Il centrosinistra esordisce con un tentativo di eversione

Questo articolo di Peppino Calderisi e Marco Taradash doveva uscire sul Giornale dell’8 maggio ma, a seguito della rinuncia alla candidatura D’Alema, non è stato pubblicato. Secondo noi mantiene però la sua attualità, almeno fino a quando il nuovo presidente non verrà eletto. Da segnalare che la nostra impostazione, espressa immediatamente dopo l’intervista di Fassino al Foglio, è stata ripresa in termini analoghi da Sergio Romano (“La tentazione presidenzialista”) e Valerio Onida (“Niente patti che stravolgono la costituzione”) sul Corriere della Sera e da Federico Orlando su Europa (“Il Governo non sta al Quirinale”).

D’Alema al Quirinale: sarebbe un commissariamento della Repubblica. Anzi, un tentativo di eversione.
“Se – per la prima volta nella storia della Repubblica – il più autorevole leader di uno schieramento politico salisse al Quirinale di fatto il sistema politico-istituzionale si trasformerebbe da parlamentare in semipresidenziale alla francese o, peggio, all’italiana. Infatti questa modifica non verrebbe realizzata con una formale revisione della Costituzione, ma sarebbe imposta in modo surrettizio, senza affrontare il giudizio del parlamento. Oltretutto la modifica andrebbe in direzione opposta rispetto alla spontanea evoluzione verso la forma di governo del premier che il nostro sistema ha registrato negli ultimi dodici anni.
E’ stupefacente che il centrosinistra, da sempre contrarissimo a ogni ipotesi di tipo presidenziale o semipresidenziale voglia compiere questa scelta, e in questo modo offensivo delle istituzioni e della sovranità popolare..
Ma è ancora più stupefacente che lo stesso Prodi non si renda conto di cosa comporterebbe l’attribuzione ad un leader politico come D’Alema della carica di Presidente della Repubblica con tutti i poteri di indirizzo politico che la Carta del 1948 affida sul piano formale proprio al Capo dello Stato: in primo luogo i poteri fondamentali di scioglimento delle Camere e di nomina del Presidente del Consiglio e dei ministri, ma anche quelli di rinvio delle leggi e di invio di messaggi alle Camere, per non parlare dei poteri di presiedere il Consiglio superiore della magistratura e il Consiglio supremo di difesa.
Prodi pensa davvero che D’Alema al Quirinale possa essere un presidente garante e non un presidente governante che rinunci ad esercitare la propria leadership politica sulle scelte di fondo del paese ?
Come andiamo ripetendo dal momento in cui la candidatura D’Alema è stata avanzata (si veda il sito riformatoriliberali.org) con D’Alema Presidente della Repubblica si verrebbe a creare una diarchia del tutto sottratta al controllo della sovranità popolare. Una diarchia dominata dall’inquilino del Quirinale, come nella logica del sistema semipresidenziale, con Prodi, e i suoi eventuali successori, in condizioni di estrema precarietà. E domani, in caso di vittoria della CdL alle prossime elezioni, ci troveremmo addirittura in un regime di coabitazione forzata, inefficiente e rissosa. Come si può pensare che l’opposizione possa subire senza reazioni durissime una candidatura che di per sé garantisce al centrodestra l’impossibilità di governare il paese per almeno sette anni?
Semmai dovesse esserci qualche dubbio sul carattere innaturale ed estraneo alle regole e convenzioni costituzionali della candidatura D’Alema al Quirinale – in considerazione della natura di leader politico dell’esponente diessino – Piero Fassino ha tolto ogni dubbio al riguardo. Fassino ha infatti esposto al Foglio di Giuliano Ferrara il manifesto politico in quattro punti della candidatura D’Alema. Al di là del merito (che è comunque inaccettabile, basta pensare al modo con cui viene liquidata la riforma costituzionale della CdL), è la stessa idea che al Quirinale si venga eletti per realizzare un programma politico di carattere generale ad essere in assoluto contrasto con le diverse funzioni previste dalla Costituzione per il Presidente della Repubblica e per il Presidente del Consiglio. A questi, e solo a questi, spetta infatti la responsabilità dell’indirizzo politico di governo, mentre al  primo compete un ruolo di garanzia.
Se il Presidente della Repubblica deve avere un ruolo di governo, occorre prima fare una riforma costituzionale in questa direzione. D’Alema comunque non si preoccupi. Ha una facile alternativa: si candidi, come avviene nei paesi “normali


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