“Radicale ma sto a destra”

Intervista a Benedetto Della Vedova
Di Vasco Pirri Ardizzone

Da Il Giornale di Sicilia del 14 marzo 2006, p. 5

IN UN MOMENTO nel quale tutti salgono sul carro sul vincitore (o almeno verso quello che credono vincente), loro sono andati controcorrente. Sono i Riformatori liberali di Marco Taradash e Benedetto Della Vedova che hanno scelto il centrodestra. I salmoni (il loro simbolo elettorale) si sono divisi dai Radicali, che invece stanno a sinistra nella Rosa nel Pugno. Abbiamo parlato con Benedetto Della Vedova..
Come mai non avete seguito i vostri ‘cugini’ radicali nella Rosa nel Pugno?
«Siamo convinti che lo spazio più promettente, il terreno da arare, in chiave liberale e liberista, sia quello del centrodestra. E lo dico sulla scorta delle posizioni politiche avute nei passati cinque anni. In politica internazionale, soprattutto, il centrodestra ha avuto molti successi. La politica estera italiana è divenuta come la vorremmo noi, cioè schiettamente angloamericana. Non piratesca, come quella di molti paesi europei. E come sarebbe quella del centrosinistra italiano».
E sull’economia? Che cosa ha fatto per voi di buono questo governo e cosa vi aspettate in futuro?
Siamo insoddisfatti di quello che il governo ha fatto».
Della Vedova, si vuole far decapitare da Berlusconi?
«Mi spiego: nel senso che ha fatto troppo poco! »
Dove è necessario proseguire?
«Con le liberalizzazioni e le privatizzazioni. Con la riforma del welfare e del mercato del lavoro. Su questo dobbiamo fare di più. Siamo stati troppo timidi. Ma ritengo siano state molto positive, sia la legge Biagi, che la riforma delle pensioni. Per noi addirittura potevano essere ancor più radicali. Ma a sinistra queste due importanti riforme vengono osteggiate. Le vorrebbero cancellare».
Cosa non vi piace del programma economico del centrosinistra?
«Prenda gli ultimi avvenimenti. Il fatto che Prodi sia andato al congresso della Cgil a dire che c’è comunanza di analisi e politiche. Che significa? Che è uguale ai sindacati. Ci vogliono consegnare alla conservazione economico-sociale. E, se vincessero loro, finiranno per prevalere le istanze conservatrici dei sindacati».
Come la vede questa corsa verso il Vaticano?
«Non credo che il Papa si presti ad essere strumentalizzato a fini elettorali. E comunque dal Papa ci vanno tutti. Ci andò anche D’Alema… Ma il problema della laicità non è tanto nella visita di Berlusconi dal Papa. Il fatto è che in entrambi i Poli abbiamo a che fare con posizioni confessionali. E io invece credo alla laicità dello stato. E nella libertà totale e assoluta. Di entrambi i soggetti».
Questi stessi temi sembrano essere il sale della campagna dei vostri ‘cugini’ radicali che stanno nella Rosa nel Pugno.
«Anche quando stavo dentro i Radicali non condividevo gli accenti anticlericali del gruppo dirigente. La questione del concordato non la si può porre come ritorsione nei confronti del fatto che Ruini parli di cose politiche. Anche io ritengo che una società liberale non dovrebbe avere bisogno di un concordato. In questo, e non solo, preferisco l’impostazione americana».
Lei è un economista. Ci dice una cosa che proporrà a livello economico per il prossimo governo, se vincerete?
«Una terapia shock per il Sud. Azzeramento per 5 anni di ogni tassa sul reddito di impresa. E a scalare fino ad arrivare alla normalità, non prima dei 10 anni. E contemporaneamente l’abolizione dell’articolo 18 per tutto il Sud. Almeno per tutti i nuovi assunti. Questa terapia rivitalizzerebbe le aree che hanno maggior bisogno. Sarebbe un forte incentivo per gli investimenti sia italiani, ma soprattutto esteri. E soprattutto, potrebbe contribuire all’emersione del lavoro nero».


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