La Cdl risponda ai radicali

Di Riccardo Paradisi
Da L’Indipendente del 21 febbraio 2006, p. 2

L’ASSEMBLEA NAZIONALE dei Riformatori liberali di sabato scorso non ha sciolto il nodo sulla consistenza della rappresentanza radicale che dovrebbe entrare alla camera dei deputati dopo il 9 aprile.
L’assenza di Silvio Berlusconi, causata dall’incidente del ministro Calderoli e dalla grave situazione che si è creata in Libia, lascia per ora irrisolto il problema. Problema che però Benedetto Della Vedova, non ha mancato di porre e sottolineare:«Aspettiamo da Berlusconi», ha detto il presidente dei Riformatori liberali, una risposta sulla consistenza della nostra pattuglia parlamentare per il valore politico che questo rappresenta. Siamo pronti», ha aggiunto l’esponente radicale «a metterci in gioco per la vittoria della coalizione con un simbolo nuovo. I Riformatori liberali sono i radicali per la Casa delle libertà: non siamo interessati al diritto ditribuna per una o due persone, vogliamo scendere in campo. ma prima di partire» – ha concluso Della Vedova «abbiamo bisogno di una risposta». Una risposta che potrebbe arrivare nei primi giorni di questa settimana anche se ancora il vicecoordinatore di Forza Italia Fabrizio Cicchitto (presente all’assemblea dell’Ergife del Salmone in sostituzione del premier) non ha sciolto nessuna riserva. Limitandosi solo a sottolineare come l’ingresso dei radicali nella coalizione di centrodestra «arricchisce la Cdl» tanto che si pone l’urgenza «di chiudere anche tecnicamente un accordo che con voi già c’è dal punto di vista politico-culturale». Ma quali sono i termini concreti di questo accordo? In altre parole che cosa intendono i Riformatori liberali per una rappresentanza adeguata?
Da quanto si apprende il Salmone chiederebbe a Forza Italia, che dovrebbe ospitare nelle sue liste per la Camera dei deputati, almeno quattro posti, (i nomi evidentemente sono quelli di Della Vedova, Taradash, Calderisi, e Palma) mentre Forza Italia sarebbe disposta a concederne due. Un po’ poco, forse, considerando il fatto che i Riformatori liberali come ricorda Marco Taradash «possono attrarre il voto e il consenso di un elettorato che ha guardato con sorpresa o diffidenza lo schierarsi dei Radicali italiani con la sinistra e con Romano Prodi». Un elettorato su cui il Salmone, ancora secondo Taradash «può agire con efficacia a differenza delle altre forze della Casa delle libertà che hanno aree di riferimento proprie e tradizionali distanti da quelle a cui ci riferiamo noi. Tanto da poter dare un contributo a recuperare un elettorato che oggi in parte è sfiduciato nei confronti della Casa delle libertà e non ha ancora deciso se andare a votare». È anche in virtù di queste considerazioni, evidentemente, che il portavoce di Gianfranco Fini Andrea Ronchi nel suo intervento all’assemblea nazionale dei Riformatori liberali, ha speso parole di apprezzamento e di elogio per i radicali della Cdl: «Avete rappresentato una coerenza in un mondo di incoerenti. Mi auguro che questa pattuglia di salmoni faccia volare la Casa della Libertà. perché in certi momenti non vale la quantità ma vale la qualità. E voi siete una parte importante della qualità del centrodestra». Il problema adesso però è anche quello quantitativo. E infatti la qualità dei radicali nel centrodestra, la loro capacità di incidere politicamente, di far marciare nella coalizione le idee riformatrici, radicali e liberali, deriva anche dalla forza rappresentativa che Benedetto Della Vedova, Marco Taradash, Peppino Calderisi e Carmelo Palma riusciranno a ottenere. Di un semplice diritto di presenza e di tribuna è evidente che i radicali del centrodestra non possano accontentarsi. E si fa difficoltà a capire perché dovrebbero. Tanto più che fino ad oggi gli esponenti del Salmone hanno avuto dal presidente del Consiglio, da Forza Italia, e da altre forze politiche del centrodestra – ultima Alleanza Nazionale con il portavoce di Fini – sostegno, apprezzamento e riconoscimento del valore aggiunto portato in dote dai Riformatori liberali. Che hanno peraltro già ampiamente chiarito più volte come la loro alleanza con il centrodestra non sia tattica, episodica ed elettoralistica ma si proietti sulla lunga durata di una strategia politica riformista e liberale da portare avanti con la Casa delle libertà o con l’ipotetico soggetto unitario che dovesse nascere, come è stato preannunciato da Berlusconi e da Fini, dopo il voto del 9 aprile. Sarebbe davvero singolare che proprio oggi, anche in vista di questa prospettiva, la Casa delle libertà ponesse problemi condizionanti ai radicali che hanno scelto il centrodestra. Rifiutandosi di investire sulla loro presenza, di creare loro degli spazi interni alla coalizione per offrire all’elettorato radicale moderato – quello che non ha seguito Pannella sulla via anticlericale delle “battaglie religiose


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