Satira farmaceutica

Di Marianna Mascioletti

Come molti milioni di italiani, ultimamente anch’io sono afflitta dall’allergia ai vari pollini primaverili. Oggi, quindi, sono andata in farmacia a farmi consigliare un prodotto che mi potesse un po’ aiutare. Ok, entro, noto che non c’è nessuno prima di me, saluto, domando al farmacista: "Mi scusi,mi può consigliare un prodotto per l’allergia ai pollini, considerando che prendo la pillola e quindi sarebbe meglio qualcosa che non interferisce?" Lui mi pianta in faccia il tipico sguardo sveglio del venditore che non aveva alcuna voglia di lasciare le parole crociate per occuparsi di un cliente, fa seguire alla mia domanda un silenzio di circa due minuti,dopodiché mi chiede: "Ma intende l’allergia al naso?"A questo punto è stata fortissima la tentazione di rispondergli "No, guardi, il naso me lo porto dietro da quasi ventitré anni, ce l’ho da quando sono nata e non mi ha mai dato allergia, e neanche quello degli altri; le ribadisco che io sono allergica ai pollini".Ho deciso di fare l’educata, ho detto: "Sì, un’allergia che mi fa chiudere il naso". E lui, ostinato: "Appunto, l’allergia al naso." Aridàgli. No, guardi, il naso non mi provoca allergia, è il polline che mi fa allergia. Vabbè, ho preso senza fare polemiche lo spray nasale che mi ha consigliato, ho pagato e sono uscita, piegandomi dalle risate perché l’intera scena si era svolta sotto il manifesto della Federfarma che recita pressappoco "Non si possono vendere i medicinali nei supermercati, non si può liberalizzare la vendita dei farmaci, nemmeno quelli per automedicazione, bisogna venderli per forza in farmacia perché qui il personale è più competente, più preparato, più cortese, più disponibile etc.". Sìììì, proprio, la competenza e la disponibilità. Mi ricordo ancora quella farmacista che tre anni fa mi consigliò di prendere l’Aulin a stomaco vuoto. Secondo me una qualsiasi commessa del supermercato ne sa di più.


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