L’Italia dalla testa grigia

Di Valeria Manieri, da www.welfaretowork.biz

Mentre Draghi ci rassicura su una Italia a rischio fuoriuscita dall’euro e prospetta una ripresa economica, Pier Luigi Sacco dalle pagine del Sole 24 ore, con l’articolo “Non basta il solista di talento”, evidenzia alcuni punti cruciali su cui il nostro Paese molto dovrà scommettere per rilanciarsi. “L’unica strada percorribile per riguadagnare vantaggio competitivo è quindi quella di spostarsi verso produzioni a più alto valore aggiunto intangibile, creando le condizioni per l’attivazione di quei circoli virtuosi della conoscenza e della competenza che sono alla base di tutte le moderne economie post-industriali di successo.” Insomma l’economia della conoscenza fa crescere, aumenta il grado di specializzazione e crea sintonia tra noi e il resto d’Europa. L’esempio di Londra citato nell’articolo palesa ai nostri occhi quanto un modello conservatorista come quello italiano non paghi: la city presenta tassi di crescita elevati, così come alta è la produttività ed enorme è la dinamicità delle imprese. Per ciò che concerne l’ Italia invece esistono punte di eccellenza nei punti geografici più impensabili: imprese forti lì dove vi è un deserto intorno e alcune al collasso lì dove esistono condizioni generali migliori. Insomma riprendendo un famoso detto che semplifica la situazione non rosea italiana, le nostre imprese, anche quando potrebbero investire non investono, seguendo il principio del “fatti ‘u nome e fottiti’nne”, mentre, i solisti che tentano di distinguersi con sacrifici ingenti, rimangono tuttavia schiacciati da una sinfonia dissonante che ci allontana dalla sfida globale, dai punti di eccellenza, dal futuro. Siamo arrancanti e destinati alle retrovie. Al di là delle urgenze del prossimo governo in materia fiscale e le grandi manovre che si prospettano ( si parla di manovre da attuare subito : 7 miliardi di euro in questo anno, 23 nel 2007 ) è saggio guardare appena più in là e dare respiro alla nostra economia. Una economia in debito di competitività e quindi di ossigeno, necessita di ricerca avanzata, di un investimento sui cervelli italiani che pure abitano la nostra penisola e che per mancanza di adeguata domanda desistono dal frequentare facoltà scientifiche così necessarie per lavorare al rilancio delle nostre imprese. La nazione intera urge di un ricambio generazionale, di uno sprint in una simbolica quanto importante staffetta, probabilmente già dalla politica delle teste grigie: il prossimo parlamento infatti sarà frequentato da parlamentari pressocché tutti over 50 e per di più tutti molto timorosi. Se si pensa che già qualcuno di questi desidera riproporre Andreotti al Senato, si può notare una certa propensione alla “tradizione”, più che alla scommessa .Mai nel recente passato un parlamento con una età media così alta: erano 20 anni che ciò non accadeva. Sarà forse un caso se le cose, poiché pericolosamente ingrigite, vanno così male?


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