La nuova Legge sulla droga ci riporta indietro nel tempo, a prima del referendum del 1993 che modificò radicalmente la Legge Jervolino-Vassalli fino ad allora in vigore.
Al di là dei proclami ideologici, gli effetti del provvedimento approvato ieri saranno i medesimi sperimentati allora: un aumento esponenziale delle morti e delle patologie “droga-correlate” e un aumento progressivo dell’abbandono o dell’allontanamento dei tossicodipendente da tutti i centri di cura. I piccoli spacciatori di hascish, come sempre accaduto, troveranno il modo di non farsi mai trovare con non-modiche quantità; i consumatori, invece, rischieranno il carcere tutte le volte che, anche solo per superficialità e imprevidenza, si troveranno a detenere la “provvista” per la settimana.
La questione andrebbe affrontata non con “Leggi manifesto” approvate sotto l’incalzare del voto, ma con scelte pragmatiche che tengano conto delle sperimentazioni in atto da anni in molti paesi europei, sotto la guida tanto di governi “progressisti” quanto di governi “conservatori”.
Siamo convinti che milioni di elettori che, come noi Riformatori Liberali, scelgono con convinzione il centrodestra sulle principali opzioni di Governo (politica internazionale, economia, giustizia) non condividano affatto questa svolta proibizionista.