Il piccolo rifiuto

Dal blog di Mario Adinolfi

Dopo la sollecitazione direttista delle scorse settimane, dalla Margherita è arrivato un gesto d’attenzione concreta. Grazie alla sensibilità e all’amicizia di Dario Franceschini, Paolo Gentiloni, Linda Lanzillotta e Roberto Giachetti mi è stata offerta una candidatura alle elezioni politiche nella lista dell’Ulivo. Oggi dovrei andare a firmare l’accettazione. Ma non ci andrò. Tra le ragioni ci sono alcune di natura personale, poco rilevanti. Poi ci sono quelle di natura politica. E di queste vorrei parlarvi. Mi è stato offerto il trentaduesimo posto nella lista dell’Ulivo nella circoscrizione Lazio 1, come tredicesimo esponente della Margherita in un elenco che si apre con i nomi eccellenti di Francesco Rutelli e Paolo Gentiloni. Le possibilità di elezione sarebbero praticamente nulle. E, fin qui, poco da dire. Peraltro ci sono stati giochi pesantissimi anche sulle ultimissime posizioni della lista ("c’è gente che ucciderebbe la madre pur di esserci", è la frase più in voga). Quindi, rispetto alla sfera della gratificazione individuale, potevo dirmi soddisfatto. C’è però una questione generale: in quota Margherita la lista dell’Ulivo non presenta in posizione eleggibile nessun mio coetaneo, nessun nato negli Anni Settanta su tutto il territorio italiano. E’ una lista strana, che garantisce l’elezione a cinque mastelliani, a Bobo Craxi, persino a esponenti del partito pensionati e del Psdi (giuro, è vero, del Psdi). A tutti gli under 35 sono state offerte invece solo posizioni di mera testimonianza. Nessuno ritiene utile reagire a questa dimostrazione di miopia. Reagisco io. Non si può, non si può fare. C’è stata l’umiliazione di Antonio, una sorte simile è toccata a Luciano, la posizione che mi è stata proposta in lista è anche migliore, ma il problema complessivo resta. Senza la nostra energia al Parlamento che verrà, all’Ulivo che verrà, mancherà qualcosa. Provo a dirlo senza polemica: mancherà una capacità diversa di leggere i fenomeni. Questa orrenda legge elettorale offriva ai partiti, con i meccanismi delle liste bloccate, la possibilità di scegliere anche che tipo di campagna elettorale affrontare. Sarà una campagna tutta mediatica. Possibile che tra il beneficio di tenere buoni i caporali di nomenklatura e quello di attivare l’entusiasmo di giovani trascinatori, la scelta dei partiti cade sempre sui caporali? Il segretario regionale della Margherita, intervistato da Alberto Di Majo mercoledì, ha dichiarato sprezzante: "Mica si può chiedere di fare il deputato a vent’anni. E poi noi i giovani li candidiamo". E giù una sfilza di nomi di quasi cinquantenni. Io dovrei andar a firmare oggi nelle mani di uno così la mia candidatura? Conta poco, ma gli regalo il mio piccolo rifiuto. Resta la prospettiva del partito democratico, resta il ruolo decisivo che su questo dovrà giocare il partito più moderno del centrosinistra, cioè la Margherita. Le mie energie sono consegnate a quella scommessa. Spero di poter aiutare a vincerla, forse in modo più utile fuori dalle liste. Mi sarei candidato volentieri, anche all’ultimo posto, sapendo però di aiutare qualche mio coetaneo a farcela o almeno vedendo arrivare un riconoscimento alle istanze programmatiche che avevamo chiaramento proposto. Niente. Questa è la generazione invisibile, invisibile davvero. La nostra è una partita di rugby, ci passiamo la palla e non importa chi la deposita in meta. Ma ci spostano la linea sempre più in là, sempre più in là, sempre più in là e un piccolo gesto come il mio forse può aiutare a dire che è ora di smetterla. E’ una decisione estremamente sofferta, compiuta però con serena coscienza. A chi detiene il potere dobbiamo dire che tenerci sempre fuori, preferirci sempre il solito dirigentucolo polveroso in logiche cooptative prive di fantasia, è un errore che rischia di non essere privo di conseguenze. Io compio il mio piccolo personale sacrificio sperando che sia un modo per aprire spazi migliori a chi verrà dopo di me.


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