Quirinale: D’Alema al Colle rottura dell’assetto costituzionale. Mario Monti autorevole ipotesi.

Dichiarazione di Benedetto Della Vedova (Presidente RL, Deputato FI) e Marco Taradash (Portavoce RL)

Se il centrosinistra ha intenzione di portare Massimo D’Alema al Quirinale e troverà al suo interno i voti per farlo, chi mai potrà impedirlo? Ma non ci si venga a raccontare che la sua elezione non modificherà drammaticamente l’assetto costituzionale italiano. Ogni impianto costituzionale si regge sul modo di interpretarne funzioni ed equilibri: si veda l’esempio più illustre di organizzazione delle libertà civili, quello britannico, dove, in assenza di una Costituzione scritta, soltanto il self-restraint politico ne garantisce la robustezza e tenuta.

L’elezione di D’Alema romperebbe il costume costituzionale italiano, portando alla Presidenza della Repubblica il vero leader del centrosinistra, impedito a guidare il governo soltanto dalla frantumazione e babele di linguaggi della sua parte politica. L’esito sarebbe non uno pseudo-sistema all’americana, come favoleggia Gianfranco Pasquino sull’Unità di oggi, ma una versione rozza e illegale del presidenzialismo alla francese, con l’uomo forte della sinistra sul colle più alto e un Presidente del Consiglio emblema del precariato, sull’orlo costante della crisi di governo. E domani, in caso di vittoria della Cdl, una coabitazione forzata, inefficiente, rissosa.

Se si vuole cambiare la Costituzione lo si faccia, ma per le vie legali e sotto il controllo della sovranità popolare. E non si giochi, come fa il centrosinistra, la partita doppia del no pregiudiziale alla (sostanzialmente buona) riforma votata in parlamento dal centrodestra e, contemporaneamente, dell’introduzione surrettizia di uno stravolgimento totale della funzione di governo.

Per comprendere la gravità di una mossa come la candidatura di D’Alema basta paragonarla all’ipotesi Monti. Mario Monti è stato nominato nella Commissione Ue da Berlusconi e confermato da Prodi. Ha benissimo meritato nel suo lavoro istituzionale ed è apprezzato in Italia e all’estero come un autorevole propugnatore della modernizzazione dello Stato, dell’efficienza del mercato, del superamento delle barriere generazionali. E’ un uomo di parte liberale, certo, ma nessun futuro Presidente del Consiglio potrebbe vedere in lui un antagonista o un usurpatore.


Autore: Benedetto Della Vedova

Nato a Sondrio nel 1962, laureato alla Bocconi, economista, è stato ricercatore presso l’Istituto per l’Economia delle fonti di energia e presso l’Istituto di ricerca della Regione Lombardia. Ha scritto per il Sole24Ore, Corriere Economia, Giornale e Foglio. Dirigente e deputato europeo radicale, è stato Presidente dei Riformatori Liberali. Presidente di Libertiamo, è stato capogruppo di Futuro e Libertà per l'Italia alla Camera dei Deputati. Attualmente, è senatore di Scelta Civica per l'Italia.

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