Perchè non aderisco al Manifesto “Per l’Occidente forza di civiltà”

Di Marco Paolemili

Dal vecchio Marcello Pera mi sarei aspettato di più, dal nuovo, dall’ateo devoto, di meno onestamente. Pur riconoscendo un’impronta pressochè liberale del documento, ritengo la forza delle argomentazioni del Presidente del Senato deboli, scontate, per nulla rivoluzionarie. Quello di cui ha bisogno l’Italia non è una prosecuzione del cammino del sistema, Pera sembra non capire che il calo dei consensi soprattutto nei confronti di Forza Italia è dovuto proprio alla mancata rivoluzione liberale che Silvio Berlusconi ci aveva promesso. Stiamo aspettando la messa in discussione di molti cosiddetti valori che in Italia si sono essenzialmente tradotti in statalismo, assistenzialismo, in un freno alla libera iniziativa dei cittadini e alla meritocrazia. Marcello Pera apre il suo manifesto con uno sguardo all’Europa, ergendola a paladina della democrazia e sottolinea il nostro legame con gli Stati Uniti, sono d’accordo ma anche su questo punto emergono delle divergenze: non dobbiamo cercare scontri di civiltà, su quel terreno non abbiamo speranze, se anteporremo la nostra religiosità contro la loro perderemo. La forza del nostro continente, il nostro modello vincente, è la laicità che si contrappone alla visione etica morale e religiosa che contraddistingue gli stati islamici e la loro arretratezza economica e sociale.. Integrazione, superamento dei conflitti, diffusione delle idee democratiche e liberali, uso del soft power sono le nostre armi vincenti e anche la nostra salvezza. L’Europa non è, come prosegue il manifesto, in crisi morale e spirituale, la nostra è una società in continuo divenire, in continuo cambiamento, come quella americana, meno di quella americana purtroppo, e questa è la caratteristica che ci consente di andare sempre avanti, la caratteristica delle società liberali. La crisi semmai è un evento positivo, la crisi è la fine drastica di un sistema in deterioramento e il vuoto che lascia è il presupposto per una ripresa positiva, la crisi è il vero cambiamento. E allora ben venga una crisi che porti finalmente più liberalismo in Europa e soprattutto in Italia! Cosa dire del paragrafo sulla vita: troppo subdolo il riferimento alla legge 40/2004 che non può essere considerata una conquista per una civiltà liberale, dal momento che erge una teoria non condivisa da molti a principio assoluto e morale per l’intera società. La vita certo va difesa e tutelata, lo Stato serve principalmente a quello, ma che la difesa del nascituro non sia un alibi per non occuparsi di altre importanti questioni che riguardano l’uomo e la sua vita, come la ricerca scientifica e il rispetto della volontà dei malati, ad esempio. La famiglia è la base della società, ma lo Stato spesso la soffoca e il tentativo di proteggerla si traduce nel suo soffocamento. Tutelare la famiglia significa lasciare lo Stato fuori la porta delle proprie case, lasciare alle famiglie di decidere del proprio futuro. Tutte le famiglie, tutti quei nuclei formati in piena libertà anche sessuale, sono da lasciar vivere perchè esse rappresentano un fondamento del liberalismo: l’uomo che costruisce la sua società libera e aperta per i propri bisogni. La religione, a differenza di quanto enuncia Pera, per gli stessi principi liberali, è un patrimonio della sfera privata dei cittadini, la religione è al di qua di quella porta dove lo Stato si deve fermare. Appartiene agli uomini, vissuta da ciascuno secondo il proprio credo e i propri sentimenti. Bisogna scoraggiare ogni uso della religione per fini politici, bisogna evitare che essa sia principio di una ideologia, bisogna affermare la laicità dello Stato che è garanzia di libertà religiosa e spirtituale. Un’altra espressione di Pera poi, non posso condividere: il liberale, come spiegava Hayek, non è un conservatore, il "conservatorismo liberale" è una mera contraddizione in termini che, purtroppo, sta contrassegnando il pensiero attuale di Marcello Pera. Per tutte queste ragioni, pur condividendo parti importanti del manifesto, non mi sento di sottoscriverlo. Il nostro paese ha bisogno di un cambiamento, non ha bisogno di conservarsi e consumarsi così dall’interno, ha bisogno di aprirsi, di cambiare, di andare avanti mettendo in discussione alcune delle credenze che ci hanno impedito di volare sino ad ora. No, caro Presidente Pera, questo Manifesto non porta con sè nuove idee, non dà speranze di cambiamento per l’Italia e per l’Europa. Non sono queste le ragioni del liberalismo, sono quelle del conservatorismo che ci ha sempre caratterizzato e che io, noi liberali, ci battiamo per superare.


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