“Non c’è dubbio che quanto sta tumultuosamente (e non si sa quanto casualmente) emergendo nel mondo del calcio italiano delinea uno scenario inquietante di malcostume e “ordinaria” illegalità, che va sondato e indagato con attenzione e scrupolo.
Ma altrettanto inquietante è che, per l’ennesima volta, in questo paese la giustizia (sul piano sportivo, disciplinare e finanche penale) venga fatta coincidere con il “fare giustizia” in modo sommario e demagogico sulla base di intercettazioni che sono diffuse e pubblicate in modo legale o para-illegale e che sono presentate come prove di una condanna già emessa e non già come indizi da verificare di un’accusa ancora non provata.

L’inizio di un’indagine è presentato, percepito e in qualche modo pubblicamente “attestato” come qualcosa di accertato e definitivo. Il destino delle persone, delle società (anche di quelle quotate) e dei relativi investitori e amministratori è segnato in modo irreversibile, ben prima della pronuncia di qualunque sentenza di condanna.
In questo modo: tutti, all’inizio, colpevoli e alla fine, magari, nessun colpevole.
Anche questo, e non solo gli illeciti sportivi e penali che saranno eventualmente accertati, è un segno di barbarie, contraria alle regole e alla logica dello stato di diritto.”