Il prezzo di un blog di successo

Di Tommaso Ciuffoletti

Il blog di Beppe Grillo è ormai un fenomeno mediatico di grande rilievo. Il comico genovese ha saputo farne il canale più adatto attraverso cui amplificare la propria verve polemica con cui travalica sovente i confini della Rete per trovare spazio ed autorevole attenzione anche sui mezzi di comunicazione “tradizionali”. Tale vis polemica deve però essere continuamente alimentata, perché la narrazione quotidiana delle proprie incavolature non si chiude come uno show, ma deve rinnovarsi costantemente. Tuttavia a differenza di uno show in cui le accuse volano sulle parole, nel blog, che tiene in archivio ogni pagina, esse vengono fissate negli scripta. Quest’ultimo diviene un particolare decisivo – specie se le parole usate sono tanto dirette – dato che può mettere sotto l’occhio di qualunque curioso l’evidenza di contraddizioni pressoché inevitabili se si è “costretti” ad incavolarsi ogni giorno. Ho avuto modo di rilevare una di queste contraddizioni visitando nei giorni scorsi proprio il suo blog, che si apriva con un pezzo pubblicato il 28 febbraio ed intitolato “Zucchero amaro”.Grillo riportava una tra le tante lettere da lui ricevute sulla chiusura dello zuccherificio di Casei Gerola vicino a Pavia. La questione della chiusura di diversi zuccherifici in Italia non è facilmente banalizzabile, dato che rientra nel più ampio contesto della riforma della politica comunitaria sullo zucchero ed è estremamente delicata per via delle ripercussioni sociali che ciò sta avendo. Non s’intende in questa sede entrare nel merito della questione, dato che nemmeno lo stesso Grillo lo fa – e del resto essendo egli un comico non mi sembrerebbe corretto richiederglielo. Interessa piuttosto notare come egli affronti tale, non facile, argomento. Grillo accusa l’ennesimo scempio della politica delle sovvenzioni e dell’Europa dei trasporti contrapposta all’Europa delle produzioni locali, sostiene che gli stabilimenti produttivi vengono chiusi senza informare prima le popolazioni locali e senza chiedere il loro consenso e proporre soluzioni alternative, conclude infine accusando che qui ci sono migliaia di famiglie a spasso e le ragioni sono tecniche, burocratiche, corrette, europeiste, ma soprattutto incomprensibili. Tanta verve, che tratta con toni vagamente populisti una questione effettivamente molto delicata, contrasta con l’altrettanto esasperata foga usata solo poco tempo prima per denunciare l’infamia delle distorcenti sovvenzioni comunitarie alla produzione di zucchero. Non voglio però prendermi meriti non miei, dato che sono stati alcuni attenti commentatori del suo diario online a mettere in relazione quanto scritto nel brano succitato con uno pubblicato il 19 luglio 2005 , intitolato “Zucchero di Stato”. In quest’ultimo il Grillo, poi difensore delle vittime dello scempio di cui sopra, esordisce con questa frase: il 14 luglio 400.000 persone hanno dimostrato contro l’abbassamento delle sovvenzioni allo zucchero imposto dal WTO all’Europa. Probabile che fra essi vi fossero anche alcuni di coloro che gli hanno scritto tante delle lettere da lui ricevute sulla chiusura dello zuccherificio di Casei Gerla. Allora però, esse non erano ancora nei pensieri di Grillo, il quale, con un ragionamento tagliente notava che continuare a produrre zucchero in Europa è come continuare a produrre le banane in Svezia o gli abeti in Congo. Come potrebbe – prosegue Grillo – la Svezia diventare un esportatore di banane cresciute nelle serre del Circolo Polare sotto gli occhi delle renne? Con le sovvenzioni. Ogni 3 euro di zucchero europeo venduto, 1 euro lo mette il mercato, 2 euro li mette lo stato”. In questo caso Grillo si fa difensore dei paesi danneggiati da tale politica di sovvenzioni, dato che “l’Europa può invadere il mercato con le sue eccedenze, rovinando i Paesi come il Brasile più adatti a produrre zucchero perché hanno più sole, terra migliore e più manodopera. Non dubito che il comico genovese saprà – se avrà voglia di rispondere – trovare una motivazione per la propria apparente schizofrenia, magari sostenendo – giustamente – che le sovvenzioni irragionevoli sono un danno sia per chi le riceve che per chi ne subisce gli effetti in forma di concorrenza impari. Ma ciò che credo rilevi in questo caso, soprattutto per i suoi lettori ed i suoi estimatori anche illustri, attiene piuttosto al senso e alla ragione d’attribuire un’eccessiva autorevolezza come fonte di (contro)informazione ad una persona che, per quanto abile e divertente, fa dell’essere un comico il suo mestiere. Inoltre incavolarsi a tempo pieno è un mestiere difficile e farlo senza cadere in contraddizione credo sia quasi impossibile, ma non penso sia un gran male se a cadervi è un comico. A patto però che gli altri non commettano a loro volta l’errore di attribuire a lui e alle sue parole – misurate proprio sulla base del suo mestiere – uno status diverso da quelle che legittimamente gli spetta. Infine al Grillo blogger varrebbe forse la pena ricordare che verba volant e scripta manent, e, soprattutto quando sono tanti, gli utenti se ne accorgono. E’ il prezzo da pagare ad un blog di successo!


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