L’ideologia anticlericale

Di Riccardo Paradisi

da L’Indipendente del 26 gennaio 2006 pag. 2

UN ALTRO 11 FEBBRAIO è possibile», ha ripetuto Daniele Capezzone domenica scorsa dai microfoni di Radio Radicale. Il segretario dei Radicali italiani si riferiva all’idea di accompagnare la presentazione del programma del centrosinistra, fissato per quella data, con un’iniziativa della Rosa nel pugno volta a rimettere in discussione i patti concordatari tra lo Stato italiano e la Chiesa cattolica. Come è noto L’11 febbraio del 1929 è il giorno in cui vennero stipulati i Patti Lateranensi, una data di cui la rosa nel pugno vorrebbe oggi rovesciare la valenza simbolica. Proponendo al centrosinistra non un diktat, come i radicali e i socialisti tendono a sottolineare in ogni occasione, ma una proposta da inserire nell’agenda della riflessione della coalizione. L’atteggiamento della Rosa nel pugno, ha fatto scrivere ad Angelo Panebianco che l’anticlericalismo intransigente di Pannella e compagni, frutto di un eccesso di allarme per l’interventismo della gerarchia ecclesiastica, potrebbe avere come risultato l’antagonizzazione dei cattolici della coalizione e più in generale l’indebolimento dei fronti sui quali invece i radicali dovrebbero più insistere a sinistra: libertà, di mercato, garantismo, sostegno alle politiche occidentali.
Ma perché i radicali sembrano in questa fase insistere di più sui temi dei diritti civili e della laicità piuttosto che su quelli più propriamente politici e a sinistra dirimenti, come la politica estera, la riforma del mercato del lavoro, le liberalizzazioni?
Si è detto che la spiegazione potrebbe riposare sul fatto che sul piano ideologico l’anticlericalismo non crea problemi a sinistra, mentre altri temi come il liberismo e una netta posizione filoccidentale li creerebbero eccome. In realtà però nell’iniziativa radicale c’è una coerenza di fondo che non induce a pensare a un calcolo politico secondo cui a sinistra sarebbe più facile far avanzare certe idee “laiciste


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