Emma alla Difesa

Di Tommaso Ciuffoletti

Emma non prendertela (per) la Difesa. Se fossi un estimatore di Emma Bonino senza alcun interesse nei confronti delle sorti del mio paese, il consiglio che darei ad Emma sarebbe quello di lasciar perdere il Ministero della Difesa e cedere a Mastella o Parisi il divertimento di litigarsene la poltrona. Ovviamente a quel punto la Rosa dovrebbe concedere un appoggio esterno al governo Prodi modulando ogni propria iniziativa ed ogni proprio voto parlamentare sulla base di un’assai maggiore libertà di movimento. Ma tralasciando le conseguenze più prettamente politiche che potrebbero determinarsi a seguito dell’esclusione di Emma Bonino dal novero dei papabili per il Ministero della Difesa, m’interessa argomentare il perché del consiglio che darei ad Emma, che allo stesso tempo è, paradossalmente, la spiegazione del perché ella sarebbe la persona in assoluto più adatta a ricoprire l’incarico di Ministro della Difesa. Una situazione difficile per le forze armate italiane Un bell’articolo di Alfonso Desiderio, pubblicato sul numero di Limes di marzo-aprile, delinea in maniera estremamente chiara lo stato dell’arte del sistema difesa italiano e non è un caso che il pezzo si intitoli “Addio alle armi”. Il quadro delineato dal giornalista, esperto di questioni internazionali, illustra un quadro in cui la riduzione per il bilancio della Difesa attuato nel 2006, avvenuto poco dopo la riforma che sospende definitivamente il servizio di leva obbligatorio, ha determinato una situazione in cui la scarsità di risorse impone un drastico intervento in grado di ridisegnare una strategia di lungo periodo per le forze armate italiane. “I gravi tagli di bilancio del 2006 sono intervenuti su un corpo già malato – così scrive Desiderio – spingendo probabilmente la struttura verso il punto di rottura ed acuendo la competizione tra le diverse armi, i tagli hanno inoltre sconvolto la struttura del bilancio portando la spesa per il personale al 72% e facendo a pezzi la spesa per l’investimento e l’esercizio”. La situazione di estrema delicatezza in cui si trova la difesa italiana è solo in parte mascherata dall’impegno dei nostri militari in missioni all’estero, attualmente sono ben 8411; anzi, proprio tale intensa attività acuisce i problemi di bilancio ed impone una revisione nella strategia che il nostro paese dovrà attuare per cercare di mantenere un rilievo internazionale. Oltretutto non è sbagliato sottolineare che a fronte di tale impegno, gli utili ottenuti sul piano politico non sono stati pienamente soddisfacenti. Il bilancio della Difesa è stato oggetto di una riduzione dell11% rispetto al 2005, con l’aggravante che esso graverà soprattutto sulle spese per l’investimento (-41%) e l’esercizio (-39%). Questo ha fatto aumentare il peso percentuale delle spese per il personale, il quale, oltretutto, ha una composizione interna completamente sballata rispetto a quello che è considerato un modello ottimale. A titolo d’esempio basti pensare che attualmente sono in servizio oltre 65mila marescialli, mentre secondo il modello Difesa pianificato dai vertici militari, questi dovrebbero essere poco più di 17mila. Senza inoltre considerare il problema del peso delle pensioni degli ufficiali che graverà ulteriormente sul bilancio. Infine, come detto, a fronte di questi tagli si è inasprita la competizione interna fra le varie forze armate per cercare di ottenere le risorse disponibili. Chi avrà a che fare con il Ministero della Difesa si troverà, insomma, a lavorare in condizioni molto difficili. Una nuova strategia per la Difesa Questo quadro potrebbe già far desistere alcuni dall’intento di ottenere la poltrona di Ministro. Prima che Mastella venga informato che il posto su cui da tempo aveva messo gli occhi non è così comodo come forse credeva, consiglierei dunque ad Emma di farsi da parte e lasciare ad altri la bega di provare a sciogliere nodi quantomai intricati. Tuttavia, smettendo i panni del timoroso dispensatore di consigli non richiesti, mi pare che dalla breve panoramica di cui sopra, emerga la necessità per il nostro paese di riuscire a trovare strategie alternative per valorizzare il ruolo italiano a livello internazionale. Come detto le missioni di pace gravano troppo su un bilancio ridotto e già nel secondo bimestre del 2006 non ci saranno più soldi per le missioni in corso o da portare a termine. Riprendo ancora una volta le parole di Alfondo Desiderio, che, analizzando l’eccessivo ricorso alle missioni all’estero – in relazioni alle risorse disponibili – rileva che ciò è stato dovuto anche al “venir meno degli altri strumenti (di politica estera e di sicurezza): diplomatico, umanitario, economico e culturale”. Tra i nomi di coloro che sono candidati alla poltrona di Ministro della Difesa, Emma Bonino è colei che nella propria borsa degli attrezzi può annoverare i migliori strumenti personali da impiegare in quest’opera di riassetto.


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