Prodi non propone una vera riforma ma un patto corporativo. E non dice dove troverà i soldi

da il Foglio di giovedì 30 marzo 2006 pag. I
La riduzione del cuneo fiscale è stata presentata nel programma di Prodi come una necessità quasi indiscutibile, destinata solo a portare vantaggi. Non é così. In realtà ha tutta la forma e la sostanza di un patto corporativo. La facile dimostrazione è sotto gli occhi di tutti. A perorare l’operazione sono allo stesso tempo i vertici di Confindustria e quelli dei sindacati, le due parti che in teoria dovrebbero misurarsi da fronti opposti.

E’ vero che il cuneo fiscale, la differenza tra il denaro che entra nelle tasche del lavoratore e quello che costa al datore di lavoro, da noi è uno dei più alti d’Europa. Ma chi sventola sotto il naso degli elettori l’operazione “diminuzione del costo del lavoro” omette colpevolmente di spiegare come farà a saltare gli ostacoli che ha davanti.
Il primo problema è che il cuneo fiscale è reso troppo alto dall’aliquota previdenziale. La causa è in quei patti scellerati che sono stati stretti in passato e che hanno appesantito e sclerotizzato il sistema previdenziale, tutto a sfavore dei giovani che entrano soltanto ora nel mondo del lavoro. Se si volesse effettivamente diminuire il cuneo, occorrerebbe agire per prima cosa sul nostro sistema previdenziale elefantiaco, ormai bloccato. E’ lì che si deve intervenire per liberarsi della zavorra. Ma se invece si pensa, come si pensa, di non toccare le pensioni, allora si corre il rischio di aprire una falla gravissima. Chi intende diminuire l’aliquota che oggi è del 33 per cento, senza diminuire le pensioni, da qualche parte deve pur prendere il denaro. E quindi potrebbe essere tentato di spostare una parte del finanziamento per la previdenza sulla fiscalità generale, introducendo così un pericolosissimo principio: si potrà giocare coi soldi del sistema pensionistico trasferendo gli oneri direttamente sul bilancio dello stato. Va ricordato che non è possibile colpire gli altri oneri che compongono il cuneo fiscale perché sono benefici che riguardano prestazioni che fanno capo ai lavoratori, come la cassa integrazione, o l’indennità di malattia.
Non è un’operazione neutra
Si vede bene come la riduzione del cuneo fiscale non è un’operazione neutra. Si farà ricorso al finanziamento attraverso “l’armonizzazione della tassazione sulle rendite”, come minimizza l’Unione, cioè alla tassazione sul risparmio. Prodi assicura che non vuole tassare direttamente i Bot. Ma allora da dove pensa di prendere i 2,5 miliardi di cui necessita per il taglio? Forse intende tassare i fondi comuni d’investimento, l’ultimo rifugio dei risparmiatori, dove gli italiani più prudenti hanno investito circa un milione di miliardi di euro? Lui ha dichiarato che tasserà soltanto le grandi plusvalenze, con riferimento demagogico alle
fortune accumulate dai “Furbetti del quartierino”- anche se stranamente non nomina Giovanni Consorte – ma è propaganda. Quei soldi, maneggiati dall’estero con finanziarie del Lussemburgo, sono già da tempo in qualche paradiso fiscale delle isole Cayman. In realtà, dopo aver assicurato che opereranno qualche lieve diminuzione delle aliquote sui depositi bancari – dove nessuno ormai tiene i risparmi, perché non rendono nulla – si attendono di ottenere i massimi dalle categorie più comuni di risparmio e dai fondi d’investimento, colpendo la maggioranza delle famiglie italiane.
La tassazione dei titoli di stato è un’operazione condotta in modo avventuroso. Prodi ha dichiarato di voler trovare i 2,5 miliardi entro i primi cento giorni. Cosi si agitano i risparmiatori, e si mettono in allarme i mercati. E non é affatto certo che la riduzione del cuneo fiscale, così intrapresa, migliori la competitività della nostra economia, se non si agisce anche su altre leve, come quelle del sistema della prestazione. Ci sono fattori che incidono parecchio di più. Per esempio, la bassa produttività del lavoratore in Italia. Sul Fronte dei salari il superamento della contrattazione collettiva nazionale che livella tutto verso il basso porterebbe benefici significativi a milioni di lavoratori.


Autore: Benedetto Della Vedova

Nato a Sondrio nel 1962, laureato alla Bocconi, economista, è stato ricercatore presso l’Istituto per l’Economia delle fonti di energia e presso l’Istituto di ricerca della Regione Lombardia. Ha scritto per il Sole24Ore, Corriere Economia, Giornale e Foglio. Dirigente e deputato europeo radicale, è stato Presidente dei Riformatori Liberali. Presidente di Libertiamo, è stato capogruppo di Futuro e Libertà per l'Italia alla Camera dei Deputati. Attualmente, è senatore di Scelta Civica per l'Italia.

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