Le parole di Diliberto – che ancora ostenta con orgoglio il vessillo comunista e porta nel contrassegno elettorale il simbolo dello Stato Sovietico – sulle mani di Bush che “grondano sangue”, non sono le parole di un qualsiasi candidato dell’Unione Prodiana, ma quelle di un leader della coalizione, già Ministro e sicuro candidato al rango ministeriale dopo un’eventuale vittoria del centrosinistra. Per questo sono a maggior ragione gravi ed inaccettabili. Prodi non può più sottrarsi al dovere politico di spiegare agli elettori quale sarebbe la sua politica estera. Quella di Diliberto, che sfila accanto a chi brucia le bandiere israeliane e americane e sparge odio antioccidentale, o, quantomeno, quella di Rutelli che ieri ha aperto al rifinanziamento della missione Antica Babilonia, seppur condizionata al ritiro entro il 2006? O, come temiamo, nessuna delle due e neppure una terza?