’ideologia anti-droga e rischiare di rovinare la vita di un numero elevato di giovani? Sì, perché oggi lo spinello ha una diffusione molto ampia soprattutto fra i ragazzi che il più delle volte “si fanno veramente del male” più con l’alcool che con una canna. Ma chi si sognerebbe di mettere in gattabuia un ragazzo un po’ brillo? Si tratta allora di prendere provvedimenti pragmatici, di evitare la galera ai consumatori, di cominciare a regolamentare il commercio delle droghe leggere e di permettere anche in Italia l’utilizzo a scopi terapeutici delle droghe pesanti per il recupero dei tossicodipendenti. Si tratta di uscire dallo stato di anarchia attuale che di fatto vede spesso vittime della giustizia semplici consumatori e non le grandi organizzazioni mafiose del narcotraffico. Si tratta di far capire che solo delle regole rispettose delle libertà individuali e l’educazione possono salvare milioni di giovani dall’uso sconsiderato di droghe pesanti e alcool. Non sarebbe male se una parte dei fondi destinati alla lotta alla droga fossero utilizzati per finanziare dei programmi educativi che a partire dalla scuola elementare informino i giovani cittadini sugli effetti dell’uso di droghe e alcool (che ancora oggi fa più vittime della coca o dell’eroina) perché solo un cittadino pienamente consapevole e pienamente riconosciuto dall’ordinamento come soggetto responsabile può conoscere veramente il significato dell’espressione libertà di scelta.


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