Dialogo sulla cultura della scienza

Caro Marco, l’ultimo articolo che abbiamo scritto su "Generazioneelle.it" è un argomento che mette in rilievo la valutazione data sul piano scientifico da personaggi come S. Freud e Bertrand Russell che vengono normalmente messi in ombra, dalla cultura nazionale. Abbiamo notato una "premeditata tendenza" a ridurre la diffusione della "filosofia della scienza" in tante biblioteche, in circoli culturali, nelle riviste, nei giornali. Le fonti culturali/scientifiche all’attenzione dei cittadini su argomenti rilevanti dal punto di vista morale, della psichiatria, delle leggi vigenti che non tengono in dovuta considerazione le implicazioni che tali ricerche scientifiche dovrebbe avere sulla vita pratica e da qui l’importanza di portare avanti queste tematiche sul piano politico e dei diritti civili a cui la "Rosa nel Pugno" è particolarmente interessata specie in vista delle prossime elezioni politiche. Da ciò emerge la necessità di diffondere i temi che sono stati toccati ed in tale contesto riproporli come elementi fondamentali che reggono le scelte politiche ed in antitesi a quanto si stà portando avanti da certi ambienti conservatori. Spero che concordi con le valutazione sopra esposte, Distinti Saluti, Daniele Arletti Caro Daniele, Concordo pienamente con te. Nelle biblioteche non è facile reperire dei testi scientifici aggiornati e nemmeno quei libri divulgativi che invece farebbero bene alla nostra cultura. Sento spesso ripetere che l’Italia ha una cultura umanistica, come a voler giustificare questo poco interesse per la scienza, che si riflette nella poca produzione scientifica italiana, nella poca attenzione e nei pochi investimenti sulla ricerca. Paradossalmente poi, questo nostro paese umanista, ha una considerazione dell’individuo, un rispetto per la persona quasi nullo, probabilmente a causa della sua tradizione socialista-assistenzialista che, al contrario del liberalismo, pone al centro la collettività a discapito del singolo. Ma il vero "nemico" adesso è il conservatorismo, quello guidato da una cultura teologica che in pochi anni ha fatto degli enormi passi indietro. Siamo lontani dalla parole di Giovanni Paolo II che riconosceva le colpe della Chiesa nei confronti della Scienza e riconosceva il valore umano e l’importanza della Scienza per il bene dell’umanità. La cultura antiscienza dominante fa leva sull’ignoranza e sulla paura della gente, si pone assoluta contrapponendosi al relativismo della scienza. Nulla di più sbagliato: la scienza è ricerca della verità attraverso lo studio e la comprensione delle leggi della natura che governano il mondo, non si pone in contrasto con la fede poichè la prima appartiente alla sfera dell’immanente mente quest’ultima al trascendente. Non sarà mai perciò possibile dimostrare l’esistenza di Dio o confutarla attraverso la Scienza. Abbandonare la Scienza per aggrapparsi a valori che sì sono relativi, come quelli di ciascuna religione che dall’inizio dei tempi si evolve e si modifica come lo fa l’uomo, significa perdere un’importante guida per la società, la voglia di migliorare la propria condizione e quella degli altri, in altre parole significa conservatorismo. Tu parli di Freud e Russell, che forse, soprattutto il primo, non sono proprio esempi di scienza pura, ma comunque rappresentanti del mondo scientifico e perciò messi in disparte, dimenticati. Vorrei vedere insieme ad un servizio sul Papa uno sulla scienza, sui progressi della Medicina, su cosa significa ad esempio un’epidemia, una zoonosi, che ci farebbe capire quanto siano ridicoli i servizi giornalistici sull’influenza aviaria. Ma anche qui dimostriamo di essere un popolo ottuso, divorato dalle sue psicosi che nascono e crescono su una povertà culturale e spirituale con pochi uguali nel mondo. Ti parlo come uomo coinvolto in questo perchè medico, cercherò, spero cercheremo in più persone, di scardinare questo conservatorismo livellatore che ci sta togliendo il respiro. Marco Paolemili


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