Il presidente di Confindustria Montezemolo ha oggi ribadito la richiesta al Governo di un taglio immediato di cinque punti del “cuneo fiscale” sul lavoro. Anche prescindendo dalle modalità di finanziamento, il taglio del cuneo fiscale non può e non deve passare come una sorta di misura “neutra” e di “buon senso”. Si tratterebbe infatti di un patto corporativo tra produttori (sindacati e Confindustria) destinato a scardinare la riforma previdenziale basata sul sistema contributivo e a impedire una moderna riforma del welfare.

I contributi che oggi gravano sul lavoro dipendente e in primo luogo quelli previdenziali, infatti, definiscono un sistema di tipo assicurativo-mutualistico per il finanziamento delle prestazioni sociali ai lavoratori. L’abbattimento dei contributi fiscali a parità di prestazioni, invece, porterebbe a far gravare sempre più sulla fiscalità generale il finanziamento del welfare, innescando un pericoloso circolo vizioso. Chi garantisce che i cinque punti non diventino poi sette o dieci?
La direzione in cui muoversi, a partire dal sistema previdenziale, deve essere quella opposta: più meccanismi di tipo assicurativo e meno assistenzialismo pubblico.
La riduzione del costo del lavoro deve scaturire dalla razionalizzazione e dall’innovazione del sistema previdenziale e di welfare, non dallo scaricarne i costi sulla fiscalità generale.