Rosa sì, quote no

Di Aldo Torchiaro, da "La gazzetta politica"

Ambiziose, determinate, decise. Ma anche appassionate, innamorate della politica dei nostri giorni. Le ragazze della Rosa nel pugno sono così: guai a parlare di veterofemminismo, con chi preferisce il blog alla piazza, il confronto allo scontro, il merito alla tutela. Non a caso, quando incontriamo Valeria Manieri e Tiziana Medici, che rappresentano le giovani dei Radicali e dello Sdi-Unità socialista, emerge chiarissimo un punto: le giovani donne radicalsocialiste vogliono emergere con le loro forze, guai a parlare di quote rosa. Come sono organizzate le ragazze nella Rosa nel Pugno? Valeria Manieri non ha dubbi: "Per quanto concerne l’ambito strettamente radicale esiste un progetto di comunicazione che da due anni si occupa dell’universo studentesco e giovanile, cerca di captarne i movimenti e le opinioni e anche di fare informazione liberale, liberista, libertaria, tramite internet, una trasmissione su radio radicale e molte iniziative. È la realtà che prende il nome di ’Generazione L’. Poi non posso non segnalare l’ottima sintonia che esiste con gli amici dell’Fgs, i giovani socialisti con i quali ci siamo fusi, mescolati, riconosciuti immediatamente. Anzi, a dire il vero quello tra noi giovani è stato un feeling nato prima che la Rosa nel Pugno fosse anche solo lontanamente immaginabile". È d’accordo Tiziana Medici, che vanta una rete che conta su sezioni in tutt’Italia, dove le ragazze dell’Fgs sono "radicate nel territorio e hanno spazio anche negli organismi regionali dello Sdi-Unità socialista, dove chiamano a collaborare le ragazze radicali". Una "coppia di fatto", tra ragazze socialiste e radicali… "In questo siamo stati degli amanti segreti – dice Valeria Manieri – e un po’ dei pionieri. L’organizzazione vera e propria consta in semplici incontri, magari con Tiziana Medici o con Gianluca Quadrana e altri, durante i quali ci si ingegna per inventare nuovi modi di comunicare e ci concentriamo su argomenti che ci stanno a cuore, proponendo conferenze, dibattiti, manifestazioni. Lo spirito militante e quello creativo sono sovrani e la sensibilità è la stessa. Quindi, meglio di così…" Anche nella Rosa nel Pugno siamo lontani dal rispetto delle quote rosa? "Insomma. Non so esattamente fare ancora un bilancio su questo. Abbiamo nomi noti come Emma Bonino, Pia Locatelli, Maria Rosaria Manieri, Rita Bernardini. Le liste sono abbastanza bilanciate a prima vista. Sono poi particolarmente contenta di vedere candidate persone come Maria Antonietta Coscioni, e Mirella Parachini, ma queste sono piccole gioie personali", dice la rappresentante radicale, che fa di Emma Bonino una sua precisa figura di riferimento. "Tuttavia se posso fare una piccola critica, quando mi trovo al comitato nazionale di Radicali italiani, di cui sono membro, mi sento abbastanza sola. In quanto giovane e in quanto donna. Credo in generale che dovremmo auspicare un coinvolgimento maggiore delle donne nella politica della Rosa nel Pugno, forse rafforzare un po’ questo aspetto. Credo ci sarà tempo e voglia per lavorarci su". La sua omologa della Federazione giovanile socialista taglia corto: "A dire la verità ricordo che siamo contro le quote rosa. Le riteniamo sì uno strumento, ma non accettiamo il principio che è quello della riserva e del ghetto". Un bilancio dell’anno trascorso, dall’ultimo otto marzo ad oggi. Si parla molto di potere alle donne in politica, ma forse se ne parla e basta… "Siamo veramente messi maluccio", dicono in coro le due ragazze. "L’otto marzo scorso ci vedeva impegnate e speranzose per il referendum sulla legge 40 in materia di fecondazione assistita e sappiamo cosa poi ne è stato di quel referendum così importante. Tuttavia qualcosa si è mosso nella coscienza delle donne… qualcuna sarà ora più attenta a ciò che la riguarda da vicino. Le grandi mobilitazioni e manifestazioni per la 194 e contro chi voleva metterla in discussione con qualche accorgimento vagamente furbesco, per il cosiddetto diritto alla vita, sono state un primo segnale di un certo risveglio delle donne su questi temi di libertà di coscienza e diritti", ribadiscono. Valeria Manieri guarda in avanti: "Abbiamo ancora tante battaglie da continuare con più forza: comprare la pillola del giorno dopo in un supermercato come avviene altrove qui è un miraggio (già si è fortunati se te la danno nei consultori e non ti mandano a fare il giro di tutti gli ospedali della città, previa visita delle sette chiese); proseguendo con la pillola RU486 per l’aborto farmacologico (metodo abortivo certamente meno invasivo e traumatico di un intervento chirurgico); e ancora con la fecondazione assistita, con una legge che va assolutamente cancellata e riscritta. Sono tutte battaglie importanti che riempiono una rosa di diritti, ma dobbiamo prendere questa Rosa nel pugno e non accontentarci di chi propone "rosa" di altro tipo, come un aggettivo. Non abbiamo bisogno di aggettivi, abbiamo necessità di divenire soggetto, predicato e complemento, per dirla simpaticamente". Che cosa vi dà maggior fastidio della politica al maschile? "Un pregiudizio di fondo: si interpellano le donne sempre e solo per discutere di temi prettamente "femminili" (errore in cui stiamo cadendo anche noi, caro intervistatore, in questo dialogo!…); e grasso che cola se, sulla fecondazione assistita e, recentemente, per la difesa della 194 una qualche attenzione da parte dei media e delle donne stesse c’è stata. Ma ci chiediamo perché, ad esempio, la figura della ’pasionaria’ rientra nell’immaginario della donna politicamente impegnata, ma se poi accendo la tv, magari su Ballarò, in un dibattito sull’economia e sulle scelte del Paese, vedo una combriccola di uomini e per di più i soliti noti. Mi piacerebbe ce ne fosse qualcuna che facesse come Harriet Martineau nel 1830… che desse consigli d’economia ai parlamentari, passeggiasse non più fuori, ma dentro alle due Camere e s’occupasse a proprio piacimento della condizione femminile con un certo rigore. E nel frattempo – toh! – si permettesse di trattare della ’verginità sociale’ della donna , termine usato dalla Martineau, che oggi potrebbe essere trasposto. In una certa verginità politica peraltro non richiesta da nessuna di noi", dice la giovane radicale. Cosa manca nelle 281 pagine del programma dell’Unione, che da radicale avrebbe voluto vedere? La lunghezza del programma, che già dovrebbe dirla lunga su quanti sotterfugi esistono in quel migliaio di parole. Non bisognerebbe mai in politica – ma questa è una tendenza generalizzata, fortunatamente la Rosa nel Pugno ha il dono e il merito della chiarezza programmatica e politica – nascondersi dietro le parole. Certamente una posizione più determinata sui Pacs sarebbe stata gradita, ma come abbiamo potuto vedere tutti, questa occasione al momento è stata mancata. Noi ce la stiamo mettendo tutta. Poi sull’abolizione del concordato siamo abbastanza soli… addirittura a sinistra c’è chi pensa di andare a far visita al Papa, figurarsi se poteva essercene un accenno in quelle 281 pagine". Quest’anno è stato l’anno della vittoria di Michelle Bachelet in Cile. A quando una donna premier o presidente in Italia? "Spererei tanto già quest’anno. Inutile dire chi lo meriterebbe senz’altro: Emma Bonino", dice Valeria Manieri. "Ci provò, ci provammo, nel ’99 con la campagna Emma for President e fu un successo straordinario. Purtroppo non essendoci l’elezione diretta del Presidente della Repubblica, le preferenze degli italiani che vedevano nella Bonino un ottimo Presidente a cui accordare fiducia e stima andarono perdute; anche se
poi fu ricompensata con l’8.5 per cento alle successive europee. Fu una straordinaria campagna e una provocazione necessaria". A lei fanno eco le parole della giovane Medici: "Magari fosse accolta la proposta di Pannella delle primarie per il Quirinale quest’anno. Potremmo anche verificare se la sensibilità degli italiani alla proposta di una donna come Presidente è la stessa di 7 anni fa. Io credo che sia ancora così". Il tono è lo stesso di Valeria Manieri."Gli altri come al solito se ne sono già accorti,vedi appunto l’esempio di Michelle Bachelet in Cile, che ha fatto 10 ministri donne; o di Angela Merkel in Germania. Le classi politiche negli altri paesi sono sempre reattive agli impulsi della società… la nostra classe politica è ancora fortemente conservatrice e si consente qualche distrazione di troppo…. Speriamo in una maggiore attenzione e comunicazione tra Paese e politica. Speriamo in una Emma Bonino, magari al Quirinale, e tante Emma Bonino in Parlamento e a ricoprire alte cariche", dice la giovane radicale. "Sì, lei al Colle più alto", precisa la Medici, "ma dobbiamo anche immaginare un ruolo di altissimo profilo istituzionale per Pia Locatelli", aggiunge.


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