Il comportamento del Governo francese rappresenta sul piano politico un clamoroso e umiliante attacco al principio del mercato unico.
Considerare “straniere” aziende di Paesi fondatori dell’Unione Europea – e quindi del mercato unico – è antistorico e rischia di assestare un colpo mortale al processo di integrazione europea.

A questo si aggiunge l’arroganza di un Paese i cui “campioni nazionali” statali fanno shopping all’estero, forti delle rendite monopoliste su un mercato interno ancora chiuso.

Il Governo italiano operi innanzitutto perché a Bruxelles e Lussemburgo vi sia una istruttoria non reticente sulla compatibilità giuridica dell’azione del Governo francese ai trattati comunitari. Quanto alla possibilità di provvedimenti “ritorsivi”, è bene ricordare che – Francia o non Francia – l’interesse degli utenti e dell’industria italiana resta quella di avere mercati energetici aperti e competitivi.