Referendum: La CDL è già rassegnata alla sconfitta?

Dichiarazione di Peppino Calderisi e Marco Taradash (Riformatori Liberali)Siamo stati i primi a proporre il Sì al referendum per poter poi migliorare quelle parti della riforma che entrerebbero in vigore solo dopo il 2011.
Ma ha ragione Baget Bozzo. Bisogna politicizzare il referendum, non nel senso della spallata a Prodi, che sarebbe controproducente, ma sui contenuti e sugli ottimi principi ispiratori della riforma: scelta del premier da parte dei cittadini e rafforzamento dell’esecutivo, superamento del bicameralismo paritario, riduzione del numero dei parlamentari, federalismo con la correzione della sgangherata devolution del titolo V del centrosinistra.
Se non ci sarà una forte politicizzazione e se non scenderanno in campo tutti i leader della CdL, la gran parte degli elettori di centrodestra non si recherà a votare, mentre il centrosinistra, impegnato da tre anni in una massiccia campagna di delegittimazione e di falsificazione dei contenuti della riforma, riuscirà a portare al voto almeno i due terzi del proprio elettorato.
In questo modo il referendum non potrà che registrare una netta vittoria dei No in un rapporto che potrebbe essere anche di tre a uno.
I leader della CdL vogliono tentare di vincere questo decisivo confronto per modernizzare le istituzioni del paese, obiettivo difficile ma ancora possibile, oppure sono già rassegnati ad una pesante sconfitta ?
Condividiamo le proposte avanzate oggi da Tremonti sul Corriere della Sera, ma è chiaro che senza un forte impegno dei leader della CdL all’indomani del referendum non ci sarà altro da fare che raccogliere i cocci.
Roma, 3 giugno 2006


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