Le critiche di Socci al Cav. spiegano bene perché il Cav. piace a noi liberali

da Il Foglio del 21 gennaio 2006 pagXII
Sostiene Socci che Berlusconi sia divenuto “il problema” per il centrodestra e che una sua sostituzione con, poniamo, Casini, risolleverebbe le sorti politico-elettorali della Casa delle libertà. Se ci fa piacere che Socci non abbandoni la Cdl, non ci convincono le sue argomentazioni anti Cavaliere.

Anzi, a ben guardare, le sue riflessioni di intelligente e puntuto polemista ci aiutano a spiegare perché noi Riformatori liberali, radicali che – a differenza di quanto ha deciso Pannella – intendono giocare la loro partita elettorale nel centrodestra, abbiamo invece scelto proprio la leadership del Cavaliere come punto di riferimento.
Nella nostra nuotata da salmoni, controcorrente, ci troveremo a incrociare Socci in una più agevole scivolata verso valle: ci saluteremo cordialmente. Partiamo da Casini, che meglio rappresenterebbe il leader cattolico e moderato gradito agli elettori. Fin qui va bene, nulla di pregiudiziale nei confronti del presidente della Camera. Ma noi sappiamo cosa ha fatto e vuole fare Berlusconisulle tasse, sul lavoro, sull’Iraq, sulla giustizia e sul ponte di Messina: in media queste cose ci piacciono e per questo gli diamo fiducia. Casini sceglie invece slogan evocativi sulla “responsabilità” e sul “centro”, ma ciò non basta a fare di lui un Aznar italiano. Socci osserva ancora che un handicap elettorale del Cavaliere sia quello di aver firmato il “contratto con gli italiani”, il cui rispetto sarà ora al vaglio impietoso degli elettori. Vero. Ma anche questo ci piace molto e siamo pure convinti che se perfino il Sole 24 Ore, giornale non tenero con Berlusconi, parla di “obiettivi centrati a metà” c’è di che vantarsi e rispondere agli strepiti dell’opposizione. O no? Socci critica alcuni atteggiamenti personali sbagliati, non difendibili. Per il modo in cui Berlusconi evoca il comunismo e i comunisti capita, diciamo così, di storcere il naso. Ma se poi leggiamo, come mi è capitato in questi giorni, che Berlinguer giudicava il governo Craxi “una minaccia per la democrazia”, esattamente come quello del Cavaliere secondo i suoi epigoni, allora ci troviamo anche noi a dire che, sotto il sole della sinistra italiana, poco è cambiato. Socci è deluso perché Berlusconi non avrebbe combattuto fino in fondo la sua battaglia culturale antisinistra, in particolare rinunciando al profilo di leader cattolico a tutto tondo? Noi riteniamo al contrario che evocare ora don
Sturzo, ora la signora Thatcher esprima la volontà di andare al fondo delle questioni (antistatalismo, sussidiarietà, regionalismo, fiducia nel mercato, ridimensionamento del ruolo dei sindacati, privatizzazioni) in un modo che può creare una dimensione politica comune tra credenti e no; tra quanti confidano nelle parole dei vescovi come in un prezioso ammaestramento e quanti invece guardano a esse come a una delle voci che arricchiscono una società libera, anche quando non le condividono. Anche per questo l’atteggiamento di Berlusconi sul referendum non ci è dispiaciuto: abbiamo voluto scorgere in questo non la codardia, ma il rispetto per una scelta che non poteva essere ridotta a materia di governo. Un governo, peraltro, che è stato in questi anni sostenuto e perfino rappresentato da molti elettori e politici contrari a una disciplina proibizionista e (per noi) controproducente. Anche dopo il referendum Berlusconi ha ribadito che, per quello che lo riguarda, i temi eticamente sensibili devono restare fuori dai vincoli di maggioranza; pure questo ci piace. Insomma, le argomentazioni di Socci non ci convincono. La Cdl potrà vincere o perdere le elezioni. Ma se le vincerà, come è possibile contro tutti i pronostici della vigilia, sarà ancora una volta grazie alla leadership di Berlusconi. Quando poi lui dovesse, presto o tardi, decidere di passare la mano, comincerà un’altra storia. Infine: nessuna critica, nessuna delusione, nessuna obiezione, nessun fastidio nei confronti di Berlusconi e della sua politica? Ovviamente sì; potremmo scrivere per pagine. Ma oggi si discuteva d’altro; forse dell’essenziale.


Autore: Benedetto Della Vedova

Nato a Sondrio nel 1962, laureato alla Bocconi, economista, è stato ricercatore presso l’Istituto per l’Economia delle fonti di energia e presso l’Istituto di ricerca della Regione Lombardia. Ha scritto per il Sole24Ore, Corriere Economia, Giornale e Foglio. Dirigente e deputato europeo radicale, è stato Presidente dei Riformatori Liberali. Presidente di Libertiamo, è stato capogruppo di Futuro e Libertà per l'Italia alla Camera dei Deputati. Attualmente, è senatore di Scelta Civica per l'Italia.

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