Cavaliere, se vuoi tornare a vincere taglia le tasse e combatti le rendite

Benedetto Della Vedova – I radicali del Polo
Intervista di Antonio Castro a Benedetto Della Vedova, Presidente dei Riformatori Liberali
Da Libero, 8 febbraio 2006, p. 9
ROMA Tagliare le tasse, ridurre la spesa pubblica, riformare l’amministrazione dello Stato, liberalizzare i servizi oggi gestiti in forma di monopolio. Benedetto Della Vedova, presidente dei Riformatori Liberali, i Radicali che si sono schierati con il centrodestra, indica al premier Silvio Berlusconi il canovaccio dei provvedimenti economici che il prossimo governo, a suo avviso, dovrebbe intraprendere. E, senza peli sulla lingua, premette: per dare una svolta liberale all’ltalia serve coraggio e anche la forza di scontrarsi.

Cosa suggerirebbe al Cavaliere, se dovesse tornare a Palazzo Chigi per i prossimi 5 anni?
«Prima di tutto di proseguire sulla strada già intrapresa. E’ realmente possibile tagliare le tasse,ma incidendo sulla spesa pubblica, anche non si può far crescere ulteriormente il deficit senza far saltare i vincoli di bilancio».
Facile dire: tagliamo la spesa pubblica. O si tagliano i servizi o si riduce il personale.
«Beh, intanto si può continuare a limitare gli sprechi e le spese non proprio indispensabili»
Ammetterà che non è proprio il miglior tema alle porte delle elezioni…
«In effetti, non e molto elettorale. Ma la pubblica amministrazione è pletorica ed inefficiente rispetto agli altri Paesi».
E allora?
«Allora bisogna ridisegnare i contratti. Da una parte devono essere introdotti aumenti e premi di produttività. Dall’altra deve essere concessa la possibilità di spostare un determinato dipendente, anche fuori dalla pubblica amministrazione. I processi di ammodernamento della pubblica amministrazione hanno reso sovradimensionati gli organici di alcuni settori. Badi bene, non e un’ idea nuova. Lo ha già fatto il Cancelliere dello Scacchiere del governo Blair, Gordon Brown in Gran Bretagna. E nessuno ha gridato allo scandalo».
Sì, ma in Italia rischia di trasformarsi in una battaglia estenuante con il sindacato, come è gia successo sulla riforma dell’articolo 18 sul licenziamento.
«Il sindacato in Italia è un perno di rigidità. L’Italia è il Paese più sindacalizzato. Di sicuro è necessario un confronto, ma se necessario si andrà anche allo scontro».
Riforme di questo tipo non si fanno in dieci giorni….
«Infatti, servirà un’intera legislatura».
Ma la possibilità di spostare un dipendente da un incarico ad un altro comprende anche la facoltà di licenziarlo?
«E perche no? Perchè chi non e adatto ad insegnare deve restare ancorato alla cattedra tutta la vita?».
E dopo la riforma dello Stato?
. «Bisogna ridurre gli stanziamenti alle imprese e, contemporaneamente, abbassare le imposte, lasciando libero il mercato di crescere».
Poi?
«Bisogna combattere alcune rendite di posizione. Ma senza aver paura delle naturali resistenze delle corporazioni» .
Non si rischia di distruggere un sistema, prima di averne realizzato uno migliore?
«No, se si garantiscono delle riforme che portano dei vantaggi diretti a tutti i cittadini».


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