Sono un giovane medico…

Sono un giovane medico. Mi sono laureato nel Luglio scorso. Con una qualche fatica sono riuscito a laurearmi con il massimo dei voti nel minimo tempo possibile, cioè sei anni. L’attuale situazione lavorativa è tale per cui non è possibile, da neolaureati, trovare un impiego senza prima conseguire una specializzazione. I posti nelle scuole di specializzazione in Italia sono limitati, e per accedervi, è necessario affrontare un esame di selezione che , insieme al curriculum degli studi, garantisce ai migliori, almeno ufficialmente, di aggiudicarsi l’ingresso nella scuola. La realtà tuttavia, peraltro largamente conosciuta a tutti i livelli, è che i nomi di chi entrerà effettivamente nella scuola sono molto spesso conosciuti già prima che vi sia il concorso. Le raccomandazioni, che pure esistono, non sono il maggiore problema. Avviene infatti che durante l’internato di tesi, cioè al sesto anno e nei mesi successivi alla laurea, fino cioè al concorso per entrare in specialità, chi è interno deve fare di tutto per conquistarsi l’apprezzamento e la fiducia di chi ha il potere di sostenere la sua candidatura. In pratica, questo vuol dire che, durante questo periodo, noi frequentiamo il reparto della specialità desiderata dando a quel reparto tutto ciò che siamo in grado di offrire. Questo si sostanzia nel fare le ammissioni in reparto, raccogliere la storia del malato, visitarlo, impostare con i superiori una terapia, compilare richieste di esami, andare a chiedere consulti specialistici, seguire gli esiti degli esami e riferirne ai medici strutturati, scrivere le lettere di dimissioni, partecipare a studi clinici e di ricerca, fare analisi statistiche, collaborare nella redazione di articoli scientifici. Non vi sono limitazioni di orario. Dopo la laurea, quando siamo a tutti gli effetti dei medici, tale attività non può essere descritta altrimenti che lavorare come medici. I compiti sono a responsabilità limitata, ma uno specialista si forma lavorando, ed acquisendo gradualmente capacità e indipendenza decisionale. Non vi è alcun dubbio che i reparti degli ospedali universitari si basino grandemente sul lavoro degli specializzandi, dei medici frequentatori e degli studenti. E’ importante sottolineare che fino a che non esce il bando di concorso, i medici neolaureati compiono esattamente lo stesso lavoro di uno specializzando, e anzi sono costretti a tentare di emergere, e esposti agli eventuali abusi di chi ha il potere di decidere del loro futuro. Molti entrano in ospedale alle otto del mattino, e ne escono alle sette o alle otto di sera. Molti sono in ospedale anche durante i fine settimana. Ai più sfortunati capita di sentirsi chiedere di far la spesa per il proprio professore, o di accompagnarlo in clinica privata, per non fargli perdere tempo. Tutti questi medici non sono pagati per il lavoro che svolgono che, giova ricordarlo, è un servizio pubblico necessario. Se cioè non ci fosse tutta questa forza lavoro gratuita, bisognerebbe pagare qualcuno. Quando finalmente si riesce ad entrare in specialità, si ottiene una semplice borsa di studio, di circa 900 euro al mese. Gravidanza e malattia non sono coperte, essendo una borsa di studio. In una città come Milano, questo non permette di mantenersi da soli. Le scuole di specialità durano dai quattro a sei anni. In Italia vi è quindi una situazione di sfruttamento sistematico dei giovani medici in formazione. Quest’anno la situazione si è ulteriormente aggravata, perché il bando di concorso per le specialità mediche semplicemente non è uscito. Negli anni passati vi è sempre stato un ritardo nell’uscita del bando, ma mai così importante. Inoltre, se anche il bando usciva in ritardo, si riferiva comunque all’anno accademico in corso: se il bando usciva a gennaio, chi entrava in specialità percepiva la borsa anche per i mesi di novembre e dicembre precedenti. Naturalmente chi non entrava non percepiva nulla e doveva attendere fino al gennaio successivo. Quest’anno invece fonti ministeriali ci hanno comunicato che il primo anno di specialità avrà probabilmente inizio il prossimo luglio. Un anno esatto dopo che mi sono laureato. Un anno esatto di lavoro, con orari che di gran lunga superano le trentacinque ore settimanali, e che io insieme a qualche migliaio di medici neolaureati, ho regalato al sistema sanitario nazionale. Se non dovessi essere ammesso ne dovrò regalare almeno due. Io, insieme a qualche migliaio di giovani medici neolaureati, e a tanti che ci capiscono e appoggiano, non accetto questa situazione. Pretendiamo perciò: – l’immediato annuncio del bando di concorso per le specialità mediche – la retroattività del bando a partire da Novembre 2005.


No Responses to “Sono un giovane medico…”

  1. Francsco ha detto:

    hai semplcemente ragione,dici la pura e sacrosata verià. Tani auguri di cuore per il tuo futuro Da come srivie ensi te lo meriti

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