I partiti unitari e il destino della laicità

Prospettive. Daniele Capezzone (Rnp) e Benedetto della Vedova (RL) ragionano sulle battaglie radicali in un futuro bipartitico

Da L’Indipendente di mercoledì 5 aprile 2006, pag. 3 – di Riccardo Paradisi

Nella prospettiva del partito unitario del centrodestra Benedetto della Vedova, presidente dei Riformatori liberali non vede difficoltà particolari a far passare i temi laici: «Un partito unitario del centrodestra non potrà essere il partito in cui l’unica linea su tutti i temi sia quella di Giovanardi».
Nella prospettiva del partito democratico del centrosinistra Daniele Capezzone, segretario dei Radicali italiani, mette nell’inventario della sua identità la laicità e 1’apertura ai diritti civili, col dubbio di una sua realizzabilità con questa legge elettorale. Resta il dato che nel centrosinistra e nel centrodestra le posizioni laiche risultano scomode.
Ma se la Rosa nel pugno su questa criticità ha investito molto, non mancando occasione di rilevare la timidezza del centrosinistra su questioni come Pacs, Ru 486 e libertà di ricerca – insidiando sulla laicità i ds e irritando sullo stesso tema la Margherita – a destra i liberali laici sono apparsi silenziosi. Un dato che offre il fianco alla stoccata di Capezzone: «Se c’è una differenza fondamentale tra la Rosa nel pugno da una parte e dall’altra tutte le componenti che si dicono liberali nel centrodestra è questa: la Rosa nel pugno da otto mesi apre contraddizioni nel suo schieramento. Ecco mi basterebbe che a destra aprissero un decimo delle questioni che sulla laicità abbiamo aperto noi». A destra è più difficile? «Non c’era questa priorità della laicità», dice Della Vedova, «lo scontro in campagna elettorale è stato quello sui temi propri di governo. Non dico questo per assolvere lo schieramento, da noi pungolato con tutte le forze che i Riformatori liberali hanno a disposizione – dai Pacs alla fecondazione assistita, dalla legge sulla droga ai diritti civili – ma la campagna elettorale ha seguito un percorso diverso. Del resto», nota ancora Della Vedova, «nemmeno la campagna sui valori dell’Occidente di Pera ha avuto tutto questo spazio». II presidente dei Riformatori liberali fa anche rilevare che durante il duello televisivo di lunedì sera a chi sollevava la questione aborto e divorzio Berlusconi ha risposto seccamente che non sono temi in discussione: che le leggi su aborto e divorzio non si toccano.
Un buon auspicio per i radicali del centrodestra riguardo l’identità non confessionale del futuro partito unitario di centrodestra? I Liberali riformatori ci credono: «Quello di centrodestra non potrà essere un partito confessionale; come è dimostrato nel resto d’Europa una destra che non preveda una piattaforma laica nel suo programma e non trovi larghe intese con le sue componenti più liberali non ha possibilità di vincere.» Insomma per Della Vedova i laici dei due poli, nell’ipotesi di conformazioni unitarie nel prossimo futuro, dovranno giocarsi all’interno dei nuovi soggetti unitari la partita della laicità. A quel punto però, e chiusa questa campagna elettorale, è presumibile che le contraddizioni oggi sopite emergeranno con più forza. Come già sta avvenendo, per merito o colpa della Rosa nel pugno, nello schieramento di centrosinistra.
Non più di una settimana fa, in merito alle polemiche sull’intervento di Benedetto XVI sul tema etica e politica Beppe Fioroni della Margherita dichiarava a questo giornale che il partito democratico non avrebbe mai contemplato l’ipotesi dei Pacs. Un’ipoteca seria sull’intesa necessaria per costruire a sinistra un soggetto unitario. Sarebbe- diverso, come dice e auspica Capezzone, convivere dentro un partito democratico di stampo americano: «un contenitore dove trovi accanto a degli splendidi liberali il reverendo Jessy Jackson; ma lì», rileva il segretario dei Radicali italiani, «c’è il maggioritario puro e il presidenzialismo. A noi invece il centrodestra ha regalato la peggior legge proporzionale della storia». Insomma tra il bipartitismo che c’è in America e quello che ancora non c’è in Italia la differenza è profonda.
Anche perché spiega Massimo Teodori, intellettuale che tiene alta la bandiera della laicità nel centrodestra «negli Stati Uniti la cultura liberale è patrimonio comune alla destra e alla sinistra: non c’è nessuno che metta in discussione la laicità della politica, che tenda a confondere in nessun momento Stato e Chiesa. Anche se poi la società civile si divide sui grandi temi come aborto ed eutanasia». Della Vedova non dispera nemmeno per l’Italia però: «Chi ha in mente di vestire il Partito democratico e il Partito della libertà di domani con un’identità confessionale dovrà ricredersi. Non è in questa direzione che vanno società e cultura politica del Paese.


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