L’unica proposta concreta avanzata da Prodi in campagna elettorale già si profila di difficile attuazione, sia dal punto di vista politico, sia dal punto di vista tecnico.
La riduzione immediata e generalizzata di 5 punti promessa da Prodi si rivelerebbe, comunque, un beneficio effimero.
Come dimostrano anche i confronti internazionali il “cuneo fiscale italiano”, pur essendo tra i più elevati, non è il più elevato anche rispetto ai Paesi direttamente concorrenti con l’Italia.

Il problema della competitività dell’industria italiana non è principalmente legato al costo del lavoro; di più, agendo sul costo del lavoro si rischia semplicemente di prolungare l’agonia di settori e produzioni in cui l’Italia non potrà mantenere posizioni, se non a seguito di un’accelerazione dell’innovazione tecnologica. Anche qualora venisse realizzato, il taglio del cuneo fiscale rischierebbe di veder assorditi i benefici nel giro di un paio di anni, avendo nel frattempo procurato un colpo pesantissimo al risparmio delle famiglie italiane per le quali si prevede un drastico inasprimento fiscale, i cui proventi andrebbero destinati appunto al taglio del cuneo fiscale.
Infine non va dimenticato che il taglio immediato di 5 punti degli oneri contributivi sul lavoro implicherebbe il parziale trasferimento della spesa previdenziale sulla fiscalità generale, che andrebbe a scardinarne l’attuale impianto contributivo, costituendo un precedente pericolosissimo.